Processo Costa Pulita: l’arroganza delle cosche da Zambrone a Parghelia sino a Ricadi

Nella deposizione di due testi il racconto sulla tracotanza del clan Il Grande e l’interesse di Pasquale Quaranta e dei Surace per la fornitura del cemento
Nella deposizione di due testi il racconto sulla tracotanza del clan Il Grande e l’interesse di Pasquale Quaranta e dei Surace per la fornitura del cemento
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Carmine Il Grande

Sono stati ascoltati ieri anche altri due testi nel processo “Costa Pulita” oltre all’imprenditore Francesco Cascasi la cui deposizione ha impegnato il Tribunale collegiale di Vibo Valentia per quasi tre ore. La prima a deporre è stata la signora Antonietta Mamone, 58 anni, sposata con Pasquale Landro che era stato sentito nella precedente udienza in ordine ad un incidente stradale contro Carmine Il Grande di Parghelia, seguito dagli spari contro l’abitazione dello stesso Landro a Zambrone il 7 novembre del 2010. “Ricordo di una lite mentre con mio marito stavo andando a Marina di Zambrone. La lite è avvenuta fra mio marito ed un altro automobilista per una questione di viabilità – ha ricordato in aula la Mamone – e davanti al villaggio Sabbie Bianche ci siamo fermati e mio marito ha continuato a litigare con questo signore. La sera, mentre era davanti alla finestra, ho quindi sentito dei colpi, degli spari, ma non sono in grado di dire se si trattasse di colpi d’arma da fuoco o dello scoppio di petardi. Ricordo che, spaventata, ho chiamato al telefono i carabinieri o la polizia, non so essere più precisa al momento essendo passati nove anni”. Carmine Il Grande è stato già condannato in primo grado con rito abbreviato a 10 anni di reclusione quale capo dell’omonimo clan di Parghelia. Altri 8 anni sono stati inflitti a Ferdinando Il Grande. [Continua dopo la pubblicità]

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Pasquale Quaranta

La fornitura del cemento a Ricadi e dintorni. Il secondo teste ad essere sentito in aula ed a rispondere alla domande del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, è stato invece Francesco Rizzo, geometra e libero professionista di Ricadi. La sua deposizione è servita alla pubblica accusa per meglio chiarire alcune vicende che interessano l’imputato Pasquale Quaranta, 56 anni, di Santa Domenica di Ricadi, che sta scontando l’ergastolo in via definitiva per altra vicenda giudiziaria conclusa con la sua condanna al carcere a vita per l’omicidio di Saverio Carone (12 marzo 2004) ed i ferimenti di Ivano Pizzarelli (30 novembre 2002 a Tropea) e Pietro Carone (6 giugno 2004 a Santa Domenica).

Federico Surace

“Conosco Pasquale Quaranta in quanto mio paesano – ha dichiarato il teste Rizzo – e il 25 novembre 2009 ricordo di essermi recato dai carabinieri di Tropea per segnalare alcune vicende. Non ritengo si trattasse di una denuncia. Ho segnalato ai militari dell’Arma che Pasquale Quaranta, in compagnia di uno dei fratelli Surace di Spilinga di cui non ricordo il nome, venne nel mio studio chiedendomi come mai per alcuni lavori che stavo eseguendo a Ciaramiti, ci siamo rivolti per la fornitura di cemento da una ditta di Vibo Marina anziché a ditte di Ricadi e dintorni, come quella dei Surace o di Pugliese. Io ho risposto che non avevo problemi a rivolgermi a ditte del posto purchè fossero economicamente vantaggiose e nel caso di specie con l’amministratore della società, che era Francesco Accorinti di Tropea, avevamo di deciso di rivolgerci ad una ditta di Vibo Marina perché il prezzo era migliore”. Il teste Michele Rizzo, pur invitato due volte dal Tribunale a guardarsi intorno, ha quindi dichiarato di non riconoscere in aula Pasquale Quaranta che pur si trovava a pochi metri da lui dietro le sbarre (era l’unico imputato detenuto presente). Rispondendo alle domande dell’avvocato Diego Brancia, il teste ha infine spiegato di aver conosciuto “Saverio Carone perché per il movimento terra mi appoggiavo a lui. Ho poi deposto in Corte d’Assise per l’omicidio di Saverio Carone e lì ho riconosciuto dietro le sbarre Pasquale Quaranta”. Da ricordare che Federico Surace, 28 anni, di Spilinga, è stato condannato nel troncone del processo “Costa Pulita” celebrato con rito abbreviato a 4 anni ed 8 mesi. Stessa pena anche per il fratello Davide Surace, di 34 anni.

