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L’arresto di Antonio Mazzitelli a Senago, la sua parentela con i Iamundo ed i legami con Mimmo Taccone e Antonio Loiacono

Cronaca

“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…” avrebbe cantato Gino Paoli. Non sappiamo in verità se l’intento di “un’amicizia pura” - come l’hanno definita gli stessi protagonisti di questa storia - sia stata anche quella di cambiare le sorti del mondo. Di certo, per almeno due di loro, l’intento di provare a cambiare le sorti del proprio paese si è concretizzato: dal giugno del 2016 sono infatti consiglieri di maggioranza al Comune di Joppolo. Parte da Caroniti la nostra storia e porta dritti in Lombardia per ritornare in Calabria e fermarsi a Joppolo sotto la cui “giurisdizione comunale” ricade la frazione di Caroniti. E’ la storia di quattro amici e di “un’amicizia pura” che rischia però di travolgere un Comune la cui immagine già da tempo è apparsa “appannata” per altre vicende: da ultimo l’arresto il 26 settembre scorso, per la detenzione illegale di una pistola camuffata da portachiavi, dell’imprenditore di Comerconi di Nicotera, Danilo Mancuso, cognato di un consigliere comunale di maggioranza di Joppolo. Per la nostra storia, mai come in questo caso sono importanti le date, le immagini ed i fatti. Proviamo a raccontarla. E’ il 13 settembre 2018 quando il Corriere della Sera, a firma del cronista Federico Berni, dà notizia dell’arresto in Lombardia di un calabrese, Antonio Mazzitelli, 33 anni, titolare di una tabaccheria a Senago, in provincia di Milano. Nella sua villa-bunker - informa il Corsera - la polizia trova 160mila euro in contanti, una pistola calibro 9 rubata nel Monferrato e quattro orologi Rolex, con Antonio Mazzitelli che sarebbe stato capace “di muovere ad ogni affare dai tre ai cinque chili di cocaina purissima. Uno - rimarca il Corriere - con un nascondiglio segreto ricavato all’interno di una stufa a pellet. E con i Rolex (sui quali sono in corso accertamenti), la Bmw, uno scooter T-Max e l’arredamento di lusso in casa, anche se in giro non cercava di ostentare più di tanto le sue disponibilità finanziarie, per non attirare l’attenzione. E con una villa di dimensioni non eccessive, ma sorvegliata da un sofisticato impianto di videocamere installate lungo tutto il perimetro esterno della proprietà”. Antonio Mazzitelli, stando a quanto ricostruito, “non era certo il tipo che teneva in casa la «roba». Altri - continua il giornalista del Corsera - lo facevano per lui. Come il suicida Vito Caruso, per esempio, trovato con la droga in un garage di Seregno dai detective della Squadra Mobile. O come un altro calabrese di Senago (arrestato nel 2016 dagli agenti del commissariato Garibaldi Venezia con un chilo di coca e altri due di hashish) che si è addossato interamente la responsabilità della partita di droga che custodiva per conto di Antonio Mazzitelli”. L’ ottimo Federico Berni del Corriere della Sera spiega poi che Vito Caruso, arrestato due anni fa per il possesso di un chilo e mezzo di cocaina, si è impiccato in cella con le lenzuola annodate al collo. “Un suicidio, secondo la polizia, causato dalle pressioni dell’ambiente malavitoso che gestiva lo spaccio sopra di lui, che era un pesce piccolo. Un giro che inondava i Comuni della Brianza nord, le cui fila erano rette da Antonio Mazzitelli, 33 anni, origini calabresi”. Sin qui il Corriere della Sera.                                     Andando però noi a scavare sul personaggio arrestato, scopriamo tante altri particolari che rischiano di mettere in serio imbarazzo anche due consiglieri comunali di Joppolo, Antonio Loiacono e Mimmo Taccone e, di conseguenza, l’intero Consiglio del piccolo centro del Vibonese. Innanzitutto, il calabrese Antonio Mazzitelli è di Caroniti, frazione del Comune di Joppolo ed il suo profilo facebook si rivela ricco di “sorprese”. Il tabaccaio calabrese “fra cocaina e caffè” - come l’ha definito il Corsera - avrebbe infatti usato quale proprio nome sul noto social network quello di “Anto Sofmat Ma” dove probabilmente “Anto” sta per Antonio e “Ma” per Mazzitelli. Su tale profilo, oltre alle foto del matrimonio, si trovano anche quelle che lo ritraggono in piscina il 5 settembre 2016 - quindi tre mesi dopo il rinnovo degli organi elettivi del Comune di Joppolo (5 giugno 2016) - in compagnia dei consiglieri comunali Antonio Loiacono e Mimmo Taccone.  “Amicizia pura” si legge sopra la foto in questione postata su facebook (vedi foto a sinistra) sulla quale non abbiamo ragione di dubitare, atteso che i tre sono tutti originari del piccolo paese di Caroniti, alle pendici del Poro e, probabilmente, si conoscono sin da ragazzi. Altre foto che ritraggono i tre insieme si trovano pure sul profilo Facebook del consigliere Antonio Loiacono, mentre su quello di Mimmo Taccone non mancano quelle in compagnia dello stesso Antonio Mazzitelli, ancora con Antonio Loiacono ed anche con Francesco Taccone (in foto a destra con Mimmo Taccone), un nome quest’ultimo da tenere bene a mente per quel che si dirà in seguito.                       Facciamo ora un passo indietro ed andiamo al 9 luglio 2015. Scatta ad opera della Dda di Catanzaro un’operazione contro il narcotraffico internazionale di cocaina fra le più importanti di sempre, quella denominata “Overing”, condotta sul campo dai carabinieri del Ros. Fra i 62 indagati ci sono anche i fratelli di Coccorino di Joppolo, Domenico Iamundo e Giacomo Iamundo, di 41 anni e 56 anni, zii materni di Antonio Mazzitelli, entrambi residenti nel Milanese. Gli stessi Iamundo che – come ricorda Il Corriere della Sera del 18 aprile 2007 – sono rimasti coinvolti anche nell’operazione “Sunrise” della Procura di Monza che ha portato all’epoca all’arresto di 34 persone ed a 60 perquisizioni colpendo (usura, armi e droga) anche il clan guidato a Giussano da Salvatore Mancuso, il figlio del padrino dell’omonimo clan di Limbadi Ciccio Mancuso (deceduto nel 1997). Secondo l’indagine “Sunrise”, Salvatore Mancuso avrebbe controllato il territorio di Giussano, i fratelli Iamundo la zona di Cesano Maderno.             E veniamo ora al 19 dicembre dello scorso anno (2017) quando Il Vibonese.it solleva il caso del consigliere comunale di Joppolo, Mimmo Taccone, che sul proprio profilo Facebook chiede “Un minuto di silenzio per lo zio Totò”, ovvero il capo di Cosa Nostra Totò Riina. Grande lo sconcerto e l’imbarazzo in tutta la provincia, con la vicenda che assume ben presto rilievo nazionale e con la politica locale che chiede l’espulsione di Mimmo Taccone dal gruppo consiliare di maggioranza. A prendere le difese di Mimmo Taccone nella pagina Facebook de Il Vibonese.it, dove era stata postata la notizia, un profilo che all’epoca diceva ben poco, ovvero “Anto Sofmat Ma” il quale, in un italiano sgrammaticato, prendeva con un commento le difese del suo amico Mimmo Taccone, ne rivendicava la conoscenza diretta e ne lodava le doti di amministratore. Oggi sappiamo che quel commentatore sconosciuto altri non era che Antonio Mazzitelli, arrestato nel settembre scorso in Lombardia, cioè la stessa persona in foto (settembre 2016) in piscina insieme ai consiglieri comunali Mimmo Taccone e Antonio Loiacono. Sotto lo stesso post, a prendere su Facebook le difese di Mimmo Taccone era intervenuto poi anche Emanuele Mancuso, il rampollo dell’omonimo clan di Limbadi e Nicotera (figlio del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”, allo stato irreperibile) che dal giugno scorso ha iniziato a collaborare con la giustizia. Emanuele Mancuso, dopo aver definito Il Vibonese.it “un bel giornale d’inchiesta”, rimproverava però (bontà sua) di compiere noi giornalisti dello stesso Vibonese.it “attività delinquenziale” per poi cimentarsi in argomentazioni senza né capo, né coda. Di certo non è un mistero che Emanuele Mancuso nel giugno 2016 sia stato visto da molti aggirarsi fra i seggi elettorali per seguire lo spoglio delle comunali di Joppolo ed ora che è passato fra le fila dei collaboratori di giustizia molto potrebbe spiegare agli inquirenti riguardo tale interessamento.                                                                                                     