La comunità si ribella al parroco, i fedeli di Piscopio dal vescovo Renzo

Chiesto l’allontanamento di don Mario Fusca “reo” di presunti comportamenti arroganti e “violenti”. Il sacerdote era giunto alla guida della parrocchia circa nove anni fa. I membri del comitato raggiunti da lettere minatorie

Chiesto l’allontanamento di don Mario Fusca “reo” di presunti comportamenti arroganti e “violenti”. Il sacerdote era giunto alla guida della parrocchia circa nove anni fa. I membri del comitato raggiunti da lettere minatorie

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I fedeli di Piscopio a Mileto
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Non è certamente un’estate tranquilla, quella che sta vivendo il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo. Alle prese con le tensioni in atto con la fondazione di Natuzza sul tema riforme dello statuto, il presule in questi giorni si sta trovando ad affrontare diverse spinose questioni riguardanti alcuni suoi sacerdoti. La scorsa settimana sono stati i fedeli di Caria e Drapia a chiedere al presule che il loro parroco, don Antonio Gennaro, non venisse destinato ad altri incarichi. 

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Ieri, invece, a giungere a Mileto e a chiedere di incontralo sono stati un centinaio circa di fedeli della comunità di Piscopio, in questo caso per chiedere ad alta voce che il parroco don Mario Fusca venisse trasferito altrove. Giunti nella curia vescovile di prima mattina, i fedeli, costituitisi in comitato spontaneo, sono stati accompagnati dal segretario del vescovo don Graziano Maccarone nella sala conferenze monsignor “Vincenzo De Chiara”, situata all’interno del seminario diocesano. 

Successivamente, una delegazione è stata accolta da monsignor Renzo nel suo appartamento privato. Al presule sono state esposte le motivazioni alla base delle richieste di allontanamento di don Fusca. In particolare, al sacerdote, da nove anni circa alla guida della parrocchia, si lamenta di essere sin da subito entrato in contrasto con la comunità e di attuare “comportamenti arroganti, sprezzanti, irriguardosi e violenti” che hanno minato “la convivenza civile e religiosa dell’intera popolazione”. 

Nell’occasione, si è anche parlato di lettere anonime con tanto di “accuse infamanti” e di “minacce di morte” indirizzate ai membri del comitato e a loro familiari. Un episodio gravissimo, che ha contribuito “a togliere tranquillità e serenità” ai diretti interessati, tant’è che gli stessi hanno pensato di sporgere regolare denuncia “presso la caserma dei carabinieri di Vibo Valentia e gli Uffici di Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica”, senza tralasciare “di mettere al corrente di tutto il vescovo”. 

Monsignor Renzo avrebbe prospettato ai delegati di voler affiancare a breve, a don Fusca, un altro sacerdote. Tale eventualità non soddisfa appieno i fedeli di Piscopio, i quali, dopo aver già investito della questione la Cei e i vescovi calabresi, si ripropongono di interessare del caso anche la Prefettura di Vibo Valentia, fermamente convinti a non arrendersi e a continuare la loro battaglia, “volta ad ottenere una vera guida spirituale per Piscopio”.

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