Stefano Delle Chiaie e i legami con Vibo, fra segreti e interessi per la Tv

Il fondatore dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, deceduto ieri, al centro anche delle testimonianze raccolte nell’inchiesta sulla massoneria deviata vibonese 

Il fondatore dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale, deceduto ieri, al centro anche delle testimonianze raccolte nell’inchiesta sulla massoneria deviata vibonese 

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Nel riquadro Stefano Delle Chiaie
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Aveva forti legami anche con la città di Vibo Valentia Stefano Delle Chiaie, il leader e fondatore dell’organizzazione neofascista Avanguardia Nazionale deceduto ieri all’ospedale Vannini di Roma all’età di 82 anni. Conosciuto negli ambienti neofascisti romani come ‘Er caccola’, è stato uno dei ‘fantasmi neri’ degli anni bui della strategia della tensione. Il suo nome è legato alle principali stragi che insanguinarono l’Italia negli anni ’70: nel 1982 fu spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura per la strage di piazza Fontana del 1969, ma i processi di primo e di secondo grado lo hanno scagionato. Anche le indagini compiute su di lui nell’ambito della strage alla stazione di Bologna del 1980, pur appurando rapporti con la P2 e la Massoneria, non hanno accertato alcuna responsabilità a suo carico.

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Nato a Caserta nel 1936, Stefano Delle Chiaie ha vissuto da latitante in Sud America per anni, pur di sfuggire alla giustizia italiana che poi lo ha scagionato da ogni accusa. La sua latitanza è durata fino al 27 marzo del 1997 quando è stato catturato dalla polizia italiana a Caracas. “La repressione non ci piega, ci moltiplica” ha scritto lo scorso marzo Delle Chiaie sul blog della rinata Avanguardia nazionale. E’ stato inoltre collaboratore, con il boia di Lione Klaus Barbie, della dittatura boliviana negli anni ’80: un gruppo che ha seminato morte e terrore. Nel 1991, grazie alla concessione del Comune di Roma, ha aperto una ‘sede’ Tv di Avanguardia Nazionale. Alle sue trasmissioni hanno presenziato i massimi esponenti della destra, sia nazionale che europea, suscitando non poche polemiche e controverse teorie.

E proprio il “pallino” per le televisioni avrebbe visto Stefano Delle Chiaie di “casa” anche a Vibo Valentia. Le testimonianze sulle sue frequentazioni vibonesi si trovano in diverse inchieste giudiziarie aperte a Catanzaro ed a Palmi. Quella principale sulla c.d. “massoneria deviata” era stata avviata nel 1992 dall’allora procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e poi archiviata a Roma dal gip Augusta Iannini (moglie del noto giornalista Bruno Vespa) dopo il trasferimento degli atti nella capitale nel 1994 (una volta trasferito Cordova a Napoli) e prima che alla guida della Procura di Palmi si insediasse Elio Costa (futuro sindaco di Vibo) il quale, all’atto della nuova nomina, dovette smentire energicamente al Csm ed al ministero della Giustizia tutte le voci su una sua presunta affiliazione a logge massoniche. Csm e Ministero che, anche alla luce dei chiarimenti forniti all’epoca dallo stesso Elio Costa, hanno poi dato il proprio parere positivo alla sua nomina a procuratore di Palmi.

Due i testimoni dell’inchiesta sulla “massoneria deviata” che hanno parlato di Stefano Delle Chiaie e dei suoi “passaggi” a Vibo. Il primo è Angelo Monaco, medico di San Mango D’Aquino, iniziato con una loggia di Piazza del Gesù, poi passato al Goi (Grande Oriente d’Italia) e poi fondatore della Gran Loggia di Calabria. Monaco aveva iniziato a collaborare con i magistrati Agostino Cordova e Francesco Neri. Ha raccontato delle logge di Roccella, Reggio Calabria e Locri, riempitesi di persone in cerca di una facile carriera, e di come si possano fare incontri “inquietanti”. «A Vibo, ad esempio – ha spiegato Monaco nel 1993 – qualche massone ha avuto rapporti con Stefano Delle Chiaie, il noto esponente dell’ultradestra. E può darsi che la televisione locale, Telegamma, sia stata finanziata dalla massoneria».

