sabato,Aprile 20 2024

Rinascita Scott: imputato condannato in Cassazione per tentata estorsione

Riconosciuta anche l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta di un troncone della maxi-operazione contro i clan del Vibonese

Rinascita Scott: imputato condannato in Cassazione per tentata estorsione

La seconda sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione decisa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 15 dicembre 2022 nei confronti di Francesco Carnovale, 56 anni, di Vibo Valentia, residente a Fiumicino, coinvolto in un troncone dell’operazione Rinascita Scott. Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, il reato per il quale la Suprema Corte ha riconosciuto la colpevolezza dell’imputato il cui ricorso è stato rigettato. In particolare, si addebitava a Carnovale di avere tentato di costringere Pio Daniele Mizzau, con minacce aggravate dal metodo mafioso, a versargli la somma di 3.200.000 euro, sostenendo di essere stato incaricato da affiliati calabresi di procedere al recupero del denaro versato molti anni prima allo zio del Mizzau, nell’ambito di un’operazione di riciclaggio di proventi illeciti. La Cassazione sottolinea che i giudici di secondo grado hanno respinto l’appello del pubblico ministero che aveva invocato il riconoscimento dell’aggravante sotto il profilo della agevolazione mafiosa, sicché l’aggravante è stata ritenuta soltanto nella sua dimensione obiettiva come adozione del metodo mafioso. La Corte afferma infatti che Mizzau era “consapevole della matrice ‘ndranghetista della pretesa restitutoria e che il palese richiamo da parte dell’imputato ai suoi emissari era idoneo ad attribuire alle sue minacce un maggiore effetto intimidatorio legato alla forza del vincolo associativo”. Per la Suprema Corte, inoltre, nel dialogo registrato il 26 settembre 2016 ricorrono minacce “e riferimenti al sodalizio mafioso ed emerge la piena conoscenza da parte della persona offesa che la pretesa proveniva da ignoti finanziatori affiliati alla ‘ndrangheta, sicchè la prova di detta aggravante si desume aliunde”.

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