martedì,Novembre 30 2021

Rinascita Scott: la collaborazione di Arena respinta due volte dopo le accuse a intoccabili di Vibo

Le clamorose rivelazioni del pentito nel corso del maxiprocesso. Un prete ed una poliziotta garanti di un incontro riservato in chiesa. «Venni deriso e rimandato a casa quando feci alcuni nomi importanti. Anticipai alle forze dell’ordine l’omicidio Gangitano ma senza successo»

Rinascita Scott: la collaborazione di Arena respinta due volte dopo le accuse a intoccabili di Vibo

Avrebbe tentato di collaborare con la giustizia per ben due volte Bartolomeo Arena, ma sarebbe stato respinto da rappresentanti dello Stato collusi e quindi deriso e accantonato. Le clamorose rivelazioni sono state fatte dal collaboratore di giustizia di Vibo Valentia ieri pomeriggio nell’aula bunker di Lamezia Terme nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott. Durante il controesame da parte dell’avvocato Guido Contestabile, Bartolomeo Arena ha raccontato episodi del tutto inediti, fermato ad un certo punto del racconto dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, in quanto si tratta di atti coperti al momento da segreto istruttorio. Ma quanto svelato in aula dal collaboratore è quanto mai sufficiente per capire che la portata delle dichiarazioni del collaboratore apre scenari inquietanti su quanto avvenuto a Vibo Valentia. Dichiarazioni che potrebbero travolgere personaggi “insospettabili” e che hanno rivestito ruoli di vertice fra le forze dell’ordine e la magistratura. [Continua in basso]

Arena voleva collaborare già dal 1999

Bartolomeo Arena ha infatti raccontato del tentativo di collaborare con la giustizia risalente già all’estate-autunno del 1999. “In tale periodo – ha rivelato l’attuale collaboratore – ho avuto contatti con la polizia. Ero appena uscito dal carcere e contattai un alto dirigente della polizia. Parlai con un prete della mia intenzione di collaborare con la giustizia e tale prete fece per me da garante. Infatti l’incontro con i poliziotti non avvenne in Questura ma riservatamente in una chiesa, nell’ufficio di questo prete. Altro garante dell’incontro era una poliziotta di cui mi fidavo, un’alta dirigente delle polizia. Quando informalmente iniziai in chiesa ad essere sentito dai poliziotti – ha svelato Arena – mossi delle accuse verso personaggi in vista di Vibo Valentia, anche appartenenti alla magistratura. Non venne redatto alcun verbale, i poliziotti mi dissero che sarei stato ricontattato ma invece è accaduto l’opposto: non sono stato più ricontattato e l’alta dirigente della polizia di cui mi fidavo, e che aveva fatto da garante per me insieme al prete, è stata trasferita”.

Arena, la polizia e il tentativo di salvare Gangitano

Filippo Gangitano

Siamo nel 2001 e Bartolomeo Arena riprova a collaborare con la polizia. Anche in questo caso ha raccontato di aver fatto il nome di un soggetto importante di Vibo Valentia il cui nominativo è coperto al momento da segreto istruttorio. “Venni deriso per questo dalla polizia e comunque mi venne detto chiaramente – ha spiegato Arena – che non potevano proteggermi. Tentai di sventare un omicidio, ovvero la lupara bianca ai danni di Filippo Gangitano. Pregai le forze dell’ordine di proteggerlo, ma poco dopo Gangitano scomparve. Feci alla polizia anche i nomi di chi avrebbe ucciso Gangitano, ma devo dire che negli scorsi anni erano i Mancuso a comandare a Vibo su Questura, Procura e forze dell’ordine e questo l’ho dichiarato già all’inizio della mia attuale collaborazione”. [Continua in basso]

Salvatore Morelli

Rivelazioni clamorose, dunque, che potrebbero travolgere più di qualche “colletto bianco”. Prima di raccontare l’avvio dell’attuale percorso di collaborazione con la giustizia, Bartolomeo Arena è quindi ritornato su un altro particolare in parte già affrontato nel corso dell’esame nelle precedenti udienze. “Salvatore Morelli e Domenico Macrì avevano le estorsioni sempre in testa. Dove vedevano un locale pieno a Vibo Valentiadovevano per forza fare l’estorsione. Puntarono il locale Tribeca di Vibo Valentia e non si accontentarono dello sconto di oltre il 50% sulle consumazioni. Volevano l’estorsione a tutti i costi. Io – ha raccontato Arena – dissi loro che non era il caso di toccare questo locale perchè il proprietario La Scala aveva amicizie importanti con politici e massoni e ci avrebbero rovinato. Non mi hanno ascoltato ed alla fine così è stato, ci siamo ritrovati addosso gli investigatori”. Filippo La Scala, titolare del locale Tribeca a Vibo Valentia e vittima di estorsione, si è costituito parte civile nel maxiprocesso Rinascita Scott.

La collaborazione avviata nel 2019

E’ solo nell’ottobre del 2019 che a Bartolomeo Arena non viene negato l’avvio di una vera collaborazione con la giustizia. “Ad ottobre del 2019 – ha spiegato – mi sono presentato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo ed ho chiesto di parlare con il maggiore Valerio Palmieri dicendogli che volevo sventare l’omicidio di Rosario Pugliese, detto Cassarola. Ho fatto ritrovare subito tutte le armi che dovevano servire per questo omicidio”.

Il controesame di Bartolomeo Arena in Rinascita Scott proseguirà martedì 5 ottobre. Per il resto, in ordine alle sue dichiarazioni ancora coperte da segreto istruttorio, non resta che attendere. Per Vibo Valentia potrebbe essere uno shock senza precedenti, ben peggiore di quanto sinora svelato da Andrea Mantella.

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