domenica,Febbraio 25 2024

Bartolomeo Arena accusa Francesco Mancuso, fra agguati, contrasti con gli zii, fiction e discoteche

Nel processo Petrol Mafie il ruolo nella famiglia di “Tabacco”, i rapporti con il fratello Giuseppe e con altri vibonesi. Dall’omonimo fondatore del clan alla cava di Limbadi, dai lavori nel porto di Gioia Tauro sino alla sparatoria costata la vita al boss del Poro

Bartolomeo Arena accusa Francesco Mancuso, fra agguati, contrasti con gli zii, fiction e discoteche
Spilinga dall'alto (paese dell'agguato costato la vita a Fiamingo) e nel riquadro Francesco Mancuso (Tabacco)
Francesco Mancuso

Ha delineato anche il ruolo e gli interessi di Francesco Mancuso, fra i principali imputati del processo Petrol Mafie, il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena che ha deposto dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. E non sono mancati i retroscena. “Francesco Mancuso, detto Tabacco, è il fratello di Giuseppe Mancuso, detto ‘Mbroglia, e fa parte dell’articolazione dei nipoti. E’ un soggetto inserito nei contesti criminali della sua famiglia, ha subito un agguato dove ha perso la vita il boss del Poro, Lele Fiamingo. Francesco Mancuso era in particolari contatti, per quanto riguarda la zona mia di provenienza, con la famiglia Barba, nella persona di Vincenzo Barba detto Il Musichiere.  Di Francesco Mancuso sapevo che era in discordia con diversi suoi parenti, soprattutto gli zii, perché stesso lui faceva danneggiamenti verso gli zii, in particolare verso Pantaleone Mancuso detto Vetrinetta, e comunque non andava molto d’accordo. Con l’uscita dal carcere di Luigi Mancuso – ha affermato Bartolomeo Arena – queste cose all’interno della famiglia sono state per lo più sistemate”. [Continua in basso]

Francesco Mancuso, la fiction ed i Comito

Lorenzo Crespi sul set di "Gente di mare"
La fiction Rai “Gente di Mare”

“Sino a fine anni ’90ha continuato il collaboratore – Francesco Mancuso si accompagnava con dei miei compaesani, che erano i fratelli Gaetano e Costantino Comito, perché avevano interessi in diverse discoteche. Infatti la discoteca Rebus, di Santa Domenica di Ricadi, era di proprietà di Ciccio Mancuso. Anche su Tropea so che lui aveva messo le mani pure sulla serie televisiva Gente di Mare che si girava a Tropea. Era Ciccio Tabacco che se la vedeva, nel senso che era lui che ci mangiava su quella fiction. Ho saputo ciò – ha spiegato Arena – sia dai Barba che da persone del mio gruppo, come Pardea ed altri quando sono usciti dal carcere. Tutte queste notizie erano note nell’ambiente carcerario perché in carcere le cose di fuori le sanno prima. Anche Antonio Grillo di Vibo, detto Totò Mazzeo,  mi parlò di Ciccio Mancuso, detto Tabacco”.

Arena convocato da Ciccio Tabacco

Vincenzo Barba

Bartolomeo Arena nel corso del suo esame è così passato a raccontare un episodio che l’ha isto direttamente convocato da Francesco Mancuso, detto Tabacco. Poi lo so pure in prima persona, perché una volta ho avuto una discussione con un uno di questi fratelli Comito, che si chiama Costantino Comito, che oggi fa l’attore, e mi ricordo che venni convocato da questo Ciccio Tabacco. Quando questo Costantino Comito mi venne a dire: “Sai che ti vieni a fare un giro con me” quando eravamo sulla moto io gli dissi: “Dove stiamo andando?”“Ti vuole parlare Ciccio” – “Quale Ciccio?” – “Ciccio Mancuso”. Io – ha affermato Bartolomeo Arena – allora sono sceso subito dalla moto al volo e ho detto a Costantino Comito: “Vai a quel paese tu e lui, che io non vengo a nessuna parte”. Poi – fra il ’92 e il ’94 il fatto l’ha aggiustato Vincenzo Barba, detto il Musichiere. Io non sono andato da Mancuso perché sapendo che tipo era Francesco Mancuso, sarei andato certo a prendermi qualche schiaffo da lui.
In seguito mi è venuto a trovare Vincenzo Barba dicendomi che era tutto a posto e che Mancuso voleva solo parlarmi, ma io non mi sono fidato perché purtroppo sulla mia pelle avevo già ricevuto del male negli anni Ottanta da questi soggetti”. Gaetano e Costantino Comito non figurano fra gli indagati. [Continua in basso]

