lunedì,Novembre 29 2021

Comune di Polia, sindaco e consiglieri si dimettono dopo l’arresto dell’assessore

L’operazione antimafia “Imponimento” ed il coinvolgimento di Giovanni Anello e di un tecnico comunale portano Domenico Amoroso a gettare la spugna a due anni dall’elezione

Comune di Polia, sindaco e consiglieri si dimettono dopo l’arresto dell’assessore
Domenico Amoroso

Ha rassegnato le dimissioni il sindaco di Polia, Domenico Amoroso, al termine del consiglio comunale convocato in via straordinaria ed urgente per la giornata odierna proprio per trattare un solo punto all’ordine del giorno: le comunicazioni del primo cittadino. Dimissioni, dunque, a seguito della recente operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata “Imponimento” che vede fra gli arrestati l’assessore ai lavori pubblici, Giovanni Anello, ritenuto uomo di fiducia del boss Rocco Anello di Filadelfia e personaggio capace di turbare le gare d’appalto. In totale a Giovanni Anello vengono contestati  12 capi d’accusa fra cui (oltre all’associazione mafiosa), anche i reati di: estorsione, intestazione fittizia di beni, falsità materiale, abuso d’ufficio, riciclaggio, rivelazione di segreti d’ufficio, corruzione, turbata libertà degli incanti. Le contestazioni sono aggravate dalle finalità mafiose.

Nel capo d’imputazione mosso a Giovanni Anello (così come anche nei confronti degli arrestati Francescantonio Tedesco e Daniele Prestanicola) pure accuse che toccano la politica vibonese ed in particolare l’accusa di aver contribuito a formare la strategia del sodalizio in ambito politico, come quando promuovevano il sostegno della cosca alle elezioni politiche nazionali del 2018 per il dott. Mangialavori Giuseppe, poi eletto al Senato della Repubblica nella lista di Forza Italia. [Continua]

Per intanto, però, sul piano politico la prima conseguenza dell’inchiesta sono le dimissioni del primo cittadino di Polia Domenico Amoroso, eletto nel giugno del 2018. Dimissioni che, in ogni caso, non fermano e non impediscono il possibile invio da parte della Prefettura di Vibo Valentia di una Commissione di accesso agli atti al Comune di Polia per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nella vita dell’ente e, quindi, commissariare il Comune con una terna prefettizia (dopo il vaglio da parte del Ministero dell’Interno e del Consiglio dei ministri).

La Prefettura di Vibo

Prefettura di Vibo Valentia che, a seguito delle ultime inchieste della Dda di Catanzaro e Torino (Rinascita, Imponimento e Carminius su tutte) e non solo, si ritrova quindi a dover decidere se inviare Commissioni di accesso agli atti in diversi Comuni: da Vibo Valentia a Zungri, passando per Filogaso, Sant’Onofrio, Mongiana, Joppolo, Tropea, Dasà, Filadelfia (per citare solo i casi emersi dalle inchieste antimafia o da altri atti, non escludendo il possibile interesse pure per altri Comuni) ed ora anche Polia.

Insieme al primo cittadino di Polia, Domenico Amoroso, hanno rassegnato le dimissioni anche il vicesindaco Caterina Feroce e tutti i consiglieri comunali sia di maggioranza (Franco Puija, Bruno Ruscio, Vito Demonte, Debora Teti) che di minoranza (Luca Alessandro, Carmelo Bova, Rossella Criniti). Da domani, quindi, il Comune di Polia verrà retto da un commissario prefettizio, in attesa che il prefetto di Vibo Valentia, Francesco Zito, decida se inviare o meno una Commissione di accesso agli atti (nel caso di scioglimento degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose, il Comune verrebbe retto da una terna commissariale).

Da ricordare che nell’inchiesta “Imponimento” è indagato anche il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Polia, Mario Galati, 61 anni. Turbata libertà degli incanti, aggravata dal metodo mafioso, in concorso con Nicola Monteleone e Raffaele Bertucci, l’accusa mossa al tecnico comunale. L’asta è quella relativa al lotto boschivo denominato Bosco “Montagna, loc. Pietra Perciata” del comune di Polia. Secondo gli inquirenti sarebbe stata favorita l’aggiudicazione all’impresa di Nicola Monteleone, ritenuta di fatto riconducibile alla cosca Anello di Filadelfia.

Un capitolo dell’inchiesta viene infine dedicato realizzazione di un albergo diffuso. In questo caso il reato di turbata libertà degli incanti – aggravato dall’agevolazione mafiosa – viene contestato a Mario Galati, Giovanni Anello (l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Polia arrestato) Mario Serratore e Pasquale Mazzotta. La ditta di Mario Serratore viene ricondotta dagli inquirenti al boss Rocco Anello di Filadelfia.

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