“Luce nei boschi”, assolto definitivamente l’ex sindaco Altamura

La Procura generale di Catanzaro non ha appellato la sentenza di primo grado del processo contro i clan delle Preserre, assolvendo tra gli altri l’ex primo cittadino di Gerocarne.

La Procura generale di Catanzaro non ha appellato la sentenza di primo grado del processo contro i clan delle Preserre, assolvendo tra gli altri l’ex primo cittadino di Gerocarne.

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La Procura generale di Catanzaro non ha appellato la sentenza di primo grado del maxi processo “Luce nei boschi” contro i clan delle Preserre in riferimento alle posizioni già scagionate da tutte le accuse. In particolare quelle di Michele Altamura, già sindaco di Gerocarne, Giuseppe Prestanicola, Rocco Loielo, Francesco Maiolo e Francesco Taverniti.

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Appello che, per ragioni diverse, visto che le contestazioni erano già cadute in prescrizione in primo grado, non è stato necessario neppure per le posizioni di Rocco Santaguida, Girolamo Macrì, Roberto Codispoti, Bruno Zungrone, Giuseppe Nesci, Antonio Condina, Giuseppe Gentile, Michele Rizzuti. Significativa, in particolare, è l’assoluzione del’ex primo cittadino di Gerocarne. Il nome di Altamura finì nell’inchiesta perché accusato di associazione mafiosa finalizzata soprattutto al condizionamento degli appalti boschivi. Sospetti alimentati dal fatto di essere il nipote di Antonio Altamura, alias “il sindaco”, presunto boss della zona di Ariola, lo stesso che avrebbe favorito l’ascesa politica del nipote.  

Lo stesso Altamura, scarcerato nel 2013, tornò alla ribalta delle cronache per un fatto positivo, nel 2012, avendo conseguito in carcere la laurea in ingegneria civile nel corso di una seduta che vive la commissione dell’Unical di Cosenza traferirsi nell’istituto di pena in cui lo stesso era detenuto. Positivo il commento dell’avvocato Maria Rosaria Turcarolo. «La verità è emersa chiaramente nel processo – ha detto al Quotidiano del Sud – e le ragioni che hanno portato all’assoluzione sono evidenti e correttamente motivate non lasciando spazio al minino ricorso in appello. Giustizia è stata fatta anche se è giusto evidenziare come in un Paese cosiddetto civile come il nostro un innocente possa subire un processo con custodia precautelare che comporterà danni sociali, umani, affettivi e professionali devastanti che mai alcuna sentenza assolutoria potrà riparare».