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Operazione di Polizia nelle Preserre vibonesi nei confronti dei presunti responsabili del fallito agguato contro un 28enne del luogo e il fratello 12enne, affetto da sindrome di Down, avvenuto il 28 luglio 2017

Cronaca

La polizia di Stato, in particolare gli uomini della Squadra mobile di Vibo Valentia e del Commissariato di Serra San Bruno, con il supporto del Servizio centrale operativo di Roma e del Reparto prevenzione crimine di Vibo Valentia, nella nottata, hanno eseguito un decreto di fermo, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di sette indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi - provento di furto o comunque alterate per aumentarne la potenzialità offensiva - oltre che di ricettazione: reati tutti aggravati dal metodo mafioso. L'operazione è stata denominata "Black Widows".

Le indagini, dirette dai sostituti procuratori della Dda Annamaria Frustaci, e della Procura di Vibo, Filomena Aliberti coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal procuratore capo Nicola Gratteri, sono scaturite dal tentato omicidio dei fratelli Giovanni Alessandro (in foto) e Manuel Nesci - quest'ultimo minore affetto da sindrome di Down -, ed hanno fatto luce su uno spaccato della attuali dinamiche criminali dell'entroterra vibonese, piagato oramai da decenni dalla contrapposizione (nota alla cronaca come "Faida delle Preserre e già costata diverse decine di morti) che vede impegnate nella contesa per il controllo del territorio le famiglie Loielo di Ariola di Gerocarne ed Emanuele-Maiolo di Sorianello ed Acquaro. Questi i nomi dei fermati: Vincenzo Cocciolo, 30 anni di Gerocarne; Domenico Inzillo, 63 anni, nativo di Sorianello, residente a Francica; Michele Nardo, 47 anni, di Sorianello; Antonio Farina, 43 anni, di Soriano Calabro; Giuseppe Muller, 19 anni, di Soriano; Viola Inzillo (in foto in basso), 52 anni, nativa di Sorianello, residente a Gerocarne; Rosa Inzillo, 50 anni, di Sorianello. 

viola inzillo

Le indagini hanno rivelato i complessi equilibri che portarono alla consumazione dell'agguato mafioso nel quale rimasero gravemente feriti - il 28 luglio 2017 - i due fratelli Nesci, dipingendo un quadro a tinte fosche fatto di trame ordite - senza soluzione di continuità - dagli Inzillo, contigui agli Emanuele, per addivenire all'eliminazione della controparte, espressione invece della famiglia Loielo. Sullo sfondo del progetto criminale, che ha accomunato i propositi degli indagati, ha trovato poi sfogo l'operato delle "donne" della famiglia Inzillo: operato che si è contraddistinto per l'inusitata violenza delle affermazioni, per la determinazione evidenziata nei propositi omicidiari, per il costante incentivo all'azione assicurato in favore dei "maschi buoni" della famiglia (ossia gli uomini capaci di commettere le azioni delittuose) nonché per l'apporto che in prima persona le stesse hanno garantito nella custodia delle armi, non esitando a coinvolgere anche l'anziana madre (indotta dalle figlie ad occultare una pistola nella propria biancheria intima, al fine di fugare eventuali controlli ad opera delle forze dell'ordine). Maggiori dettagli verranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 11 in Questura a Vibo Valentia alla presenza del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri. 

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In foto dall'alto in basso: Giovanni Nesci, Viola Inzillo, Domenico Inzillo e Gaetano Muller

 

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