Beni ceduti a Giovanni Mancuso, c’è pure chi si è suicidato

Dall’inchiesta “Terra Nostra” emerge la drammatica storia di una famiglia di Limbadi. Ecco tutti i destinatari del provvedimento di sequestro per un valore di venti milioni di euro
Dall’inchiesta “Terra Nostra” emerge la drammatica storia di una famiglia di Limbadi. Ecco tutti i destinatari del provvedimento di sequestro per un valore di venti milioni di euro
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Giovanni Mancuso

Contiene particolari del tutto inediti in ordine all’acquisizione di un vasto patrimonio immobiliare, il decreto di sequestro dei beni di Giovanni Mancuso, 78 anni, di Limbadi, eseguito giovedì dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro. C’è infatti anche chi si è tolto la vita per aver contratto debiti con Giovanni Mancuso. Ricostruendo la storia di un bene immobile sottoposto a sequestro a Limbadi, il Tribunale di Catanzaro spiega che Rosaria Mancuso (figlia di Giovanni Mancuso e Maria Giacco) è proprietaria di un edificio intestato al marito Francesco Mercuri. “Le circostanze dell’acquisto di tale bene – scrivono i giudici – lasciano intendere che il venditore avesse contratto un debito, probabilmente di natura usuraria, con la famiglia Mancuso e che avesse trasferito il proprio immobile a Francesco Mercuri per estinguere il proprio debito”. La Guardia di finanza ha infatti accertato che i conti del venditore erano sempre in sofferenza e del corrispettivo pattuito per l’acquisto dell’immobile da parte di Francesco Mercuri (pari a 172mila euro) era stato versato unicamente l’importo di 52mila euro attraverso un assegno circolare, nonostante al momento della stipula del contratto dinanzi al notaio, il venditore avesse rilasciato quietanza per l’intero importo. I restanti 120mila euro non sono stati mai versati – secondo gli inquirenti – senza che il venditore abbia mai agito in giudizio per ottenerne la corresponsione. “Poco tempo dopo aver incassato l’assegno di 52mila euro, il venditore ha effettuato in poco tempo diversi prelevamenti in contanti, facendo tornare il saldo del proprio conto corrente in negativo, legittimando così il sospetto che avesse restituito i soldi a chi glieli aveva corrisposti”. [Continua dopo la pubblicità]

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L’anno successivo, il venditore dell’immobile ha effettuato un bonifico per l’importo di diecimila euro in favore della stazione di servizio Ies di Francesco Mercuri (anche questa sequestrata giovedì ed attualmente operante sotto l’insegna “LCN Petroli” e facente capo a Cesare Limardo, figlio del primo matrimonio di Rosaria Mancuso), sita lungo la strada provinciale che da Mesiano di Filandari conduce a Tropea all’altezza del bivio di Nicotera. Il Tribunale sottolinea che il comportamento tenuto dal venditore dell’immobile nei confronti di Francesco Mercuri è analogo a quello assunto per l’acquisto, nei medesimi anni, di un ulteriore bene immobile a lui appartenuto da parte dello stesso Giovanni Mancuso, ovvero un immobile sito a Limbadi poi intestato a Mancuso ed alla moglie Maria Giacco. “Anche in tale ipotesi – rimarcano i giudici – a fronte del versamento della somma di centomila euro da parte dei coniugi Mancuso, il venditore ha immediatamente prelevato in contanti una somma corrispondente inducendo a ritenere che essa sia stata restituita a Mancuso”.

Ad avvalorare la prospettazione dell’acquisto dei beni immobile da parte del venditore di Limbadi ad estinzione di “debiti di carattere usurario si pone la circostanza – sottolinea il Tribunale – secondo cui il fratello del venditore si è suicidato nell’anno 2015. Sulla lettera scritta a mano prima di togliersi la vita, vi è l’indicazione, tra le cause del gesto suicidiario, del debito contratto con Giovanni Mancuso. La madre dell’uomo che si è tolto la vita, ascoltata dopo la sua morte, ha riferito che Giovanni Mancuso si era impossessato di un’abitazione di loro proprietà, prendendone possesso, senza tuttavia raccogliere l’invito dei proprietari ad intestarsela, costringendoli in questo modo a sostenere le spese per il pagamento delle bollette dell’acqua e dei rifiuti solidi urbani”.

Storie di ordinaria arroganza criminale, dunque, nel “regno” della famiglia Mancuso. Il provvedimento di sequestro (per un valore complessivo di venti milioni di euro), oltre a Giovanni Mancuso ed alla moglie Maria Giacco, ha interessato anche tutti i rapporti bancari con saldo attivo, cassette di sicurezza, titoli, libretti di risparmio, buoni fruttiferi, Bot, Cct ed ogni altra disponibilità finanziaria con saldo attivo superiore a mille euro, appartenenti a: Marco Mancuso (47 anni, figlio di Giovanni Mancuso), Giuseppe Mancuso (29 anni, figlio di Giovanni Mancuso), Rosanna Ruffa (29 anni, moglie di Giuseppe Mancuso), Elisabetta Feroleto (moglie di Marco Mancuso), Giuseppe Ivan Mancuso (24 anni), Rosaria Mancuso (46 anni, figlia di Giovanni Mancuso), Francesco Mercuri (49 anni, marito di Rosaria Mancuso), Cesare Limardo (26 anni, figlio del primo matrimonio di Rosaria Mancuso). A tali soggetti sono stati sequestrati anche diversi beni mobili (auto) e immobili (fra terreni e abitazioni).

Sequestrata poi l’azienda agricola “Molino Pasquale” sita a Limbadi in via Principe di Piemonte di proprietà di Pasquale Molino, 30 anni, nipote di Giovanni Mancuso, 15 terreni ed un fabbricato intestati a Gaetano Molino, 60 anni, di Limbadi (marito di Silvana Mancuso, figlia di Giovanni Mancuso), oltre all’azienda agricola di Giuseppe Mancuso.

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