mercoledì,Novembre 30 2022

Imponimento: Mantella, la latitanza di De Stefano nel villaggio degli Stillitani ed il ruolo di Facciolo

Per spostare due fruttivendoli dall’area del Centro commerciale dell’Angitola sarebbe stata chiesta la “cortesia” della gambizzazione. Le pressioni dei Bonavota e degli Anello sulle strutture turistiche per “drenare” denaro

Imponimento: Mantella, la latitanza di De Stefano nel villaggio degli Stillitani ed il ruolo di Facciolo
Il villaggio Garden e nei riquadri Andrea Mantella e Giuseppe De Stefano
L’aula di udienza e nel riquadro i pm De Bernardo e Bonfadini

Non ha risparmiato gli imputati Antonio Facciolo e Francescantonio Stillitani, il collaboratore di giustizia Andrea Mantella che ha ieri reso una lunga deposizione nel processo nato dall’operazione antimafia denominata Imponimento contro il clan Anello di Filadelfia. La prima parte dell’esame – dinanzi al Tribunale collegiale di Lamezia Terme – è stata condotta dal pm Chiara Bonfadini, mentre è toccato poi al pm Antonio De Bernardo “esplorare” le ingerenze dei clan nella gestione di alcuni villaggi turistici fra Pizzo ed Acconia di Curinga. [Continua in basso]

Andrea Mantella si è soffermato a lungo su Antonio Facciolo, 62 anni, di Vibo Valentia, docente di Filosofia, imputato del processo con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. “Antonio Facciolo – ha spiegato il collaboratore – mi è stato presentato a Vibo nell’autosalone di Franco Ceravolo da Paolino Lo Bianco che lo teneva sotto usura. Sono stati i Bonavota di Sant’Onofrio a pagargli tutti i debiti di usura ed in pratica è come se l’avessero comprato. E’ stato in particolare Domenico Cugliari, zio dei Bonavota, a dare i soldi a Paolino Lo Bianco per ripianare i debiti di Facciolo che poi si è ritrovato a mangiare a casa dei Bonavota. Facciolo aprì così un locale alla Marinella di Pizzo, gestito dai Bonavota e dagli Anello. Facciolo divenne poi una sorta di cavallo di Troia – ha dichiarato Mantella – che drenava denaro per conto dei Bonavota e degli Anello all’interno dei villaggi degli Stillitani. Facciolo si occupava con una sua ditta del servizio di lavanderia nel villaggio degli Stillitani, ma poi materialmente a lavare i panni del villaggio Garden provvedeva mio cugino Salvatore Mantella ed il cognato Mario De Rito che avevano una loro ditta. Sono stati Domenico Bonavota e Francesco Fortuna a dire a Facciolo di far lavorare pure Salvatore Mantella con il servizio di lavanderia nel villaggio. Di fatto – ha aggiunto il collaboratore – Facciolo controllava per conto dei Bonavota e degli Anello i villaggi degli Stillitani e versava denaro ai due clan. Di ciò mi informarono sia Franco Ceravolo che Paolino Lo Bianco.
I proprietari del villaggio conoscevano la situazione e mio cugino Salvatore Mantella lì dentro spadroneggiava unitamente a Nino Accorinti, così come tutti sapevano chi fossero i guardiani del villaggio, cioè persone come Valentino Galati o Francesco Michienzi. I proprietari del Garden – ha spiegato ancora Mantella – erano i fratelli Stillitani, amici funzionali alle consorterie mafiose. Gli Stillitani sapevano tutto, anche che l’input per queste assunzioni provenivano dai Bonavota e dagli Anello, così come Stillitani, quello che noi chiamavamo il sindaco, sapeva che il suo centro commerciale lo doveva costruire materialmente Francesco Mallamace”.

La richiesta di gambizzare i fruttivendoli

Il centro commerciale in costruzione sequestrato
Il centro commerciale all’uscita autostradale di Pizzo

Andrea Mantella è così entrato nello specifico in ordine ad alcune vicende inerenti il realizzando centro commerciale degli Stillitani all’uscita dello svincolo autostradale di Pizzo, nei pressi del bivio dell’Angitola. Siamo, secondo Mantella, nel 2005 e sia Stillitani che Facciolo avrebbero chiesto a Mallamace una cortesia particolare: quella di sbarazzarsi di due fruttivendoli, padre e figlio che vendevano la loro merce nello spiazzo dove doveva essere realizzato il Centro commerciale. Erano due fruttivendoli di Polia – ha ricordato Mantella – che si erano irrigiditi con gli Stillitani e non se ne volevano andare. E’ stato Facciolo a portare questa imbasciata di Stillitani, il sindaco, con cui si chiedeva a Mallamace la cortesia della gambizzazione dei due fruttivendoli. In pratica, Stillitani si serviva di Facciolo o Mallamace per le sue lamentele. Mallamace, che era il factotum degli Anello, chiese così ai Bonavota di provvedere alla gambizzazione dei fruttivendoli e – ha aggiunto il collaboratore – ricordo che venne mandato Onofrio Barbieri a sparare, ma non riuscì a trovare i due fruttivendoli”. [Continua in basso]

Il latitante Peppe De Stefano nascosto nel villaggio

Il Garden i Pizzo e, nel riquadro, Francescantonio Stillitani
Il Garden e l’imprenditore Francescantonio Stillitani

Andrea Mantella è quindi passato a raccontare la vicenda che avrebbe visto i clan Bonavota ed Anello coprire la latitanza di un pezzo da novanta della ‘ndrangheta calabrese: Peppe De Stefano di Reggio Calabria, figlio del boss dei boss Paolo De Stefano, quest’ultimo ucciso nella sua Archi nel 1985 durante la seconda guerra di mafia. Siamo a metà anni duemila e, secondo Mantella, il latitante Giuseppe De Stefano sarebbe stato prima ospitato dai Bonavota in una villetta del residence Il Roseto di Pizzo e poi attraverso la mediazione di Facciolo accompagnato con un’auto – in compagnia della moglie – da Francesco Fortuna all’interno del villaggio degli Stillitani. “Nel villaggio – ha dichiarato Mantella – Peppe De Stefano dimorava sotto copertura e grazie all’ospitalità degli Stillitani. De Stefano girava nel villaggio sotto falso nome. Conoscevamo la sua vera identità solo io, gli Anello, i Bonavota e pure Antonio Facciolo che faceva uscire dal villaggio i pizzinni di Peppe De Stefano che venivano portati a Sant’Onofrio a Giorgio De Stefano, fratello di Giuseppe. Facciolo – ha spiegato Mantella – sapeva che bisognava nascondere De Stefano e portava le imbasciate a Stillitani, il sindaco, che quindi sapeva bisognava nascondere un latitante nel villaggio, anche se non so se a Stillitani fosse stato fatto il nome di De Stefano. Stillitani sapeva comunque che si trattava di un latitante di spessore e che in caso di una soffiata avrebbe pagato con la vita. Era Facciolo, che fungeva da factotum dei Bonavota, ad interfacciarsi con De Stefano e gli portò pure i medicinali per il figlio che io e i Bonavota siamo andati a prendere sino a Reggio Calabria. Peppe De Stefano nel villaggio degli Stillitani è stato trattato come un re, non ha pagato nulla”.

Andrea Mantella ha infine spiegato che in zona sono stati ospitati pure altri due latitanti del Reggino: Rocco Morabito e Palamara, entrambi di Africo, quest’ultimo grazie all’appoggio di Tommaso Anello e di Domenico Evalto.

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