martedì,Agosto 3 2021

Processo “Costa Pulita”: fissato l’appello a tre anni dalla sentenza di primo grado

Si tratta del troncone con rito abbreviato nei confronti di 30 imputati, tutti nel frattempo tornati liberi per scadenza termini. Sotto accusa i clan Accorinti, Mancuso e Il Grande. Condannati in primo grado anche politici di Briatico e diversi imprenditori

Processo “Costa Pulita”: fissato l’appello a tre anni dalla sentenza di primo grado
Antonino Accorinti

Approda dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro il processo celebrato con rito abbreviato in primo grado nato da una delle operazioni antimafia più importanti degli ultimi anni:“Costa Pulita”. La sentenza di primo grado è stata emessa il 31 luglio 2018 dal gup distrettuale Pietro Carè. Una sentenza storica dal punto di vista giudiziario perché per la prima volta è stata riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa radicata nel territorio comunale di Briatico – il clan Accorinti-Bonavita-Melluso – e di un’altra avente la sua roccaforte a Parghelia: il clan Il Grande. L’approdo del processo in Corte d’Appello – con la prima udienza fissata per il 9 giugno prossimo – assume particolare significato alla luce dei ritardi (caso più unico che raro) registrati per il deposito delle motivazioni del verdetto: ben due anni. Solo nel luglio scorso, infatti, il gup distrettuale ha depositato le motivazioni della sentenza e ciò ha fatto sì che tutti gli imputati detenuti (boss ed affiliati) siano stati nel frattempo rimessi in libertà per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare, risalendo gli arresti all’aprile del 2006. In libertà sono così finiti i principali condannati: Antonino Accorinti ed il figlio Antonio di Briatico, ritenuti ai vertici dell’omonimo clan, Leonardo Melluso ed i figli, anche loro di Briatico, Carmine Il Grande di Parghelia, Nazzareno Colace di Portosalvo e, se non fosse stato per la detenzione a seguito di altra inchiesta (“Errore Fatale” che mira a far luce sull’omicidio di Raffaele Fiamingo e il tentato omicidio di Francesco Mancuso), anche del boss Cosmo Michele Mancuso. Quasi tutte le condanne sono state appellate dalle difese degli imputati, mentre la pubblica accusa non ha appellato l’unica assoluzione (che diviene così definitiva) decretata in primo grado dal giudice: quella nei confronti dell’ingegnere ed ex consigliere comunale di Vibo Valentia, Giancarlo Giannini, per il quale la Dda aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi. [Continua dopo la publbicità]

Andrea Niglia
Francesco Prestia

Fra le condanne di primo grado appellate dalle difese, anche quelle nei confronti degli ex sindaci di Briatico Andrea Niglia (condanna che gli è costata anche la carica di presidente della Provincia di Vibo) e Francesco Prestia (2 anni a testa per corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose, più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) oltre a quella – più pesante – nei confronti dell’ex consigliere comunale di Briatico Sergio Bagnato (4 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici). Le motivazioni della sentenza di primo grado – che passa ora al vaglio della Corte d’Appello – si compone di ben 1.245 pagine e illustrano il percorso logico-giuridico seguito dal gup per spiegare le seguenti condanne:

