mercoledì,Febbraio 21 2024

Comune di Vibo: da immobili sequestrati alla criminalità a Centri per donne vittime di violenza

L’amministrazione comunale approva il progetto esecutivo relativo agli interventi da realizzare: ecco dove sorgeranno le strutture

Comune di Vibo: da immobili sequestrati alla criminalità a Centri per donne vittime di violenza
Palazzo Luigi Razza, sede del Comune

Approvato dall’amministrazione comunale di Vibo Valentia il progetto esecutivo relativo agli “Interventi di recupero e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata nella regione Calabria. Comune di Vibo Valentia-progetto “Insieme si può”, dell’importo complessivo di 440.840 euro”. Il definitivo disco verde è arrivato con la determina licenziata nella giornata di ieri dal dirigente del settore Infrastrutture e Protezione civile del Comune capoluogo Domenico Libero Scuglia, che si è mosso su indirizzo dell’assessore ai Lavori pubblici Giovanni Russo. Due gli immobili coinvolti nel progetto redatto dall’ingegnere Pasquale Contartese: si tratta di due distinti fabbricati, uno dei quali ubicato in via Popilia, a Vibo Valentia, e l’altro nella vicina frazione di Bivona. [Continua in basso]

Ecco cosa sarà realizzato nelle due strutture

Nelle strutture che si andranno a recuperare, l’amministrazione di Palazzo Luigi Razza punta a realizzare due Centri per donne vittime di violenza, denominati appunto “Insieme si può”, così come peraltro previsto dal progetto stesso, la cui fattibilità tecnica ed economica è stata approvata dalla giunta comunale quasi quattro anni fa, e precisamente il 29 ottobre del 2018. La delibera dell’esecutivo di allora ha, infatti, stabilito – viene ricordato nella determina del dirigente – di «aderire all’iniziativa a sportello rivolto ai Comuni delle Regioni Calabria, Puglia e Sicilia, a valere sui fondi del Pon “Legalità” 2014/2020», quindi di assumere «l’impegno a sostenere l’onere derivante dalla manutenzione e la gestione della struttura per almeno i cinque anni successivi alla conclusione del progetto», nonché «di assumere l’impegno ad affidare il bene mediante procedura ad evidenza pubblica». All’epoca è stato individuato quale responsabile unico del procedimento l’architetto Giuseppe De Seta, dipendente del Comune di Vibo Valentia oggi però in pensione. Ieri, poi, come scritto prima, si è dato finalmente seguito alla futura realizzazione dei due Centri da destinare a donne vittime di violenza con l’approvazione del progetto esecutivo relativo proprio ai lavori di recupero e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità.

L’origine dell’iniziativa di Palazzo Luigi Razza

L’iniziativa dell’amministrazione comunale, che punta a mettere in atto “Interventi di recupero e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata”, trae origine grazie al decreto del 16 aprile del 2018 del Ministero dell’Interno-Dipartimento della pubblica sicurezza autorità di gestione del Pon “Legalità” 2014-2020, che ha approvato e pubblicato l’Avviso con procedura valutativa a sportello per l’individuazione di interventi di recupero e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata in Calabria, grazie al quale il 29 ottobre del 2018 è stato approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica per i Centri per donne vittime di violenza e ieri quello esecutivo.

«L’avviso pubblico – si legge ancora nella determina licenziata dal dirigente comunale – intende promuovere il riutilizzo e la fruizione sociale dei beni immobili confiscati nella regione Calabria in coerenza con gli obiettivi strategici individuati dal “Protocollo di intesa per la realizzazione di azioni nei settori della legalità e sicurezza da finanziare con le risorse attribuite alla Regione Calabria per il ciclo di programmazione 2014/2020 e le risorse del Pon “Legalità” 2014/2020”». E, dunque, «“favorire l’inclusione sociale attraverso il recupero dei patrimoni confiscati e di altri beni del patrimonio pubblico”», nonché «“l’incremento della legalità nelle aree ad alta esclusione sociale e miglioramento del tessuto urbano nelle aree a basso tasso di legalità”». Il tutto attraverso «“interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la ri-funzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie”».

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