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Rinascita Scott, Andrea Mantella e gli imprenditori nelle mani dei clan

Il collaboratore si è soffermato sugli imputati Mario Artusa e Vittorio Tedeschi, oltre che sull’avvocato Vincenzo Renda che ha scelto l’abbreviato. Le assunzioni al supermercato e l’intenzione di uccidere Pantaleone Mancuso per i lavori del Palazzetto dello Sport e le opere di urbanizzazione a Ionadi

Rinascita Scott, Andrea Mantella e gli imprenditori nelle mani dei clan
Vincenzo Renda

Mario Artusa, Vittorio Tedeschi e Vincenzo Renda. Si è soffermato anche sulle loro posizioni, Andrea Mantella, nel corso dell’esame condotto dal pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo, nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, il collaboratore ha infatti affrontato la vicenda del supermercato Eurospin e della sua apertura a Vibo Valentia. Per la vicenda Eurospin – ha dichiarato Mantella – sono stato contattato da Gianfranco Ferrante poiché l’avvocato Renda doveva aprire questa attività e in precedenza alla ditta della mamma, Carmela Genco, era stata messa una botiglia incendiaria. Ferrante mi consigliò di tenerci buono l’avvocato Renda perché lui aveva un parente in Cassazione e poteva quindi tornarci utile. All’Eurospin nel 2009 ho così imposto – ha ricordato Mantella – l’impresa di pulizie di un parente di Francesco Fortuna di San’Onofrio, mentre Salvatore Morelli ha curato l’aspetto delle assunzioni portando a Ferrante un elenco di persone da assumere all’Eurospin”. Fra queste, il collaboratore ha dichiarato che è stata assunta la fidanzata del suo braccio-destro Salvatore Morelli, un figlio di Leonardo Manco, e Damiano Pardea, quest’ultimo imputato nel maxiprocesso. Ricordo che anche Gregorio Giofrè di San Gregorio d’Ippona, detto Nasone, è riuscito a far assumere una donna all’Eurospin, mentre Salvatore Morelli ha piazzato pure alcuni Lo Bianco nel reparto salumeria, di cui uno nipote di Filippo Catania. Damiano Pardea, pure lui assunto nel supermercato, faceva usura con Salvatore Morelli ed era cugino di Antonio Pardea del mio gruppo. Approfittai del legame con Renda – ha riferito Mantella – poiché avevo un ricorso in Cassazione della Procura dopo la mia scarcerazione dalla clinica Villa Verde di Donnici. Ho ottenuto solo un rinvio dell’udienza, una cosa che comunque non si poteva fare”. Da ricordare che l’imprenditore ed avvocato Vincenzo Renda è imputato nel processo Rinascita Scott nel troncone dell’abbreviato e la Dda di Catanzaro ha già chiesto per lui la condanna a 10 anni e 10 mesi di reclusione. [Continua in basso]

Mario Artusa

Sull’imprenditore nel settore dell’abbigliamento Mario Artusa, con negozi a Vibo Valentia e Lamezia Terme, Andrea Mantella ha invece riferito che era “legatissimo a Michele Mancuso e si è sempre rapportato con lui. Il genero di Cosmo Michele Mancuso, ovvero Giuseppe Raguseo, unitamente a Giovanni Rizzo si recavano nel negozio di Artusa a Vibo – ha raccontato ancora il collaboratore – e Mario Artusamandava i vestiti a Luigi Mancuso quando era carcerato. Mario Artusa è anche legato a Gianfranco Ferrante ed al boss Saverio Razionale”. Infine, Andrea Mantella ha svelato che la bomba piazzata contro il negozio degli Artusa nel 2004 a Vibo “è stata tutta opera dei Piscopisani che ad Artusa hanno pure sparato l’auto”. I fratelli Mario e Maurizio Artusa sono imputati nel maxiprocesso Rinascita Scott.

Sul gioielliere di Vibo Vittorio Tedeschi, altro imputato del maxiprocesso, Andrea Mantella ha invece riferito che era “legatissimo a Luigi Mancuso ed era un grossista di gioielli”. Anche il titolare di un autosalone a Vibo Valentia avrebbe informato Mantella in ordine al fatto che “Vittorio Tedeschi era legato ai Mancuso”, tanto che il collaboratore ha definito in udienza il gioielliere come “parte integrante del sistema economico dei Mancuso”.

Passando ad altri argomenti, Andrea Mantella ha spiegato che negli anni ’80 pure per avere un posto al mercato settimanale di Vibo Valentia, gli ambulanti dovevano pagare la mazzetta al clan Lo Bianco. Una situazione di illegalità tollerata e di cui, ad avviso del collaboratore, sarebbe stato a conoscenza pure l’ex comandante dei vigili urbani di Vibo Domenico Corigliano (non indagato). [Continua in basso]

Francesco Giampà

In relazione invece ad una sparatoria avvenuta a Vibo ai danni del negozio Bertucci,Andrea Mantella ha spiegato – rispondendo ad una domande del pm – che l’avvocato Gambardella si è rivolto a Vincenzo Bonaddio, cognato di Francesco Giampà di Lamezia Terme, detto Il Professore. Bonaddio e Giampà mi riferiscono quindi che l’avvocato aveva chiesto la cortesia a me se si poteva lasciare in pace Bertucci ed io – ha dichiarato Mantella – dissi ai miei ragazzi di non toccare più il negozio Bertucci che a Vibo era a due passi da dove è stato ucciso Filippo Piccione”. Da sottolineare che l’avvocato citato da Mantella nel corso della sua deposizione per la vicenda del negozio Bertucci non risulta indagato.

Pantaleone Mancuso (Scarpuni)

Infine, l’accenno ad una vicenda riguardante i lavori pubblici a Vibo e Ionadi con lo scontro fra lo stesso Mantella e Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni, nonostante parte dei proventi di Mancuso venivano portati all’epoca a Mantella da Michele Palumbo, l’assicuratore poi ucciso a Longobardi l’11 marzo 2010. C’erano da fare dei lavori di urbanizzazione nella zona di Vena di Ionadi e dei lavori al Palazzetto dello Sport di Vibo – ha ricordato il collaboratore – e pure in questi lavori si è intromesso Pantaleone Mancuso, Scarpuni, tanto che proprio per questo avevo maturato l’intenzione di uccidere Scarpuni”.

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