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Fra tutte le deleghe, vere o di notturna invenzione, quella che davvero servirebbe a Vibo Valentia è forse alla Bellezza, per realizzare ciò che può scuotere le coscienze e farci abbandonare il sonno dell’ignavia per ritornare ad essere orgogliosi di vivere nella terra dove nacque la Primavera

I celebri girasoli di Van Gogh
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Immense sfumature di giallo sgorgano dalla tela come sorgente di vita. I sinuosi steli sembrano protrudere dal vaso come accoglienti braccia, mentre un sottile profumo pare pervadere la sala come sacro incenso antiche cattedrali. Di fronte, un longilineo trentenne con colorato basco, seduto su un incerto sgabello, intinge il suo delicato pennello in una tavolozza impregnata di forti tinte. Sguardi veloci e ripetuti, mentre copia affascinato quegli emblematici Girasoli, schizzi di genio del grande Maestro.

Stessi tratti, stesse sfumature, identiche forme, ma non eguale dirompente energia, non trascinante emozione, non quella sconvolgente forza che colpisce mente e cuore. Ecco, in quella stanza del museo Van Gogh di Amsterdam, satura di Bellezza, ho imparato che la differenza appartiene al mondo dell’invisibile, l’Opera dell’artista riflette la sua qualità interiore, la Nostra opera riflette ciò che noi siamo.

Ma anche se la Bellezza spesso passa inosservata, tuttavia lascia sempre un’impronta: un uomo, esposto alla potenza del Guernica, all’armonia del David di Michelangelo, all’intensità della Nona di Beethoven, esposto al piano “divino” della Bellezza non sarà più lo stesso, sarà diverso, proiettato verso coscienze superiori. Il suo cambiamento sarà personale e si rifletterà sulla collettività.

Ma, come ogni cosa sublime, anche la Bellezza ha il suo opposto. E basta passeggiare per Vibo Valentia per scoprirlo, perché tale opposto non passa certo inosservato. Buche, spazzatura, erbacce, mancanza di servizi, un continuo stimolo all’involuzione e all’inciviltà nonostante i lodevoli tentativi di qualcuno che ha compreso che se all’inizio siamo noi che progettiamo la nostra città, in seguito sarà chi vi abita e chi cammina per strada a subirne inconsciamente l’influenza positiva o negativa.

E nel gioco delle sedie che tanto appassiona i bambini ma che diventa ridicolo in mano ai nostri “adulti” amministratori, la lugubre musica s’arresta lasciando in piedi ora l’uno e ora l’altro, nonostante il tentativo di aumentare le sedute la cui tappezzeria ha ben poco di civico e molto di partitico. Spettatori paganti i sottomessi cittadini, storditi dalla calura e dalla colpevole rassegnazione.

E paradossalmente, proprio per confermare il colore dei tessuti, viene estromesso infine uno dei pochi che ha tentato di far trapelare un po’ di luce nel perenne grigiore urbano. La Bruttezza che ci circonda riflette l’opera di chi ordisce tali evidenti balletti, senza neanche preoccuparsi di velarli, e la nostra personale opera, assuefatti come siamo, oramai, all’assenza di cura, e, quindi, di amore per questa città, condannati al presente che ci inchioda agli ultimi posti in ogni campo e inconsapevoli di un futuro che a breve lascerà tutti in piedi senza sedie, comprese le future generazioni.

Una Bruttezza che tira fuori il peggio dai cittadini, perché ne guida le azioni ed i comportamenti. Fra tutti gli assessorati, dunque, veri o di notturna invenzione, quello che davvero servirebbe è forse alla Bellezza, per realizzare ciò che, solo, può scuotere le coscienze e farci abbandonare il sonno dell’ignavia per ritornare ad essere orgogliosi, come i nostri padri, di vivere nella terra dove nacque la Primavera.

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