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Nuovi particolari dall’operazione Outset che ha fatto luce sui fatti di sangue ai danni di Giuseppe Pugliese Carchedi, il “ribelle” che aveva disatteso pure gli ordini del clan Lo Bianco

Cronaca

Continua a riservare particolari inediti l’inchiesta “Outset” che ha fatto luce sull’omicidio e sul tentato omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi di Vibo Valentia. In particolare, dagli atti dell’inchiesta spunta una riunione “conviviale” in un ristorante di Pizzo Calabro ed altri dettagli su due intimidazioni compiute a Vibo Valentia ai danni di una concessionaria di auto e di un bar.

La riunione “conviviale”. E’ il 3 maggio del 2005 quando personale della Squadra Mobile di Vibo Valentia, nel corso di un intervento per il sospetto della detenzione di un'arma da fuoco clandestina da parte di uno dei commensali, esegue un controllo a Pizzo Calabro in un ristorante di località Marinella. E’ sera e la polizia trova allo stesso tavolo, riuniti a cenare, quelli che definisce come “una serie di personaggi tutti ritenuti aderenti all’organizzazione dei Piscopisani”. Un’occasione conviviale che per gli investigatori è “altamente significativa da un punto di vista dell’ analisi criminale” del Vibonese. In particolare, allo stesso tavolo intenti a cenare vengono trovati: Nazzareno Felice (cl. ’61), pregiudicato per reati contro il patrimonio, di Piscopio, detto “U capiceju”, ora accusato del tentato omicidio ai danni di Giuseppe Pugliese Carchedi che avrebbe intrattenuto una relazione con la figlia; Gregorio Gasparro (cl. ’71), di San Gregorio d’Ippona, “segnalato anche per associazione a delinquere di stampo mafioso”;

 Devid D’Angelo (cl. ’82) di Piscopio, con precedenti per violazioni della legge riguardanti armi ed esplosivi; Michele Fiorillo (cl. ’86), detto “Zarrillo”, di Piscopio, pregiudicato anche per associazione a delinquere di stampo mafioso e indicato dal collaboratore Raffaele Moscato come uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi; Rosario Fiorillo (cl. ’89) con precedenti per violazioni della legge riguardanti armi ed esplosivi e reati contro la persona e pure lui accusato da Moscato al pari del cugino Michele Fiorillo; Nazzareno Fiorillo (cl. ’85) “pregiudicato anche per associazione a delinquere di stampo mafioso; Nazzareno Lico (cl. ’79) con precedenti per reati contro la persona ed il patrimonio. Tale riunione “conviviale” viene ripresa da una nota del 14 dicembre 2016 dello Sco (Servizio centrale operativo della polizia) e dalle sezioni “Criminalità organizzata” della Squadra Mobile di Catanzaro e Vibo Valentia.

 I danneggiamenti compiuti da Pugliese Carchedi. La vittima, oltre a pagare con la vita il mantenimento di una relazione con la figlia di Nazzareno Felice nonostante fosse all’epoca fidanzato con la figlia di Enzo Barba, alias “Il Musichere”, ritenuto al vertice dell’omonimo clan alleato ai Lo Bianco, sarebbe stato un soggetto “incontrollabile” da parte della stessa cosca di appartenenza, vale a dire quella dei Lo Bianco che alla fine avrebbe dato il proprio consenso all’omicidio compiuto dai Piscopisani. Lo stesso Andrea Mantella non sarebbe riuscito a garantire per il suo amico Giuseppe Pugliese Carchedi il quale – di testa propria – si sarebbe reso artefice di diversi danneggiamenti e tra questi quello avvenuto il 6 giugno 2004 a Vibo Valentia ai danni del bar “Suave” all’epoca di proprietà di Giuseppe Salvatore Galati di Piscopio, detto “Pinu u ragiuneri”, condannato per mafia nel processo “Crimine”, oltre ad atti di sfida nei confronti del clan di Piscopio fino a giungere a collocare, quale estremo gesto di oltraggio e disprezzo, un cane morto nella piazza di Piscopio.

Giuseppe Pugliese Carchedi non avrebbe quindi riconosciuto l’autorità degli stessi maggiorenti criminali vibonesi, ovvero i Lo Bianco, i Piscopisani e Andrea Mantella che lo avevano in un primo momento tutelato, diffidandolo però dal proseguire nella sua relazione sentimentale con la giovane figlia di Nazzareno Felice.

 Per il danneggiamento al bar “Suave” le indagini effettuate dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia nell’operazione “Asterix” avevano accertato le responsabilità di Giuseppe Pugliese Carchedi in correità con il fratello Michele Pugliese Carchedi , tanto che quest’ultimo è stato condannato con sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro, mentre per Giuseppe Pugliese Carchedi è stato dichiarato il non doversi procedere per la morte dell’imputato.

Per il danneggiamento a colpi d'arma da fuoco della saracinesca della Concessionaria Peugeot "Auto Z" di Alessandro Zagarella, avvenuto il 14 gennaio 2005 a Vibo Valentia, le indagini effettuate dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia avevano evidenziato elementi di colpevolezza a carico di Giuseppe Pugliese Carchedi, Michele Pugliese Carchedi e Roberto Cutrullà, che erano stati però assolti: i primi due dalla Corte d’Appello, mentre il terzo dal giudice di primo grado.

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