sabato,Giugno 22 2024

Diocesi di Mileto, il vescovo rinnova i vertici della Curia: ecco i nomi

Assegnati anche gli incarichi di vicario generale e cancelliere. Monsignor Nostro: «Presbiterio unito, capace di portare a compimento il progetto che Dio ha su ciascuno di noi»

Diocesi di Mileto, il vescovo rinnova i vertici della Curia: ecco i nomi
La Cattedrale di Mileto e monsignor Attilio Nostro

A cinque mesi dal suo insediamento nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, il vescovo Attilio Nostro rinnova i vertici della Curia. Don Nunzio Maccarone sarà il nuovo vicario generale, al posto dell’uscente monsignor Filippo Ramondino. Gli altri incarichi vicariali attribuiti dal nuovo presule sono: don Roberto Carnovale per la pastorale, don Pasquale Rosano per la cultura, padre Pino Muller per la vita consacrata, don Francesco Vardè per la giudiziale e don Giuseppe Fiorillo e don Ignazio Toraldo per il clero. Il nuovo cancelliere sarà don Sergio Meligrana, il quale prenderà il posto di don Lucio Bellantoni, mentre, per quanto riguarda gli Uffici diocesani, nuovi responsabili saranno: don Tonino Loiacono (matrimoni), don Nicola Scordamaglia (economo), affiancato dal vice don Rocco Zoccoli, e don Antonio Farina (tecnico/Beni culturali).

Monsignor Nostro si riserva di comunicare a breve gli altri incarichi di responsabilità da lui assegnati nella diocesi. Nel contempo, «cominciando da monsignor Ramondino», ringrazia «di cuore tutti i vicari, gli addetti e incaricati di Curia che in questi cinque mesi hanno dato prova di pazienza, fedeltà e abnegazione, servendo con dedizione e senso ecclesiale non comuni. Mi hanno aiutato in modo sincero e generoso manifestando amore alla Chiesa e ai fratelli».

«Care Sorelle e cari Fratelli – afferma il vescovo al riguardo – il tempo della Quaresima chiama la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e sua Sposa, a ripercorrere il cammino dello Sposo nel suo itinerario verso la Pasqua che ci ha redenti. La nostra amata Diocesi è chiamata alla conversione e alla preghiera, per riscoprire proprio questa sua vocazione sponsale. Il primo dei segni che Gesù compì riguardò proprio uno sposalizio: il Signore intervenne con tempestività, per intercessione di Maria sua madre, cambiando l’acqua in vino e salvando, così, quelle nozze. Ma come mai i loro nomi non vennero menzionati? Quelle nozze sono le nostre nozze, quei nomi sono i nostri nomi! L’acqua che Gesù trasforma è la nostra acqua (incolore e insapore) che diventando vino porta gioia e vita alla nostra Alleanza con Dio».

Il presule prosegue rivelando di aver pensato in questi mesi a se stesso proprio «come quel maestro di tavola di questo episodio evangelico, perché nell’ascolto di tanti confratelli sacerdoti ho sperimentato proprio quello stesso stupore nel vedere la Grazia di Dio che operava anche nei loro cuori questa trasformazione. E sono loro grato, perché ho visto in loro il vivo desiderio di affidarsi a me come loro pastore e padre, riconoscendo nei loro racconti l’amore che hanno per il Signore e per la Chiesa. Adesso è tempo di Grazia ulteriore – sottolinea – tutti noi siamo chiamati ora a intraprendere un ulteriore cammino nuziale, fatto di desideri e sogni, di progetti e promesse, di impegni e voti sponsali. Mi riferisco in particolare a coloro che mi aiuteranno in modo più prossimo a servire e sostenere le tante esigenze della nostra Diocesi. In questi cinque mesi mi sono affidato alla preghiera incessante per essere illuminato e assistito da Dio nel discernere la sua volontà riguardo i sacerdoti che mi ha affidato, convinto che in ciascuno di loro sia presente una perla preziosa e unica, da valorizzare appieno. Padre Hermes Ronchi – aggiunge – predicando gli esercizi spirituali alla Conferenza Episcopale Calabra ha iniziato rimarcando la differenza tra “ruolo” e “compito”: il primo rimanda ad una lista di cose da fare, il secondo invece parla di persone da portare al loro pieno compimento! Ecco cosa desidero per la nostra Diocesi: un presbiterio unito, capace di portare a compimento il progetto che Dio ha su ciascuno di noi!»

Monsignor Nostro conclude mettendo in evidenza che il senso di questa unione e di questa corresponsabilità «sta anche nel numero dei sacerdoti coinvolti in questa riforma della Curia Diocesana: sono più di 70! Molte sono le membra, ma uno solo è il Corpo e questo Corpo sarà chiamato a servire i fratelli e camminare nei sentieri tracciati dal Signore per il suo popolo».

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