martedì,Agosto 9 2022

Tirocinanti, decine di precari da anni alla Provincia e al Comune di Vibo e quel futuro che non c’è

In servizio nelle due amministrazioni, fanno parte degli oltre 4mila lavoratori calabresi che attendono la stabilizzazione e che a fine novembre (con la scadenza della proroga) potrebbero addirittura essere mandati a casa

Tirocinanti, decine di precari da anni alla Provincia e al Comune di Vibo e quel futuro che non c’è

Tra gli oltre 4mila tirocinanti calabresi che attendono la stabilizzazione, e che a fine novembre (mese in cui è prevista la scadenza della proroga dei contratti e, dal punto di vista normativo, non vi sarà possibilità di ulteriori rinnovi) potrebbero addirittura essere mandati a casa, ci sono anche decide e decine di precari che da anni prestano servizio sia alla Provincia (51 in tutto) quanto al Comune di Vibo Valentia (complessivi 24). Si tratta degli ex percettori di ammortizzatori sociali in deroga confluiti nel bacino dei tirocinanti e che da anni svolgono la loro attività negli enti locali calabresi, nella maggior parte dei casi sostituendo il personale andato in pensione e mai rimpiazzato. I lavoratori lamentano le difficili condizioni in cui operano, come la mancanza di copertura contrattuale e assicurativa. Si tratta di gente diventata con il passare del tempo tristemente invisibile, con salari da fame e diritti spesso e volentieri negati. Sono questi i precari mai diventati lavoratori veri, figli di una politica distratta e di una gelida burocrazia, il cui futuro occupazionale appare sempre più incerto, confuso, irraggiungibile. Il resto è fatto di attese infinite, incontri spesso inconcludenti e una quotidianità difficile da programmare. [Continua in basso]

Alla Provincia chiesto un incontro al presidente Salvatore Solano

I 51 tirocinanti impiegati sin dall’ottobre del 2019 a Palazzo ex Enel, dove svolgono molte mansioni nei diversi ambiti dell’ente, hanno di recente chiesto e, peraltro, già ottenuto un incontro al presidente dell’amministrazione Salvatore Solano al fine di mettere sul tavolo proprio le loro problematiche. Il faccia a faccia si terrà il prossimo lunedì, 4 luglio, e al primo inquilino della Provincia sarà chiesto, in particolare, di farsi promotore di un incontro con le parti sociali per affrontare il problema di tutti i lavoratori tirocinanti. Sempre la stessa la paura in vista della scadenza della proroga fissata per novembre prossimo: la concreta possibilità che possa terminare il lo percorso formativo e, dunque, non lavorare più.

A Palazzo Razza impiegati nei diversi settori amministrativi

Il Comune di Vibo

Al Comune capoluogo i 24 tirocinanti svolgono le mansioni più disparate: dalla portineria ai servizi cimiteriali agli uffici amministrativi aperti al pubblico, nonché a ruoli afferenti anche materie politiche. Insomma, nonostante non siano impiegati, di fatto, e la loro funzione funga da supporto alla normale attività amministrativa dell’ente, questi precari risultano preziosi all’attività dell’amministrazione e la loro assenza in futuro potrebbe farsi sentire soprattutto in un ente, come quello di Palazzo Luigi Razza, che ha una cronica carenza di personale. A giugno del 2021, inoltre, i tirocinanti hanno anche indirizzato al presidente della IV commissione Politiche sociali Antonino Roschetti anche una lettera affinché interessasse l’amministrazione della loro situazione, anche se dovrà essere sempre la Regione a decidere il loro futuro occupazionale. Nella missiva gli interessati hanno, tra le altre cose, spiegato che per quanto riguarda la retribuzione, pagata in forma bimestrale, con tutti i disagi che questa modalità di pagamento comporta, «questa – è stato annotato – a volte è l’unica forma di sostegno per le famiglie. Spesso ci sentiamo dire di guardarci attorno per trovare un vero lavoro, ma alcuni di noi, con età quasi vicina alla pensione, dove devono guardare?  Non dimentichiamo, poi, che il nostro stato di ex percettori di mobilità in deroga è dovuto proprio al fallimento o alla chiusura di aziende ed attività martoriate dalla scarsa economia calabrese… ». E ancora: «In molti enti, i sindaci hanno espresso il loro appoggio ai tirocinanti, presentando delle richieste di proroga dei contratti. Sebbene tale iniziativa sia lodevole, la problematica che ne seguirebbe è che ancora una volta rimarremmo “lavoratori in nero” con un rimborso di 500 euro a fronte di veri e propri ruoli svolti al pari degli impiegati. La nostra semplice richiesta è quella di vedere la nostra situazione risolta una volta per tutte, conferendo – questa la fine della lettera – la dignità dovuta a noi tirocinanti e alle nostre famiglie attraverso un vero e proprio contratto lavorativo». [Continua in basso]

Stipendio dignitoso e una copertura contributiva

Roberto Occhiuto

Questi lavoratori – come i loro colleghi sparsi nei diversi enti locali della Calabria – non chiedono al governo della Regione la luna, ma solo di poter essere finalmente stabilizzati per poter avere uno stipendio dignitoso a fine mese e una copertura contributiva. Insomma, la tranquillità occupazionale. Diverse negli ultimi mesi sono state le manifestazioni di protesta per paura che il prossimo novembre possano essere accompagnati alla porta. L’ultima – ma solo in ordine di tempo – si è svolta a metà giugno di fronte la Cittadella regionale, a Catanzaro. Da sempre al loro fianco l’Usb (Unione sindacale di base) che il giorno dopo la manifestazione non ha mancato di ribadire al presidente della Regione Roberto Occhiuto che questi precari attendono di conoscere «lo stato dell’arte». Quindi, l’invito alla Regione a mettere «in campo nell’immediato strumenti affinché i tirocinanti abbiano le risposte che attendono da anni. I tempi stringono. Come tutti sanno, infatti, a novembre i tirocini termineranno. Serve convocare nell’immediato un tavolo alla presenza anche dei ministeri interessati e dell’Anci, esigenza che tutti riconoscono ma che, purtroppo, nessuno intende promuovere.  Rinviare, prendere tempo e buttarla in caciara servirà forse alla giunta regionale, sicuramente non ai calabresi».


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