Fraudolento danneggiamento di beni assicurati a Vibo, ecco tutte le accuse

Inchiesta “Dirty Business”, l’ultimo capitolo dell’indagine per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto il rinvio a giudizio di 65 indagati

Inchiesta “Dirty Business”, l’ultimo capitolo dell’indagine per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto il rinvio a giudizio di 65 indagati

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Fraudolento danneggiamento di beni assicurati. C’è anche tale reato nei diversi capi di imputazione elevati dalla Procura di Vibo Valentia nell’inchiesta “Dirty Business” condotta sul campo dai carabinieri della Stazione di Vibo Valentia, all’epoca guidati dal comandante Nazzareno Lopreiato, e per la quale il pm Concettina Iannazzo ha chiesto al gup 65 rinvii a giudizio.

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 Truffa alle assicurazioni nel Vibonese: 65 richieste di rinvio a giudizio (NOMI)

Per tale reato devono rispondere Domenicantonio Arena e Giovanni Battista Arena (il primo di Paravati, il secondo di San Calogero) in concorso con Stefano Preiti (di San Calogero), Adriano Maccarone (di Rombiolo), Anna Maria Labate (di San Giovanni di Mileto) per un incidente a San Calogero che, stando alle indagini, non sarebbe mai avvenuto fra un autocarro con a bordo Stefano Preiti e la Volkswagen Polo di Adriano Maccarone con a bordo Anna Maria Labate. Secondo l’accusa, in questo caso sarebbero rimaste vittime del raggiro le assicurazioni Ina Assitalia ed Axa.

I due Arena, Salvatore Fogliaro (di Paravati), Leopoldo Marcello (di Mileto), Giuseppe Marcello (di Paravati) e Maria Carmela Arena (di Mileto) sono poi indagati per un altro falso incidente del 2011 che sulla carta sarebbe avvenuto a San Calogero con auto di proprietà di Fogliaro ed a bordo i due Marcello. In questo caso sarebbe stata tratta in errore la Axa Assicurazioni.

due Arena, il medico Mylene Molina (medico dell’ospedale di Tropea), Stefano Ruoppoli (di San Nicolò di Ricadi) Melania Arcese (di San Nicolò di Ricadi) e Salvatore Vitetta (di Tropea) sono poi protagonisti di un altro presunto falso incidente con l’auto questa volta di proprietà del medico Molina, condotta da Arcese e con a bordo Vitetta e Ruoppoli. Tratta in errore in questo caso la Duomo Unione Assicurazioni-Cattolica.

Domenicantonio Arena, Giovanni Battista Arena e Antonio Zinnà (di Mileto) sono quindi protagonisti nel 2013 di un sinistro che per i carabinieri non sarebbe mai avvenuto fra l’auto di Arena e quella di Zinnà, con un presunto raggiro ai danni della Unipol Assicurazioni.

I due germani Arena, ancora il medico Molina, Domenico Sardanelli (di Pizzo), Antonella Valotta (di Pizzo) e Vincenzo Crudo (di Rombiolo) sarebbero invece i protagonisti nel 2011 di un falso incidente stradale avvenuto sulla carta a Zungri fra l’auto con a bordo Sardanelli, Valotta e Crudo.

I due Arena, Sarina Nicolaci (di Paravati) Maria Nicolaci (di Paravati) Vincenzo Valente (di Vibo Valentia) sarebbero coinvolti in un presunto raggiro alla Unipol. In questo caso, secondo l’accusa, sarebbe stato individuato un falso teste oculare per un incidente a Rosarno nel 2012 che, per i carabinieri, non sarebbe mai avvenuto. Tale presunto falso teste oculare viene indicato dal pm in un cugino di Nicolaci Maria che avrebbe consentito agli altri indagati di conseguire un vantaggio patrimoniale consistito nell’ingiusto indennizzo assicurativo ottenuto in via transattiva – a titolo di risarcimento per i patiti danni – quantificati in complessivi 5.200 euro.

Infine i due Arena, Antonio Marcello (di Mileto) e Gaetano Arena (di Mileto) rispondono poi della presunta falsa documentazione per un fantomatico incidente stradale che sarebbe avvenuto a Vibo nel marzo 2012 tra le auto di Marcello, con a bordo Gaetano Arena, ed altro auto. In questo caso parte lesa è la Unipol Assicurazioni.

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