I contrasti nella famiglia Mancuso

Il defunto Francesco Mancuso

Bartolomeo Arena ha quindi spiegato le sue conoscenze in ordine all’affiliazione alla ‘ndrangheta di Francesco Mancuso. “So della sua affiliazione alla ‘ndrangheta da mio nonno, Vincenzo Pugliese Carchedi, che frequentava sia Giuseppe che Diego Mancuso. All’epoca i Mancuso, questi nipoti – che erano figli di Domenico Mancuso, uno dei fratelli più grandi di Luigi Mancuso – erano l’ala militare della famiglia Mancuso, però erano irriverenti pure verso alcuni zii, perché questo Peppe Mancuso detto ‘Mbroglia non vedeva di buon occhio nemmeno a suo zio, il capostipite che era Francesco Mancuso, che era diciamo il capo storico della famiglia Mancuso, il fondatore della famiglia, il fratello più grande di Luigi Mancuso, quello che era conosciuto ovunque, quello che aveva contribuito alla costruzione del porto di Gioia Tauro. I Mancuso – ha riferito Bartolomeo Arena – sfruttavano gli inerti della cava di Limbadi e lui era inserito in questo contesto all’epoca, Francesco Mancuso era il più famoso dei Mancuso all’epoca ed era pure un soggetto stimato in ogni posto, perché era un tipo molto diplomatico e diversissimo dai nipoti che invece all’epoca erano già soggetti molto pericolosi e uccidevano persone anche per motivi banali, sempre in contesti ‘ndranghetisti ma anche per motivi banali”.

Il ruolo di Ciccio Tabacco

Giuseppe Mancuso

“Francesco Mancuso, detto Tabacco – ha continuato Arena – era nipote del Francesco Mancuso fondatore della famiglia, in quanto figlio del fratello Domenico. Francesco Mancuso, detto Tabacco, aveva sicuramente un ruolo importantissimo nella famiglia, era con il gruppo di suo fratello Peppe Mancuso, detto ‘Mbroglia, e fino all’operazione Dinasty ha avuto grossi problemi con gli zii e questi problemi l’hanno portato a fare diversi danneggiamenti nei confronti degli zii, soprattutto verso Pantaleone Mancuso detto Vetrinetta. Qua si parla di incendi, di masserie, di capannoni, di queste cose qua. Quando è uscito dal carcere ho saputo che aveva sempre un ruolo attivo nella famiglia, però non saprei precisarle meglio come si erano evolute le situazioni nella famiglia Mancuso, mentre con l’uscita dal carcere di Luigi Mancuso lui aveva appianato le divergenze che portavano i suoi nipoti a non andare d’accordo con gli zii. Dopo l’omicidio Fiamingo so che i Mancuso tra di loro si sono rinsaldati, perché loro avevano un detto: quando succede qualche disguido tra i Mancuso non deve mai cadere il sangue dei Mancuso a terra, semmai quello dei soldati. Nell’agguato a Fiamingo rimasero feriti Francesco Mancuso, detto Tabacco, e Abtonio Tripodi di Portosalvo. A sparare – ha concluso Arena – sono stati Totò Prenesti e Domenico Polito di Paradisoni, su mandato di Michele Mancuso, detto Michelina”.

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