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Il Corsivo | Piano di riequilibrio a Vibo: le scelte di sindaco e assessore potrebbero portare ad un nuovo dissesto

Un errore dietro l’altro con argomentazioni di cui sfugge la logica, al di là della solita retorica sull’interesse della collettività e la trasparenza

Il Corsivo | Piano di riequilibrio a Vibo: le scelte di sindaco e assessore potrebbero portare ad un nuovo dissesto
Il sindaco Maria Limardo

La decisione delle sezioni riunite della Corte dei Conti di dichiarare il Comune di Vibo decaduto dal potere di riformulare o rimodulare il Piano di riequilibrio finanziario se da un lato apre scenari poco allegri per i cittadini, dall’altro conferma l’inadeguatezza del sindaco Limardo, facendo emergere le sue gravi responsabilità per aver sprecato un’occasione più unica che rara per allontanare un secondo dissesto. Molte sono le considerazioni da fare sulla protagonista assoluta di questa vicenda, sia in relazione alla ratio del suo agire che agli errori commessi. Il punto di partenza non può che essere la nota stampa del 25 febbraio, con la quale il sindaco e l’assessore Nardo hanno ragguagliato i cittadini sulle “vicende romane”; le argomentazioni esposte e la scelta dei tempi meritano specifici approfondimenti. Il primo cittadino, neppure di fronte ad una situazione così seria, ha rinunciato ad anteporre il proprio tornaconto politico agli interessi dei vibonesi, tenendo nascosta la determinazione della Corte dei Conti per oltre un mese, dandone comunicazione solamente dopo che la notizia si era già diffusa in città ed il “segreto” non era più tale. Ormai il sindaco pensa ed agisce unicamente in ragione della propria traballante ricandidatura e, in assenza di risultati amministrativi da poter far valere, cerca di puntellarla attraverso il rilancio della propria immagine “in altri settori”.

Fallito il tentativo di ottenere la presidenza del Sistema Bibliotecario Vibonese, ella ha puntato forte su quella dell’Anci regionale, in relazione alla quale, ove fosse trapelata la notizia di cui si discute, le sue possibilità di farsi eleggere si sarebbero notevolmente ridotte. Da qui, a nostro avviso, la decisione di secretare tutto fino alla conclusione della sfida con l’altro candidato, il sindaco di Cosenza Caruso; l’intento della Limardo è però poi naufragato per un intoppo burocratico che ha determinato il rinvio dell’elezione al prossimo 31 marzo. Venuto meno il segreto, il primo cittadino ha tentato di attenuare i danni causati sul fronte interno dalla “tardiva comunicazione”, facendo ricorso alla solita retorica sulla trasparenza e sull’interesse della collettività, cercando invece di far passare l’idea della celerità con cui informava la cittadinanza di quanto appreso nei giorni precedenti in seguito ad un incontro avvenuto a Roma con l’avvocato del Comune in ordine alla decisione dei giudici contabili. Riteniamo che anche questo tentativo abbia avuto poca fortuna, atteso che le argomentazioni utilizzate cozzano contro ogni logica. Infatti, nell’era del digitale, sostenere di essere venuta a conoscenza della decisione della Corte dei Conti dopo più di un mese equivale a dire che lo scambio di informazioni tra l’amministrazione ed il proprio legale avvengono con l’utilizzo dei piccioni viaggiatori.

La verità è che il sindaco era perfettamente a conoscenza dei fatti sin dal 18 gennaio, data in cui il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza ed ha tenuto tutto nascosto per i motivi di cui si è sopra detto. Rappresentano invece una vera arrampicata sugli specchi le argomentazioni utilizzate dal sindaco per giustificare la mancata rimodulazione o riformulazione del Piano entro la data di scadenza del 31 dicembre 2022. Non si sarebbe trattato di una pura negligenza, bensì di una precisa scelta, adottata insieme all’assessore Nardo, frutto della convinzione che avrebbe avuto poco senso approvare un nuovo Piano entro la data prevista senza conoscere l’entità delle risorse economiche di cui avrebbe usufruito il Comune in seguito alla firma del “Patto salva città”. Sappiamo come è andata a finire: i giudici hanno spiegato in sentenza che la possibilità di rimodulazione o riformulazione del Piano ed il “Patto salva città” sono due cose diverse, non sovrapponibili, dichiarando pertanto decaduto l’ente da quella possibilità. Lasciando da parte i tecnicismi, in questa sede basta osservare che un qualsiasi amministratore di buon senso e medie qualità, di fronte ad un termine perentorio – da un lato ben conoscendo i rilievi mossi dai giudici all’atto della bocciatura del Piano di riequilibrio approvato dal Comune ad agosto 2019, dall’altro avendo già esposto le proprie ragioni nell’atto di impugnazione – quantomeno in via prudenziale avrebbe dovuto utilizzare queste conoscenze, cercando di armonizzarle con le “esigenze” di tutti gli attori (Comune e giudici), per rimodulare tempestivamente il vecchio Piano, invece di far scadere inopinatamente il termine, in attesa degli effetti di un diverso strumento (Patto salva città).

La conseguenza di tutto questo è che il primo marzo le sezioni riunite della Corte dei Conti si pronunceranno sulla congruità dell’originario Piano di riequilibrio, già bocciato dai giudici contabili della Calabria. Anche se ipoteticamente potrebbero essere accolte le doglianze del comune, questo non sposterebbe nulla rispetto ai rilievi sopra formulati, che attengono alle ragioni del modus operandi del sindaco ed alla sconsiderata scelta di non procedere alla rimodulazione del Piano, assunta in tandem con l’assessore Nardo.

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