‘Ndrangheta: clan Lo Bianco, Cassazione respinge il ricorso di Morelli

Il 34enne ritenuto vicino ad Andrea Mantella sino al pentimento di quest’ultimo, è stato condannato per associazione mafiosa

Il 34enne ritenuto vicino ad Andrea Mantella sino al pentimento di quest’ultimo, è stato condannato per associazione mafiosa

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La sesta sezione penale della Cassazione ha ritenuto “inammissibile” il ricorso proposto da Salvatore Morelli, 34 anni, di Vibo Valentia, definitivamente condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa. La pena gli era stata inflitta dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 17 gennaio 2013 nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro denominata “The Goodfellas” (“I Bravi Ragazzi”) condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia all’epoca retta da Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò, e poi divenuta irrevocabile.

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Avverso tale sentenza, Salvatore Morelli aveva proposto un’istanza di revisione alla Corte d’Appello di Salerno che l’aveva però dichiarata “inammissibile”. Da qui il ricorso in Cassazione contro tale decisione confermata dalla Suprema Corte che ha ora depositato anche le motivazioni della sua decisione. [Continua dopo la pubblicità]

 Niente prove nuove. Ad avviso della Cassazione, i rilievi mossi da Salvatore Morelli appaiono “manifestamente infondati” in quanto il ricorrente ha fondato la propria istanza di revisione non già sulla prospettazione di prove nuove, bensì sulla dedotta inconciliabilità tra i fatti posti a fondamento della sentenza di condanna del 2013 emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro il 17 gennaio 2013, divenuta irrevocabile in data 22 novembre 2013, con la quale il Morelli è stato condannato per il delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso (appartenenza al clan Lo Bianco di Vibo Valentia) ed i fatti accertati dal decreto di archiviazione emesso dal gip di Catanzaro emesso in data 14 settembre 2012 e dalle sentenze emesse dalla Corte di Appello di del 2015 che hanno disposto l’archiviazione ed assolto Morelli (in foto) da plurimi delitti di interposizione fittizia al fine di eludere le misure di prevenzione patrimoniale e di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

 Il ruolo di Morelli nel clan Lo Bianco. Per la Suprema Corte, pertanto, la Corte d’Appello di Salerno ha correttamente valorizzato il tenore “delle intercettazioni svolte tra presenti in carcere tra soggetti appartenenti alla consorteria Lo Bianco di Vibo Valentia (e, segnatamente, da Francesco Pardea ed Antonio Domenico Macrì), dalle quali risultava il ruolo di Salvatore Morelli, detto “l’Americano”, di collettore dei proventi delle attività illecite del gruppo e di gestore della cassa comune, dalla quale il medesimo prelevava i contributi per gli associati, anche al fine di porre in essere forme di sostegno assistenziale per i sodali detenuti ed il pagamento delle spese legali in loro favore”.

La Corte territoriale ha così “logicamente e congruamente rilevato che i titoli per i quali Morelli risulta successivamente assolto riguardano ipotesi di reato aventi ad oggetto la violazione di disposizioni di legge in materia di elusione delle misure di prevenzione e di estorsione. La accertata insussistenza di tali condotte, tuttavia, non esclude, neppure sul piano logico, il ruolo rivestito da Morelli nell’ambito della consorteria delinquenziale così come delineato dalla sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro”.

Salvatore Morelli – indicato fra i soggetti più vicini ad Andrea Mantella sino alla decisione di quest’ultimo di collaborare con la giustizia – è stato altresì condannato a pagare le spese processuali ed un’ammenda di 1.500 euro.

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