giovedì,Giugno 17 2021

Rinascita Scott, Mantella fra affiliazioni e “talpe” nelle forze dell’ordine

Le attività di Antonio Pardea, Domenico Tomaino e dei Pugliese. Le “soffiate” ricevute dai clan sulle attività investigative e le retate scattate nel Vibonese

Rinascita Scott, Mantella fra affiliazioni e “talpe” nelle forze dell’ordine
Francesco Antonio Pardea

La ‘ndrangheta a Vibo Valentia fra danneggiamenti, usura, affiliazioni e “talpe” nelle forze dell’ordine. L’esame di Andrea Mantella è proseguito stamane con le domande del pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo. La prima figura sulla quale è tornato il collaboratore è stata quella di Francesco Antonio Pardea, figlio di Raffaele Pardea.
Sono stato io all’interno della clinica Villa Verde, quando mi trovavo ai domiciliari, a rivedere la copiata mafiosa di Francesco Antonio Pardea poiché aveva ricevuto una dote in carcere da un certo Pisano di Rosarno ma senza il nulla-osta dei Lo Bianco-Barba e anche di Domenico Camillò. Antonio Pardea è stato affiliato nel 2005 nel clan Lo Bianco ed io lo utilizzavo per fare attentati e danneggiamenti, faceva parte del mio gruppo e prima ancora lo volevo punire ma in suo favore per non toccarlo sono intervenuti i Lo Bianco-Barba e Camillò. A me – ha spiegato Mantella – si è legato attraverso Salvatore Morelli. Il padre di Antonio Pardea si chiama Raffaele Pardea ed è uno ‘ndranghetista vecchio stampo, ho sempre saputo della sua affiliazione. Raffaele Pardea aveva propositi omicidiari nei confronti di Domenico Piromalli di Vibo e dei Pugliese detti Cassarola. I Pugliese erano infatti ritenuti dai Pardea gli autori dell’eliminazione di Antonio Pardea, detto Furia”.

Domenico Tomaino

Se Domenico Macrì, detto Mommo, non sarebbe mai stato “rimpiazzato” da Andrea Mantella nella ‘ndrangheta in quanto ritenuto “dal grilletto facile”, intraneo al clan Lo Bianco il collaboratore ha indicato la persona di “Domenico Tomaino, cognato a Nazzareno Mantella”. Secondo il collaboratore, Tomaino veniva “mandato a prendere i soldi delle estorsioni dal supermercato Sisa e da Vitale Sud insieme a Francesco Antonio Pardea. Domenico Tomaino era inoltre legato a Salvatore Morelli e vendeva droga”.
All’usura si sarebbe invece dedicata l’intera famiglia Pugliese, detti Cassarola, che Mantella ha indicato come guidata da Rosario Pugliese il quale è legato a Salvatore Tulosai, ad Orazio Lo Bianco, a Enzo Barba, a Paolo Lo Bianco, tutti di Vibo, ed ai Bonavota di Sant’Onofrio. Dediti all’usura – ha continuato Mantella – erano anche Domenico Moscato, Enzo Barba, Salvatore Furlano e il consigliere comunale Antonio Curello”.

Le talpe dei clan vibonesi

Andrea Mantella è quindi passato ad indicare le “talpe” di cui si servivano i clan per avere notizie in anteprima e sfuggire così alle indagini. Avevo come riferimento – ha svelato il collaboratore – un carabiniere, Antonio Altamura o Ventura, non ricordo come si chiama, che lavorava al Nucleo Investigativo di Vibo. Questo carabiniere è poi diventato l’autista dell’allora sindaco Elio Costa. Sapeva di indagini nei miei confronti e anche nei confronti dei Bonavota e mi informava in anteprima come nel caso delle operazioni Odissea e Nuova Alba. Ho conosciuto Ventura – ha ricordato ancora Mantella – perché lui è venuto a presentarsi nella mia azienda agricola insieme ad un contadino di Stefanaconi chiedendomi il favore di non far sconfinare i miei animali in terreni altrui. Io lo accontentati e lui stesso venne a dirmi che gli avevo fatto fare bella figura con il contadino, ma al tempo stesso dovevo stare attento poiché ero attenzionato dalle forze dell’ordine e mi avevano messo delle microspie che infatti ho poi trovato. Anche Francesco Scrugli si frequentava con il carabiniere Ventura che si era messo a disposizione pure dei Piscopisani ed era conosciuto pure dai Bonavota. Era infine amico di tanti criminali – ha dichiarato Mantella – come Paolo Lo Bianco e Diego Bulzomì”, quest’ultimo non indagato.

Secondo l’accusa, Antonio Ventura nel 2010 avrebbe rivelato notizie coperte da segreto investigativo ad Andrea Mantella svelando che lo stesso era oggetto di attenzione investigativa da parte della polizia della Questura di Vibo, informando inoltre lo stesso Mantella di ulteriori indagini in corso nei confronti di componenti della consorteria mafiosa capeggiata dai Bonavota di Sant’Onofrio. Attività investigative effettivamente compiute dalla Squadra Mobile di Vibo nel caso di Mantella e dalla Compagnia dei carabinieri di Vibo nel caso del clan Bonavota.

Antonio Ventura, 50 anni, nativo di Altamura (Ba), ma residente a Vibo Valentia, appuntato scelto, all’epoca dei fatti in servizio al Reparto Operativo Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Vibo. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di tre ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio. “Altre entrature nelle forze dell’ordine – ha concluso Mantella – le aveva poi Mario Lo Riggio che mi ha informato dell’intenzione della Procura di sequestrarmi anche la ditta delle carni ed una sala giochi. Altra fonte di notizie era il procuratore Laudonio – ha affermato Mantella – che era in stretto contatto con Pantaleone Mancuso detto Vetrinetta, e altra fonte ancora era il dottore e medico legale Luciano”. Da sottolineare che l’ex procuratore Laudonio e il dottore Luciano non figurano fra gli indagati.

LEGGI ANCHE: Rinascita Scott, Mantella ed i politici sostenuti dal clan a Vibo

Rinascita Scott, Mantella e la ‘ndrina dei Pardea, dall’ascesa al declino

Rinascita Scott, Mantella fra bombe, sparatorie e pizzette

Rinascita Scott, Mantella svela l’autore di un omicidio commesso a Vibo e rimasto impunito

Articoli correlati

top