Leonardo Melluso

14 anni e 8 mesi Antonino Accorinti (la Dda aveva chiesto 20 anni di reclusione), indicato come il capo dell’omonimo clan di Briatico; 12 anni Antonio Accorinti, figlio di Antonino Accorinti (anche per lui chiesti 20 anni di carcere); 10 anni e 8 mesi per Cosmo Michele Mancuso (cl. ’49), boss di Limbadi dell’omonimo clan (chiesti 10 anni); 14 anni Nazzareno Colace, di Portosalvo (chiesti 14 anni); 10 anni Leonardo Melluso (cl. ’65), pure lui di Briatico, indicato quale capo dell’omonimo clan (14 anni); 8 anni e 8 mesi  Emanuele Melluso, di Briatico (14 anni); 8 anni e 8 mesi Simone Melluso, di Briatico (chiesti 18 anni); 7 anni Salvatore Muggeri (cl. ’77), genero di Antonino Accorinti (chiesti 12 anni); 10 anni Carmine Il Grande, indicato quale capo dell’omonimo clan di Parghelia (12 anni); 8 anni Ferdinando Il Grande, di Parghelia (10 anni); 8 anni Gerardo La Rosa, di Parghelia (10 anni); 6 anni e 8 mesi Giuseppe Evalto (cl. ’63), imprenditore originario di Spilinga ma residente a Pizzo (6 anni); 8 anni per Giuseppe Granato, imprenditore di Briatico (14 anni); 4 anni, 5 mesi e 10 giorni Giancarlo Lo Bianco (cl. ’80), imprenditore di Portosalvo (6 anni); 8 anni Francesco Grillo (cl. ’79) di Paradisoni di Briatico, titolare di una ditta attiva nel commercio all’ingrosso della frutta (10 anni); 6 anni e 8 mesi Francesco Marchese (cl. ’86), di Briatico (12 anni); 6 anni Salvatore Muzzupappa (cl. ’71), di Nicotera (6 anni); 7 anni e 4 mesi Pasquale Prossomariti, di Santa Domenica di Ricadi (10 anni); 6 anni Felice Lo Iacono, di San Costantino di Briatico (9 anni); 8 anni Giancarlo Lo Iacono, di Zambrone (14 anni); 8 anni Salvatore Prostamo, di Briatico (chiesti 12 anni); 8 anni Giovanni Rizzo (cl. ’82), di Nicotera Marina (6 anni); 8 anni Carlo Russo, di Zambrone (14 anni); 4 anni e 8 mesi Davide Surace (cl. ’85), di Spilinga (10 anni); 4 anni e 8 mesi Federico Surace (cl. ’91), di Spilinga (10 anni); 2 anni Eugenya Umyarova (cl. ’73) dell’Uzbekistan (3 anni e 4 mesi); 2 anni Francesca Galea, di Siderno (un anno e 10 mesi); 4 anni per l’ex consigliere comunale di Briatico Sergio Bagnato (chiesti 2 anni); 2 anni per l’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, nonché ex sindaco di Briatico, Andrea Niglia (chiesti 2 anni); 2 anni per l’ex sindaco di Briatico Francesco Prestia (chiesti 2 anni). [Continua in basso]

Giovanni Rizzo e Carlo Russo

Il rito abbreviato scelto dagli imputati ha consentito loro di usufruire di uno sconto di pena pari ad un terzo. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, usura, corruzione elettorale, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione illegale di armi, estorsione e danneggiamento i reati, a vario titolo, contestati. Gli unici assolti in primo grado dal reato associativo (politici a parte che avevano altre contestazioni) sono i fratelli Surace di Spilinga, difesi dagli avvocati Francesco Sabatino e Nicola Cantafora, condannati però per reati-fine. Gli imputati (politici compresi)sono stati altresì condannati a risarcire gli enti pubblici che si sono costituiti parti civili nel processo, ovvero la Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia, il Comune di Briatico, il Comune di Vibo Valentia, il Comune di Parghelia, l’associazione Antiracket ed Antiusura della Provincia di Vibo, e “Alilacco-Sos Impresa”,

L’ex consigliere di Briatico Sergio Bagnato (condannato a 4 anni)

Questi gli avvocati impegnati nel processo: Giuseppe Bagnato; Francesco Sabatino; Armando Veneto; Francesco Lojacono; Antonio Porcelli; Diego Brancia; Sergio Rotundo; Giuseppe Di Renzo; Giovanni Vecchio; Mario Bagnato; Francesco Muzzopappa; Vincenzo Gennaro; Francesco Calabrese; Nicola Cantafora; Vincenzo Galeota; Paola Stilo; Brunella Chiarello; Stefania Mantelli; Nicola Marcella; Riccardo Adamo; Giovanni Aricò; Luca Cianferoni; Adriano Bazzoni; Francesco Gambardella; Michele Accorinti; Vincenzo Trungadi; Pietro Marino; Antonello Fuscà; Gabriele D’Ottavio; [Continua in basso]

Gerardo La Rosa e Ferdinando Il Grande

Pasqualino Circosta; Giuseppe Altieri; Guido Contestabile; Massimo Pugliese; Francesco De Luca; Anselmo Torchia; Daniela Garisto; Marco Talarico; Sandro Furfaro; Gregorio Viscomi; Antonio Corsaro; Salvatore Pisani; Damiano Vita; Graziella Scionti; Antonio Cimino; Marco Oldani; Fabio Oldani; Domenico Francica; Daniela Costa; Vincenzo Cicino; Salvatore Staiano; Antonio Speziale; Francesco Schimio; Patrizio Cuppari.

Per altri 49 imputati che hanno invece optato per il rito ordinario il processo di primo grado è invece ancora in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

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