domenica,Settembre 26 2021

“Rinascita Scott 2”: restano in carcere Francesco e Silvana Mancuso, ecco le accuse

Ordinanza di custodia cautelare anche per Rosamaria Pugliese. Gli affari con il carburante, gli affari con i D’Amico di Piscopio e il sostegno al capo del clan all’epoca latitante

“Rinascita Scott 2”: restano in carcere Francesco e Silvana Mancuso, ecco le accuse
Luigi Mancuso

Restano in carcere Francesco Mancuso, 64 anni, detto “Tabacco”, di Limbadi, Silvana Mancuso, 52 anni, di Limbadi (cugina di Francesco Mancuso) e Rosamaria Pugliese, 46 anni, di Nicotera. Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Francesca Del Vecchio, pur non convalidando il fermo della Dda di Catanzaro per assenza del pericolo di fuga per i tre indagati, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ravvisando la gravità indiziaria nei reati contestati. Al contempo, il gip ha dichiarato la propria incompetenza funzionale (essendo i reati aggravati dalle modalità mafiose), restituendo gli atti alla Dda di Catanzaro affinchè reiteri la richiesta cautelare dinanzi al competente gip distrettuale. [Continua in basso]

La figura di Silvana Mancuso

Per il gip di Vibo, a carico dei tre arrestati sussistono i “gravi indizi di colpevolezza”, con Silvana Mancuso – ritenuta particolarmente legata alle figure del padre, Giovanni Mancuso, e dello zio Luigi Mancuso – che si interessa di affari legati al settore petrolifero agendo sempre e consapevolmente per il bene della famiglia, che orgogliosamente tutela nei rapporti coi terzi. Silvana Mancuso è accusata del reato di associazione mafiosa ed avrebbe aiutato lo zio Luigi Mancuso nel periodo di irreperibilità, fornendogli vitto ed alloggio e collaborando nella bonifica dell’autovettura utilizzata dalla cosca per gli spostamenti di Mancuso Liuigi. Silvana Mancuso sarebbe stata “preposta” dal sodalizio alla gestione delle questioni inerenti l’infiltrazione della cosca – con modalità illecite – nello specifico settore della commercializzazione di carburanti, relazionandosi in tale veste anche con Giuseppe D’Amico di Piscopio e partecipando in prima persona a riunioni o colloqui riservati.

Francesco Mancuso

L’accusa per Francesco Mancuso, alias “Tabacco”

Francesco Mancuso, alias “Ciccio Tabacco”, è anche lui accusato del reato di associazione mafiosa e viene ritenuto esponente di rilievo del sodalizio “seppur in contrapposizione, a livello personale, con lo zio e capo assoluto Luigi Mancuso, ma in diretti e strettissimi rapporti con Silvana Mancuso (fedelissima di Luigi Mancuso)” avrebbe contribuito fattivamente alla realizzazione degli obiettivi della cosca, con particolare riferimento all’infiltrazione ed al controllo – con modalità illecite – del settore imprenditoriale della commercializzazione di carburanti. Secondo l’accusa, Francesco Mancuso – grazie alla cugina Silvana Mancuso – avrebbe intrecciato proficui rapporti d’affari con i fratelli Giuseppe e Antonio D’Amico” di Piscopio, ritenuti sodali e imprenditori di riferimento di Luigi Mancuso.

In particolare, Francesco Mancuso, in virtù della sua posizione associativa, avrebbe ottenuto: un prezzo di acquisto del prodotto petrolifero più conveniente rispetto ai prezzi di mercato corrente; la possibilità di acquisti in nero; la prospettiva di guadagno anche sulle forniture a terzi distributori eventualmente “reperiti” in favore della Dr Service dei D’Amico. Di contro, i D’Amico, grazie all’apporto di Francesco Mancuso, avrebbero ampliato la loro rete di distribuzione anche sul territorio di Gioia Tauro dove Francesco Mancuso avrebbe operato stabilmente con la Lp carburanti, così da aumentare gli introiti ma anche la platea di clientela attraverso la quale riciclare i “fondi neri” nella loro disponibilità (fondi per lo più derivanti dal contrabbando di carburante) attraverso il sistema della falsa fatturazione e conseguente ricorso al c.d. “storno”. Il tutto nella prospettiva di un incremento dei profitti per tutti i sodali e del rafforzamento del sodalizio nello specifico settore imprenditoriale. [Continua in basso]

La posizione di Rosamaria Pugliese

Anche Rosamaria Pugliese è accusata del reato di associazione mafiosa, “in posizione direttamente subordinata a Francesco Mancuso, ma in stretti rapporti anche con Silvana Mancuso”. Avrebbe principalmente coadiuvato Francesco Mancuso nelle sue attività, rendendosi disponibile a farsi intestare fittiziamente in via esclusiva attività imprenditoriali (distributori di carburante o società), partecipando in prima persona a riunioni o colloqui riservati nel corso dei quali contribuiva a delineare la strategia dell’organizzazione, soprattutto nella infiltrazione – con modalità illecite – dei settori imprenditoriali di interesse (commercializzazione di carburanti), fornendo a tal fine un imprescindibile supporto nella risoluzione di problematiche tecniche e commerciali”.

LEGGI ANCHE: Il presidente della Provincia di Vibo ed i legami “scomodi” con i cugini D’Amico arrestati

“Rinascita Scott 2”: i fratelli D’Amico restano in carcere, ecco tutte le accuse

Il complesso parrocchiale “Risurrezione di Gesù” di Pizzo nel mirino dei clan del Vibonese

Petrol mafie: i 25 vibonesi indagati nelle inchieste delle Dda di Reggio e Catanzaro

Articoli correlati

top