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Il primo cittadino di Vibo Valentia si dichiara “deluso” dai cittadini non “più tanto orgogliosi di essere vibonesi”. E delle responsabilità della politica nessun cenno…

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Per nulla stanco o demotivato, ma “un po’ deluso del fatto che i cittadini non sono più tanto orgogliosi di essere vibonesi”. Parola di Elio Costa ai microfoni di LaCnews24. Chiamato a rispondere alle affermazioni dell’ex presidente della Provincia Gaetano Ottavio Bruni che l’ha definito un “passacarte” dopo la mancata riconferma in giunta dell’assessore comunale Nico Console, il primo cittadino di Vibo Valentia si è lasciato scappare un’affermazione che pur volendo dire tutto e niente, qualche riflessione necessariamente la impone se non altro per l’interlocutore dalla quale proviene. Per quanto “verba volant, scripta manent”, se le parole vengono pronunciate dinanzi ad una telecamera che ti registra, le stesse non volano più e rimangono ferme al pari degli scritti. Il sindaco, dunque, a ben interpretare il suo pensiero è deluso. E su questo non ci piove perché è lo stesso primo cittadino ad affermarlo. Ma deluso da cosa? “Dal fatto che i cittadini non sono più tanto orgogliosi di essere vibonesi”.

Non sappiamo in verità in base a quali parametri valutativi o “sensitivi” il sindaco affermi ciò, né cosa lo stesso primo cittadino si aspettasse dai vibonesi. Di certo è vero che i cittadini non sono più tanto orgogliosi della classe politica vibonese che dovrebbe rappresentarli e che hanno contribuito ad eleggere. Inutile infatti girarci intorno: dopo due anni di amministrazione Costa i risultati non si vedono (“libero nelle idee e forte nei fatti” diceva il sindaco in campagna elettorale) e la città vive una fase di abbandono e degrado in perfetta linea di continuità con la precedente amministrazione, guidata da Nicola D’Agostino, dalla quale – a parole – nel 2015 Elio Costa ha cercato di prendere le distanze salvo imbarcare nella propria coalizione gli stessi consiglieri comunali che hanno sostenuto sino alla fine l’ex sindaco.

“Essere vibonesi e sentirsi orgogliosi, dunque”. Questo il tema sollevato involontariamente dal sindaco ed al quale le risposte sono già arrivate da tempo senza neanche che il primo cittadino si scomodasse per andare a chiederlo ai cittadini. Perché si tratta degli stessi cittadini che orgogliosamente continuano a seguire ovunque le proprie squadre sportive – di calcio o pallavolo poco importa – a prescindere dalle dirigenze, e perché si tratta dei medesimi cittadini che, fra utopie e testardaggine, continuano per esempio a portare orgogliosamente avanti il progetto (più realisticamente sarebbe corretto definirlo “il sogno”) di Vibo capitale della Cultura 2020. E perché, continuando, si tratta degli stessi vibonesi che continuano ad affermarsi a livello nazionale nel campo imprenditoriale e delle professioni, dall’avvocatura alla medicina, senza mai dimenticare di essere “orgogliosamente vibonesi”.

Ciò di cui i vibonesi non vanno tanto orgogliosi è invece la classe politica che li rappresenta o dovrebbe rappresentarli. Inconcludente, alla continua ricerca di “poltrone” e senza alcun peso fuori non solo dai confini provinciali, ma addirittura fuori dagli stretti confini cittadini. Un’amara verità della quale era ben consapevole Elio Costa quando nel 2015 è andato a chiedere il voto ai cittadini -- per divenire sindaco per la seconda volta – sbandierando un finto civismo in contrapposizione alle pratiche più deleterie dei partiti politici. Gli stessi partiti politici travestiti da liste civiche di cui Elio Costa non ha però potuto e voluto fare a meno, ma che in campagna elettorale si è ben guardato a chiamarli con il proprio nome e cognome.

E via dunque al continuo “balletto” di rimpasti in giunta, alla “caccia” della tanto ricercata “poltrona” da assessore con la quale aggredire più incisivamente (a parole) i problemi della città, salvo poi non vedere risultati da tante argute “manovre” politiche e magari restare “delusi” dal “mancato orgoglio vibonese”. Perché forse, dopo due anni di amministrazione, bisognerebbe anche essere orgogliosi (si fa per dire) di aver visto trasformare la piazza principale della città (piazza Municipio) in un enorme parcheggio (unica piazza di un capoluogo di provincia utilizzata in tale modo) o aver continuato a mantenere quali indecenti parcheggi piazza Diaz ed il largo dinanzi alla chiesa di San Giuseppe. Tralasciando i rifiuti, il servizio bus che funziona male, i cimiteri sporchi, le erbacce in ogni angolo (ingresso della galleria e parcheggio del nuovo Tribunale i casi più eclatanti), le strade rattoppate alla meno peggio e con transenne in bella (anzi, brutta) vista, anche laddove non si può accampare la mancanza di fondi a causa del dissesto finanziario si registrano scelte fallimentari. Decidere infatti di non restituire piazza Diaz ai pedoni ed ai cittadini destinandola invece ad un indecoroso parcheggio su corso Umberto, ed a due passi da una chiesa, è una scelta politica per la quale non si può di certo prendersela con la mancanza di fondi. Per non parlare dello stato di abbandono delle frazioni: da Portosalvo a Bivona sino a Vibo Marina. Un sindaco “deluso”, quindi, “dai cittadini che non sono più tanto orgogliosi di essere vibonesi”.

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Evidentemente il sindaco Elio Costa ritiene di non avere alcuna responsabilità su quella che lo stesso definisce come perdita di orgoglio da parte dei cittadini vibonesi. Come per il passato, la “colpa” è solo dei cittadini. E ciò con cui il primo cittadino – dopo due anni di amministrazione – ritiene di dover fare i conti, nel caso di specie è solamente la delusione per il paventato "mancato orgoglio dei vibonesi". Amen.

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