“Rinascita”: gli affari dei clan vibonesi con slot, macchinette e legname

Andrea Mantella svela le ingerenze mafiose nella gestione dei centri scommesse, gli accordi con i Piscopisani ed i Bonavota e l’influenza dei Mancuso
Andrea Mantella svela le ingerenze mafiose nella gestione dei centri scommesse, gli accordi con i Piscopisani ed i Bonavota e l’influenza dei Mancuso
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Getta un fascio di luce anche sulla gestione dei centri scommesse, delle video slot nel Vibonese e delle macchinette per la distribuzione di alimenti e bevande, l’operazione antimafia “Rinascita-Scott” condotta sul campo dai carabinieri con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Un affare, quello dei centri scommesse, non sfuggito al controllo della criminalità organizzata con un accordo che includeva su Vibo Valentia anche il clan dei Piscopisani ed i Bonavota di Sant’Onofrio e sul quale si sofferma in particolare il collaboratore di giustizia Andrea Mantella. [Continua dopo la pubblicità]

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Per quanto riguarda la gestione dei centri scommesse e delle video slot, io – dichiara Mantella – ho fatto installare su Vibo Valentia le macchinette di Pasquale Bonavota, poi c’erano anche altre ditte intestate a Francesco Mallamace e Carletto Pezzo”. Andrea Mantella, quindi, su tale dato conferma le emergenze investigative già emerse nell’operazione “Uova del drago” del 2007 contro il clan Bonavota dove un apposito capitolo era dedicato all’imposizione dei videogiochi da parte del clan di Sant’Onofrio anche nei villaggi turistici di Pizzo Calabro.

Rosario Battaglia

I contrasti con i Piscopisani. Ad inserirsi nell’affare dei videogiochi e delle “macchinette”, secondo Andrea Mantella, sarebbe stato anche il clan dei Piscopisani. Anche i Piscopisani avevano le macchinette e le piazzavano con Francesco Scrugli in giro per Vibo, sicuramente al Circolo Diamante. Stavano però esagerando, nel senso che a Vibo piazzavano le loro macchinette togliendo quelle degli altri, tanto che si sono dovuti chiarire con Domenico Bonavota, a casa sua, dove ci fu un incontro con Rosario Battaglia e Francesco Scrugli”.

Pantaleone Mancuso

LE MACCHINETTE PER ALIMENTI E BEVANDE. “Riguardo invece alle macchinette per la distribuzione di alimenti e bevande su Vibo Valentia – ha dichiarato Mantella – vengono gestite da un uomo vicino a Luni Mancuso, detto “Scarpuni”, che le ha collocate in gran parte degli uffici pubblici. Il capannone di tali macchinette è collocato nella zona industriale di Vibo Valentia nei pressi del Vibo Center”.

L’AFFARE DEL LEGNAME. Quello delle “macchinette” non è però il solo affare sul quale ha messo le mani nel Vibonese la criminalità organizzata. Andrea Mantella parla infatti anche di un accordo per la gestione del cippato, cioè del legno ridotto in scaglie prodotto dai tronchi e dai rami ed usato anche quale combustibile per le caldaie.

Per la gestione del cippato – ha fatto mettere a verbale Andrea Mantella – c’era un accordo fra i gruppi criminali Anello di Filadelfia e Bonavota di Sant’Onofrio per sostenere un certo Rubino suocero di Francesco Mallamace. Gli stessi Anello e Bonavota, inoltre, dopo l’uccisione di Raffaele Cracolici sostengono anche la ditta De Renzo. Alle dipendenze di Francesco Mallamace, genero di Rubino, è assunto Giuseppe Fortuna, fratello di Francesco Fortuna di Sant’Onofrio. Ricordo anche che presso la riserva di Rubino – ha aggiunto il collaboratore – io, Francesco Scrugli, Francesco Fortuna, Salvatore Mantella e Onofrio Barbieri andavamo a provare pistole, fucili e kalashnikov. Non ricordo dove è ubicato il deposito di Mallamace anche se gli uffici erano presso l’immobile dell’ingegnere Rizzuti che era sotto usura – conclude Mantella – da parte di Saverio Razionale, Gregorio Gasparro e Nazzareno Felice”.

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