VIDEO - L’associazione Incrociamenti ha promosso un’iniziativa pubblica per riaccendere i riflettori sulla legge regionale del 2016 rimasta inapplicata in tutta la regione. Dieci anni senza risposte. Denunciato lo smantellamento dei servizi sanitari nelle aree interne
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Un lungo silenzio interrotto dalla partecipazione di una comunità che pretende risposte chiare. Nei locali della parrocchia di San Biagio, a Serra San Bruno, l'iniziativa "Emergenza oncologica nelle Serre...?" ha riacceso i riflettori dopo lungo tempo sulla mancata attuazione del Registro regionale dei tumori.
Promosso dall'associazione Incrociamenti in collaborazione con la parrocchia, il dibattito, senza cedere a facili allarmismi, ha riportato il focus su una realtà a tinte fosche segnata dall'assenza di dati certi relativi all’incidenza delle patologie tumorali e da un progressivo ma inesorabile processo di smantellamento della sanità nell'entroterra calabrese.
Domenico Dominelli, presidente di Incrociamenti, ha tracciato con nettezza il perimetro di una battaglia che l’associazione conduce da anni. «Siamo di fronte ad una crescita apparentemente esponenziale delle patologie oncologiche nell’area delle Serre, ma siamo privi di strumenti che possano aiutarci a definire in maniera certa e documentata l’ampiezza di questo fenomeno».
Dominelli, parlando dell’iniziativa alla quale hanno preso parte medici di base, oncologi e rappresentanti delle istituzioni come il sindaco Alfredo Barillari, ha evidenziato, inoltre, come la mancanza di strumenti tecnici non sia solo un deficit burocratico, ma una ferita aperta nel tessuto sociale. «È un tema che tocca direttamente le famiglie e le loro sofferenze - ha detto -, ma è un tema che soprattutto interroga la politica e le istituzioni, perché noi non possiamo più permetterci di essere senza strumenti che vorrebbero dire il presupposto base per la prevenzione nella branca oncologica».
Nonostante l’approvazione della Legge regionale n. 2 del 2016, ha denunciato, «ancora questo strumento resta inapplicato in tutta la Calabria, men che meno nelle aziende sanitarie territoriali». Dai dati disponibili, quelli che si possono estrarre dai registri anagrafici comunali, il quadro nella provincia di Vibo Valentia non è incoraggiante.
«Nel corso del quinquennio preso in esame, i tumori hanno rappresentato il 22 per cento delle cause di morte - ha spiegato Dominelli -. Un dato specifico, tuttavia, desta ulteriore allarme: il 36 per cento di chi è morto per tumore era affetto da patologie all'apparato digerente. Questo elemento che deve far riflettere un po' tutti, perché a mio avviso è molto legato alle questioni ambientali». Per Dominelli questo dato si ricollega alle storiche battaglie che hanno interessato il territorio delle Serre: dalla potabilità dell’acqua alla presenza di amianto.
L'iniziativa, come detto, non ha riguardato solo i dati oncologici, ma la più ampia crisi dei servizi sanitari nelle aree interne. «Noi parliamo di grandi questioni ma non dobbiamo dimenticare che, al contempo, siamo di fronte ad una politica sanitaria che smantella tutto. Da qualche giorno il Pronto soccorso di Serra San Bruno non è più attivo H24. Una persona che ha bisogno di cure urgenti, che si trova ad esempio a Cassari di Nardodipace, è costretta a raggiungere Vibo, sempre che ci arrivi».
Secondo Dominelli, lo spopolamento che la politica dice di voler contrastare è la diretta conseguenza di questi tagli: «Frenare lo spopolamento significa garantire i servizi, ma se i servizi vengono smantellati, come si fa a contrastarlo? È su queste questioni che noi sfidiamo la politica, sfidiamo le Istituzioni, raccogliamo tutti i cittadini. Perché non è un problema dei singoli, è un problema che riguarda l’intera collettività e la sopravvivenza stessa delle comunità dell’entroterra calabrese. E tutti dobbiamo fare fronte comune».