Pino Bonavita catturato a Praga
Pino Bonavita

Gli imputati del processo “Costa Pulita” che si sta celebrando con rito ordinario dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia sono: Francesco Giuseppe Bonavita, detto “Pino” (cl. ’46) di Briatico; Giuseppe Armando Bonavita (cl. ’79), di Briatico, figlio di Pino; Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, (cl. ’61), di Limbadi; Nazzareno Colace (cl. 64), di Portosalvo; Greta Accorinti (cl. ’87), di Briatico, figlia del presunto boss Antonino Accorinti; Domenico Mancuso (cl. ’75), di Limbadi, figlio del boss Giuseppe Mancuso detto “‘Mbroghja”; Pasquale Quaranta (cl. 63), di Santa Domenica di Ricadi; Egidio Il Grande (cl. 64), di Parghelia; Filippo Niglia (cl. ’60), imprenditore di Briatico, attivo nel settore della navigazione per le isole Eolie; Pasquale Puglia (cl. ’74) di Polla (Sa); Francesco Pugliese (cl. ’64), nativo di Spilinga, ma domiciliato a Mesiano di Filandari; Giuseppe Evalto (cl. ’63), imprenditore originario di Spilinga; Andrea Granato (cl. ’92), di Briatico; 

Giuseppe Evalto

Emanuele Granato (cl. 88), di Briatico; Adriano Greco (cl. ’82), di Briatico; Domenico Marzano (cl. ’66), di Briatico, avvocato e già assessore comunale ai Lavori pubblici del Comune di Briatico; Gennaro Melluso (cl. ’70), ex assessore di Briatico; Francesco Crigna (cl. ’70), già vicesindaco del Comune di Parghelia; Roberto Caruso (cl. ’55), di Cosenza, proprietario del complesso residenziale di Briatico denominato “La nave” sito in località “Brace”; Aldo Gallucci (cl. 55), di Vibo Valentia, dipendente della Capitaneria di Porto di Vibo Marina; Leonardo Russo (cl. ’70) di Zambrone; Saverio Sergi (cl. ’58) di Briatico; Francesco Zungri (cl. ’60), di Briatico; 

Adriano Greco

Marino Luciano Artusa (cl. ’61), di Filandari; Michele Fusca, detto “Lello”, (cl. ’42), di Vibo Valentia, imprenditore attivo nel settore edile e delle costruzioni, accusato di violenza privata aggravata dalle modalità mafiose; Alessandra Borello (cl. ’84), di Briatico, nipote del presunto boss di BriaticoAntonino Accorinti, e moglie di Francesco Marchese di Briatico; Marco Borello (cl. ’74), di Briatico, accusato di essere il “titolare” formale della squadra di calcio “Asd Briaticese” il cui reale proprietario occulto sarebbe, secondo la Dda, Antonino Accorinti; Francesco Capano (cl. ’72), nato a Vibo Valentia; Pantaleone Costantino (cl. ’57), di Limbadi; Francesco Daniele (cl. 58) di Argusto (Cz); Massimo Fortuna (cl. ’76), di San Gregorio d’Ippona, titolare di una ditta che si era aggiudicata il servizio di refezione scolastica a Briatico nel 2011; Giuseppe Garrì (cl. ’72) di San Costantino di Briatico, detto “Peppe u Papa”; Francesco Grillo (cl. ’79) di Paradisoni di Briatico, titolare di una ditta attiva nel commercio all’ingrosso della frutta; Giuseppe Lo Gatto (cl. ’71) di Briatico, titolare dell’omonima ditta individuale che gestiva “Il Mulino della Rocchetta” di Briatico, ristorante per la Dda “facente capo e riconducibile alla cosca Accorinti”; 

Domenico Mancuso

Salvatore Loiacono (cl. ’67), di Zambrone; Simone Loiacono (cl. ’89), di Briatico, accusato di essere il titolare formale del “Bar Jolly” per conto dei fratelli Emanuele e Simone Melluso di Briatico; Gregorio Loiacono (cl. ’58) di Briatico; Domenico Marchese (cl. ’79), alias “Banana”, di Tropea, titolare dell’omonima ditta di installazione di impianti idraulici e condizionamento a Ricadi (è indagato per armi ed è ritenuto dalla Dda vicino al clan Il Grande di Parghelia); Francesco Melluso (cl. ’70) di Briatico; Antonio Napoli (cl. ’44) di Briatico; Caterina Nicolino (cl. ’77) di Milano, accusata di essere stata per un certo periodo socia ed amministratrice di una società che gestiva un villaggio turistico “per conto sia di Bonavita Francesco Giuseppe che di Accorinti Antonino”; Salvatore Pandullo (cl. ’87) di Seregno, sposato con Greta Accorinti, figlia di Antonino Accorinti; Loredana Pappalo (cl. ’71), di Magenta (Mi), convivente di Francesco Piccolo; Francesco Piccolo (cl. ’74) di Tropea, ma residente a Magenta (Mi); Michele Salerno (cl. ’46), di Cutro (Kr); Antonino Staropoli (cl. ’82), titolare di fatto per la Dda dell’agenzia immobiliare “Progetto Casa” di Briatico; Francesco Tripaldi (cl. ’52),di Limbadi; Stefangregorio Tripaldi (cl. ’79) di Limbadi; Giuseppe Vangeli (cl. 61) di Longobardi, frazione di Vibo Valentia; Claudia Barbuto, 45 anni, di Vibo Valentia; Domenico Simonelli, 36 anni, di Tropea, detto “Ballotu”; Antonio Merenda, 57 anni, di Spilinga.

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