Emergenza Covid, Marasco nella bufera per la difesa di Giuliano

Il segretario provinciale del Pd Enzo Insardà e il primario Domenico Consoli strigliano il sindaco di Nicotera per essersi schierato a fianco del commissario dell’Asp
Il segretario provinciale del Pd Enzo Insardà e il primario Domenico Consoli strigliano il sindaco di Nicotera per essersi schierato a fianco del commissario dell’Asp
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Ha suscitato la ferma replica del Partito democratico di Vibo Valentia e dell’associazione Umanesimo sociale, l’uscita del sindaco di Nicotera Pino Marasco a difesa del management dell’Asp di Vibo Valentia, e in particolare del commissario Giuseppe Giuliano che era stato invitato alle dimissioni per la gestione dell’emergenza Covid.

A dare fuoco alle polveri è il segretario provinciale Enzo Insardà. «Il signor Marasco – afferma – parla da sindaco o da infermiere? In nessun caso ci sembra bene informato. Basta guardare i dati e i fatti: tamponi processati con colpevole ritardo, operatori sanitari spesso senza Dpi, assunzioni di personale non effettuate oltre le previste otto assunzioni di infermieri ogni 50.000 abitanti, la mancata e tempestiva individuazione dell’ospedale Covid e dell’Hotel Covid, etc. etc. Chissà di cosa si sarà occupato in questi mesi. Non comprendiamo tale strampalata presa di posizione e non ci siamo accorti di un suo interessamento atto a sollecitare la predisposizione di un Piano di potenziamento e rafforzamento della rete socio-sanitaria territoriale per come prevedeva il Decreto Rilancio».

La Calabria, aggiunge Insardà a nome del partito, «è stata dichiarata zona rossa perché la diffusione del virus è senza controllo e perché il sistema sanitario nel breve periodo potrebbe non reggere. Pertanto, piuttosto che fare una difesa d’ufficio al suo superiore sarebbe stato più utile mantenere un profilo di sobrietà istituzionale a difesa della sua e dell’intera popolazione vibonese. Ma tant’è. Il Pd è stato in campo in questi mesi con iniziative e proposte avanzate ai vari livelli di responsabilità ed è pronto, oltre alla denuncia, se non ci saranno risposte immediate, ad intraprendere necessarie iniziative di mobilitazione per difendere e favorire  l’esigibilità del diritto alla salute e per affrontare l’emergenza in atto. Tutto il resto sono davvero chiacchiere che non ci interessano».

Dello stesso tenore la controreplica del primario emerito Domenico Consoli, fondatore di Umanesimo sociale. «Finora – afferma – ho omesso di intervenire su scelte inadeguate che hanno prodotto un degrado continuo della nostra sanità. L’ho fatto ritenendo di ottemperare ad un codice etico che rinvia alla mia nomina di primario emerito dell’ente, ottenuta per incontestabili meriti scientifici, che nell’immaginario collettivo non consentirebbe una sorta di contrapposizione alle istituzioni. Ma ho maturato l’idea che una cosa è il rispetto che si deve alle istituzioni altra cosa è quella che si deve a chi mal le rappresenta e/o che assume posizioni che le penalizza».

Quindi, entrando nel cuore del problema, Consoli aggiunge: «Da miei personali calcoli, che sfido pubblicamente a contestare, nella nostra provincia vengono sottoposte a tampone almeno 150 persone al giorno in condizione normale, e ritengo circa 80 interessino il fabbisogno dei 3 presidi ospedalieri. Di fronte ad un numero elevato di pazienti contagiati dal virus (oltre 200 i tamponi pervenuti il 18 novembre 2020 , molto verosimilmente frutto dei colpevoli ritardi) è facilmente prevedibile che fra una settimana sarà necessario effettuare in almeno 2 giorni fino a 350 tamponi/die, senza aggiungere a questi numeri quelli legati all’effetto “panico” o all’effetto “consapevolezza “ derivanti da numeri alto di persone affette, con possibile effetto “domino”».

Per il primario, «rassicurare la popolazione con tono saccente da tuttologi sulla nostra capacità di autosufficienza non appartiene a criteri logico-cognitivi di persone culturalmente libere ed indipendenti e consapevoli di quanto affermato. Ulteriore gravità comportamentale è correlata al dato che l’atto deliberativo di acquisto della strumentazione capace di processare fino ad 80 tamponi al giorno sia del 5 novembre 2020 allorché sussistevano tutti gli elementi e gli indicatori per ipotizzare un acquisto più rispondente alle reali esigenze della popolazione ed una preesistente norma (decreto rilancio, euro di copertura e di garanzia. L’interesse di chi scrive –  conclude Consoli – non è remare contro qualcuno ma a favore delle istituzioni né si raccorda ad interessi altri che quelli esclusivi della tutela della salute dei cittadini. Al di là di qualsivoglia appartenenza, la mia personale competenza in ambito di organizzazione o di politica sanitaria sarà sempre spesa a favore esclusivo della collettività».