E’ invece il 9 febbraio scorso quando Il Vibonese.it solleva il caso del consigliere comunale di maggioranza di Joppolo, Antonio Loiacono, che sul proprio profilo Facebook non trova di meglio che condividere il video di una canzone della calabrese Teresa Merante che canta “U latitanti”, un brano che racconta la storia autobiografica del latitante Rocco Castiglione ed il suo arresto nelle campagne di Roccabernarda, in provincia di Crotone. Un paio di ore dopo la nostra pubblicazione, dal profilo Facebook di Antonio Loiacono tale condivisione della canzone e del video pro latitante sparisce. Cancellata, ma ne rimane traccia nell’articolo del Vibonese.it. A differenza del caso di “Mimmo Taccone-cordoglio Totò Riina”, però, nel caso di Antonio Loiacono dalla politica locale non si registra nell’occasione nessuna presa di posizione. Un silenzio assordante.                                                                      E veniamo al 2 giugno scorso quando Il Vibonese.it dà notizia dell’arresto, da parte dei carabinieri, di un’intera famiglia di Caroniti di Joppolo: padre, madre e i due figli, ovvero gli zii ed i primi cugini del consigliere comunale Mimmo Taccone. L’ accusa? Detenzione illegale di armi, droga e munizioni ovvero tre pistole, 86 munizioni e 17 involucri sigillati di marijuana del peso di dieci grammi ciascuno, più altri due involucri da 25 grammi a testa. Il gip del Tribunale di Vibo convalida i quattro arresti, ma il Riesame la settimana successiva dispone la liberazione dei due coniugi (Antonio Taccone e Domenica Calabrese) e del figlio Salvatore Taccone. Resta invece tuttora in carcere Francesco Taccone, 21 anni, ovvero il primo cugino del consigliere comunale Mimmo Taccone che troviamo in diverse foto su Facebook accanto pure all’altro consigliere Antonio Loiacono. Per i giudici del Riesame, le armi, le munizioni e la sostanza stupefacente ritrovate dai carabinieri nel corso della perquisizione sono da ricondurre a Francesco Taccone.                                                                                       Tirando le somme, dei quattro amici di Caronitistesso paese del sindaco di Joppolo Carmelo Mazza –, due (Antonio Mazzitelli e Francesco Taccone) si trovano attualmente in carcere per armi e droga, mentre due (i protagonisti del cordoglio social pro Totò Riina e della condivisione della canzone pro latitanti) siedono tuttora in Consiglio comunale a Joppolo fra i banchi della maggioranza: Mimmo Taccone e Antonio Loiacono. Eppure, l’articolo 54 della Costituzione italiana parla chiaro: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”, mentre l’articolo 2 dello Statuto del Comune di Joppolo recita che “il Comune ispira la sua azione ai principi della Costituzione ed alle leggi della Repubblica italiana”. Quelle stesse leggi della Repubblica che puniscono il crimine, organizzato e non, consentendo alle Prefetture di reprimere anche tutti quei tentativi di infiltrazioni mafiose negli enti locali o, comunque, tutte quelle situazioni e quei legami che finiscono per svilire il prestigio che un Comune, anche all’esterno, deve pur sempre conservare. Perché un ente locale ed i suoi amministratori possono anche autoproclamarsi fra i più strenui difensori della legalità e della lotta alla mafia, ma se poi il soggetto “pericoloso” di turno ti siede accanto e non lo sai riconoscere, c’è poco da stare allegri. O forse no? La “parola” - ora più che mai - nel caso di Joppolo passa alla Prefettura di Vibo Valentia per tutte le opportune valutazioni.  In foto in basso: una recente riunione del Consiglio comunale di Joppolo con a destra i consiglieri Loiacono e Taccone    LEGGI ANCHE:  L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta ed enti locali: ecco cosa troverà il prefetto Giuseppe Gualtieri  [ Guarda link dopo la pubblicità]

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