‘Ndrangheta: clan Lo Bianco, Cassazione conferma la confisca dei beni di Franco Barba

Si tratta di due fabbricati di elevato valore ubicati a Vibo Valentia e delle quote dell’azienda Alba Sud srl operante nel settore edilizio

Si tratta di due fabbricati di elevato valore ubicati a Vibo Valentia e delle quote dell’azienda Alba Sud srl operante nel settore edilizio

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Restano confiscati alcuni beni di Franco Barba, 56 anni, di Vibo Valentia, finiti nel “mirino” dei magistrati antimafia con l’operazione “Nuova Alba” che ha fatto registrare per l’imputato la condanna definitiva a 6 anni per associazione mafiosa. Solo relativamente alla confisca dei beni, la Suprema Corte aveva annullato con rinvio per una nuova pronuncia da parte della Corte d’Appello di Catanzaro che ha poi confermato la sentenza emessa dal gip distrettuale il 18 luglio 2008. La confisca decisa ora dalla Cassazione – che ha respinto il ricorso di Barba – interessa un terreno con soprastante fabbricato ubicato in località “Lacquari” di Vibo Valentia, del valore stimato da un perito pari a 585mila euro, ed un terreno con soprastante fabbricato ubicato in località “Giuliana” di Vibo Valentia del valore peritale stimato in 336mila euro. Confiscate poi le quote della “Alba Sud srl”, del cui complesso aziendale fa parte uno stabilimento industriale del valore di 1.100.000,00 euro. L’azienda è entrata a far parte del patrimonio di Franco Barba nel 2004 per un controvalore dichiarato di 12mila euro. Franco Barba in precedenza ha operato sempre nel settore edilizio mediante altra impresa (la Edil Vibo Costruzioni srl) costituita nel 1993 e attiva fino al 2004. L’imputato è stato ritenuto componente e partecipe della ‘ndrina dei Lo Bianco di Vibo Valentia per un arco temporale che va dai primi anni ‘90 fino al mese di febbraio del 2007. Secondo la Cassazione l’acquisto dei beni è quindi avvenuto in un arco temporale (2000-2004) interamente ricadente all’interno del periodo di affermata partecipazione di Franco Barba alla cosca mafiosa Lo Bianco-Barba attiva sulla città di Vibo Valentia. I giudici hanno ritenuto infondate le doglianze difensive di Barba anche laddove lamentavano che il provvedimento di confisca avrebbe indebitamente investito un immobile di formale proprietà della moglie di Barba Franco, ovvero Lo Bianco Maria Carmelina nonché parte delle quote della Alba Sud srl intestate ai figli, Barba Bruno e Barba Vincenzo.

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E’ stato, infatti, espressamente affermato il principio che in tema di sequestro e confisca di prevenzione, il rapporto esistente tra il proposto e il coniuge, i figli e gli altri conviventi costituisce circostanza di fatto significativa della fittizietà della intestazione di beni dei quali il proposto non può dimostrare la lecita provenienza, quando il terzo familiare convivente, che risulta formalmente titolare dei cespiti, è sprovvisto di effettiva capacità economica. Nel caso di specie, poi, l’imputato non avrebbe presentato la dichiarazione dei redditi nel periodo che va dal 1988 al 1992, mentre vi sarebbe una persistente sperequazione (definita differenziale negativo) tra entrate ed uscite del nucleo familiare dell’imputato nell’arco temporale considerato. Franco Barba attualmente si trova indagato nell’operazione antimafia “Outset” con l’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio di Mario Franzoni, consumato in maniera efferata il 21 agosto 2002 a Portosalvo di Vibo Valentia, allorché la vittima – ormai residente a Mariano Comense da anni, fece ritorno nel Vibonese per trascorrere un periodo di vacanze estive nel luogo di origine. Alla base dell’impianto accusatorio le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella, Raffaele Moscato, Giuseppe Giampà, Pasquale Giampà e Domenico Giampà. 

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