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Dopo i fatti di Bivona c’è una motivazione in più per costruire una reazione politica e istituzionale al fenomeno migratorio: se prima a prevalere nei ragionamenti erano le analisi geopolitiche e gli equilibri economici globali, ora la posta in gioco è molto più alta…

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Non ci sono più aggettivi sufficienti per descrivere l’emergenza migranti. Ogni iperbole dialettica è stata scalata, ogni avvitamento retorico è stato percorso, come una scala a chiocciola fatta di parole che ci porta sempre più in basso, dove è buio davvero.

Gli ultimi gradini di questa discesa agli inferi li stiamo percorrendo in queste ore, dopo che lo scoop del Tg di LaC News24 ha spinto la magistratura vibonese ad aprire un’inchiesta sulle strane sepolture avvenute nel cimitero di Bivona, dove i corpi di alcuni migranti sbarcati già cadaveri sarebbero stati tumulati senza bara. I motivi non sono ancora chiari, ma l’ipotesi che ci siano stati fini speculativi da parte di chi quelle bare le avrebbe dovute fornire è ovviamente la congettura più spaventosa.

Fatti in fase di accertamento, quindi, che però già si portano appresso un fardello enorme di miseria umana. Perché sebbene la verità giudiziaria sia ancora lontana, questa vicenda ha spinto la nostra coscienza ancora più in basso, lungo quella scala a chiocciola che conduce nell’abisso.

«Anche le bare gli dobbiamo comprare. Vergogna, pensate prima agli italiani!». Anche questo si legge tra le reazioni alla notizia. Ma siamo talmente incazzati e spaventati, che commenti di questo tenore iniziano a non apparirci più censurabili tout court, ma addirittura plausibili, legittimati dalla pressione inarrestabile dei flussi migratori, di fronte ai quali lo Stato italiano e l’Europa appaiono come totalmente incapaci.

Eppure, mai come adesso c’è stata una motivazione così forte per costruire una reazione politica e istituzionale al fenomeno. Perché se prima a prevalere nei ragionamenti più elevati erano le analisi geopolitiche e gli equilibri economici globali, oggi la posta in gioco è molto più alta: la nostra umanità. La mancanza di soluzioni efficaci ai barconi con la prua diretta verso le nostre coste sta pericolosamente pregiudicando la nostra tenuta morale, spingendoci a vergognarci di noi stessi. Perché se arriviamo addirittura a ritenere ammissibile criticare l’esborso di risorse pubbliche per assicurare una degna sepoltura a chiunque muoia in Italia, il prossimo passo sarà quello di prendere in considerazione le fosse comuni o le cataste di corpi bruciati direttamente sulle spiagge. Dovrebbe essere questa mostruosa deriva a scuotere i governanti italiani e europei, a convincerli che forse è davvero arrivato il momento di adottare misure eccezionali per moderare i flussi.

Al contrario, lasciare che tutto continui come ora, con proporzioni da esodo biblico, significa costringerci a scendere nuovi gradini, con la luce alle nostre spalle che diventa sempre più flebile e tremolante.

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