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Le grandi manovre in atto in vista delle elezioni di primavera. Il civismo che maschera la politica da cantina, l’influenza delle lobby e dei capitani di ventura. Tutto ciò nell’era del web e di Gratteri (e dei pentiti Mantella e Moscato)

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Si apre la partita più delicata per la storia della città di Vibo Valentia. Stavolta o le si assicura un governo serio, vero, o la città muore. Le forze politiche locali verranno contaminate dall’influenza delle lobby e dalla spregiudicatezza dei soliti capitani di ventura: non è una evenienza, è una certezza. Così come è una certezza, e non una evenienza, il fatto che le sconcezze di certa politica da cantina torneranno a mascherarsi dietro le insegne del civismo, che proverà a celare malamente peccati originali, trasformismi, depravazioni e patti inconfessabili. Stavolta, però, o si fa Vibo o si muore. Muore la città ma è destinato a morire (politicamente) chi dovesse compiere passi falsi. Perché la storia presto o tardi consegna il conto. Bisogna scegliere adesso che alternative dare alla cittadinanza: un rimpasto pasticciato di facce vecchie e nuove (col nuovo ad immagine e somiglianza del vecchio, e talvolta pure peggio) tenuto insieme con la saliva, che nel nome delle ambizioni personali, proprie, degli amici, e degli amici degli amici, se ne fotte ormai se i vibonesi si vergognano della loro città, insomma un rimpasto pasticciato che le macerie le polverizzerà; oppure un progetto nuovo, fatto di gente che abbia metodi e idee nuove, pronta a rimboccarsi le maniche, a spalare le macerie e a ricostruire

Servono, insieme, oggi, intelligenza e coraggio. La partita delle Amministrative si lega indissolubilmente a quella delle Europee e, poi, soprattutto, delle Regionali. Le truppe mercenarie si sposteranno da un fronte all’altro secondo i piani dei propri capitani di ventura. Bisogna avere il coraggio di dire no, perché non si deve vincere costi quel che costi. E poi, dire no non significa per forza rassegnarsi ad una sconfitta. Vibo Valentia è in condizioni desolanti: lordume, strade, disservizi, economia… Stavolta, lo ripetiamo all’infinito, o le si offre un’alternativa seria o si muore davvero. Servono idee e le idee, si sa, camminano sulle gambe degli uomini. Servono persone serie. È stato ammirevole, ad esempio, il contegno di Michele Comito. La collega Cristina Iannuzzi lo incalza a sangue freddo, perché la verità, la spontaneità di una persona noi sappiamo di coglierla quando non le dai il tempo di rimuginare troppo sulla risposta. “Dottore, sarà lei il nuovo sindaco di Vibo Valentia?”. “No, non posso, devo dedicarmi al mio reparto in ospedale a tempo pieno”. Non una risposta “per il momento”, ma “una risposta definitiva”, anche se “dopo questa tornata, in futuro chissà…”. E poi parole d’amore, vere e senza la solita retorica da politico rampante, per la città. Non sappiamo se Michele Comito sarebbe davvero un buon sindaco, ma è certamente con un contegno come il suo che ci si deve misurare: il contegno di chi non aspira al pennacchio, perché non ne ha bisogno o semplicemente non gliene frega di avercelo, il contegno di chi aspira solo al bene comune. [Continua dopo la pubblicità]

Speriamo non si debba sempre cercare tra figure che debbano scegliere tra il salvare la città o il salvare vite umane, come nel caso del primario cardiologo; speriamo di scelga, invece, tra coloro che non hanno bisogno dell’indennità, della prebenda o del gettone di presenza per tirare a campare anziché cercarsi un lavoro. Si mettano al bando gli appetiti famelici di chi vive secondo la filosofia per cui “comandare è meglio che fottere”. Già, stavolta o si dà a Vibo un governo fatto di gente seria e capace o Vibo muore. E nel terzo millennio, nell’era di internet e dei social, dell’informazione che corre sul web ad una velocità incredibile, nell’era di Gratteri (e dei pentiti Mantella e Moscato che potrebbero ben rivelare come e per chi raccattavano voti alle varie elezioni, tenetela bene in conto questa evenienza…) basta poco affinché il conto arrivi. E allora, dal centrodestra al centrosinistra, dai cinquestelle ai movimenti civici, alle associazioni, ai capitani di ventura, alle truppe cammellate, parlamentari, consiglieri regionali, assessori e consiglieri uscenti o aspiranti, gente di buona e cattiva reputazione, ormai abbiamo toccato il fondo. D’ora in avanti non esiste perdono, se sbagliate stavolta non esiste futuro per la città e il vostro nome resterà scolpito nella storia di questa città come coloro che l’hanno tradita e spenta per sempre.

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