Che dietro Telegamma – canale televisivo aperto a Vibo e poi chiuso nei primi anni ’90 – vi fosse Stefano Delle Chiaie si dice invece convinto il magistrato Vincenzo Macrì, ex componente della Procura nazionale antimafia il quale in un articolo apparso il 22 marzo scorso sulla rivista “Economia e Politica” ha scritto: «Quando ancora le stragi del ’92-’93 erano lontane (19 settembre 1991), si costituiva il movimento, di stampo leghista, Calabria Libera. La data è significativa perché precede quella della riunione o delle riunioni tenute tra la fine del 1991 e febbraio 1992, nelle campagne di Enna, nel corso delle quali era stata messa a punto sia la strategia stragista, sia l’adesione al progetto separatista. E ancora prima (1990) era stata costituita a Reggio Calabria la Lega Sud Italia, di cui era presidente Giuseppe Schirinzi (anch’egli in passato militante di Avanguardia Nazionale). Al fine di sostenere il progetto politico della Lega Sud, venne creata un’emittente televisiva nuova di zecca, Tele Radio Gamma srl, registrata presso il Tribunale di Vibo Valentia in data 23 marzo 1991, con sede in locali già sede di una scuola professionale, e concessi, non si sa se in locazione o a titolo gratuito, dal Comune di quella città. Editore e proprietario era Giancarlo Marasco, in stretti rapporti di amicizia con Stefano Delle Chiaie, mentre direttore responsabile era Mario Tilgher, di Ordine Nuovo, padre di Adriano Tilgher, di Avanguardia Nazionale».

Un ulteriore contributo su Stefano Delle Chiaie e il suo interesse per la città di Vibo Valentia arriva poi dalle deposizioni – rese ai magistrati di Palmi e Catanzaro nel corso delle indagini sulle logge massoniche deviate – del teste Bruno Villone, all’epoca dei fatti vigile urbano al Comune di Vibo Valentia e che nel corso degli anni ha ripetutamente denunciato un sistema di malaffare vigente in città fra lottizzazioni, mazzette, comitati d’affari e massoni deviati. Bruno Villone il 10 giugno 1994 ha raccontato ai magistrati fatti di notevole interesse investigativo, compresa l’assidua frequentazione della città di Vibo Valentia e del Vibonese da parte di Stefano Delle Chiaie. «Mi trovavo nei pressi del Paraelios quando un giorno notai una vettura di grossa cilindrata e con targa non locale all’interno della quale si trovavano alcune persone e fra queste notai Licio Gelli, persona che avevo visto più volte in televisione e sui giornali e che avrò occasione di vedere di persona una seconda volta. La vettura – ha raccontato Villone ai magistrati – si dirigeva verso una villa, situata sulla stessa direttrice del Paraelios e a questo confinante, denominata “La Spagnola”. All’interno dell’autovettura notai anche Stefano Delle Chiaie. Ho visto questa persona nuovamente altre volte – ha dichiarato Villone – a Vibo Valentia in piazza Municipio, almeno una quindicina di volte.

Delle Chiaie l’ho sempre visto con Giancarlo Marasco. La presenza di Delle Chiaie a Vibo mi incuriosì e quindi cercai di saperne qualcosa di più. Chiesi informazioni al Marasco, il quale mi disse che Delle Chiaie aveva degli interessi o comunque qualche responsabilità in “Telegamma”, emittente televisiva di Vibo Valentia. Questa affermazione di Marasco – dichiarò Bruno Villone – mi parve trovare conferma nella circostanza che Delle Chiaie comparve più volte nelle trasmissioni di Telegamma ad illustrare le proprie vicissitudini processuali e le proprie tesi difensive». Il resto dei segreti sui legami con Vibo e la Calabria, Stefano Delle Chiaie li ha invece ormai portati per sempre con sè nella tomba.       In foto dall’alto in basso: Stefano Delle Chiaie, il procuratore Agostino Cordova, il magistrato Vincenzo Macrì, ll defunto capo della loggia P2 Licio Gelli

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