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La Direzione investigativa antimafia pone l’accento sul clan Mancuso e altre consorterie, soffermandosi sulle infiltrazioni mafiose nei Comuni di Limbadi, Briatico e San Gregorio d'Ippona

Cronaca

Permane l’influenza del clan Mancuso di Limbadi e Nicotera in gran parte della provincia di Vibo Valentia, ma in molte altre realtà territoriali sono i clan storici del luogo a dettare “legge”. E’ quanto rimarca l’ultima relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) depositata oggi e relativa al primo semestre del 2018. Fra molte conferme ed i soliti errori relativi agli esatti nominativi delle famiglie mafiose ed i luoghi di influenza, la relazione della Dia ricorda il “gravissimo episodio, registrato il 9 aprile 2018 quando, a seguito di un attentato realizzato con un ordigno esplosivo posto nell’auto sulla quale viaggiavano, veniva assassinato, per questioni di vicinato, Matteo Vinci, mentre il padre Francesco rimaneva gravemente ferito. All’esito delle indagini, svolte nell’ambito dell’operazione “Demetra”, i carabinieri - ricorda la Dia - hanno eseguito il successivo mese di giugno il fermo di sei appartenenti alla famiglia Mancuso”. Ricordata poi l’operazione della Squadra Mobile di Vibo denominata “Black Widows” che ha fatto luce sul ferimento dei fratelli Alex e Manuel Nesci il 28 luglio 2017 a Sorianello. “Le indagini hanno permesso di ricondurre il movente di tale agguato - evidenzia la Dia - alle dinamiche criminali in atto nei comuni di Soriano, Sorianello e Gerocarne per la conquista della leadership sul territorio tra due fazioni contrapposte, all’interno dello stesso locale di ‘ndrangheta noto come locale dell’Ariola”. Di assoluto rilievo, il ruolo di alcune donne “talvolta come mandanti di efferate azioni criminose, talvolta come complici nell’occultamento e nella conservazione delle armi, dimostrando una singolare attitudine decisionistica nelle vicende delittuose”. In tale contesto, gli investigatori della Dia ricordano però “la tendenza degli indagati di sesso maschile ad estromettere le donne della famiglia dalle fasi prettamente operative: poiché le donne a casa devono stare…”. Ricordati anche gli arresti dei fratelli Domenico e Salvatore Piccolo (figli di Roberto Piccolo), trovati in possesso anche di un quaderno con appunti sui riti di affiliazione alla ‘ndrangheta. Secondo la Dia, nella città di Vibo Valentia permane invece “l’operatività della famiglia Lo Bianco”, mentre a Mileto sono attivi i clan che ruotano attorno alle famiglie Pititto, Prostamo e Iannello le cui dinamiche criminali sono state analizzate nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Miletos” ed anche con le operazioni Stammer 1 e 2 contro il narcotraffico internazionale. A Vibo Marina e Portosalvo continuano ad operare, invece, le famiglie Mantino e Tripodi, mentre San Gregorio d’Ippona è storicamente “la roccaforte” del clan Fiarè-Razionale. A tal proposito, la relazione della Dia ricorda che nel maggio dello scorso anno gli organi elettivi del Comune di San Gregorio d’Ippona sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose e dalla lettura della relazione del ministro dell’Interno si evince la “fitta rete di rapporti di parentela e di affinità che legavano diversi membri degli organi elettivi e dell’apparato burocratico del Comune - alcuni dei quali con pregiudizi penali - a persone controindicate ovvero ad elementi dei sodalizi territorialmente egemoni. Rapporti di natura analoga sono stati riscontrati nei confronti di alcuni professionisti assegnatari di incarichi comunali, tra i quali un soggetto condannato per un omicidio commesso nel 1979 nell’ambito della faida allora in atto tra due sodalizi rivali. Con specifico riferimento agli affidamenti diretti di lavori, servizi e forniture, sono state riscontrate gravi e reiterate irregolarità, quali l’omesso espletamento di ricerche di mercato ed il mancato ricorso, sia al mercato elettronico della pubblica amministrazione, sia a procedure comparative in ordine alla convenienza economica dei corrispettivi richiesti dalle imprese affidatarie. Da tale modus operandi avrebbero tratto vantaggio anche ditte vicine ad ambienti malavitosi”. Non migliore la situazione a Briatico, altro Comune commissariato nel primo semestre del 2018 per infiltrazioni mafiose. In particolare, a seguito delle risultanze dell’operazione “Costa Pulita”, eseguita nell’aprile 2016 dalla Dda di Catanzaro, nel Comune di Briatico sono emerse “indefettibili relazioni e rapporti parentali tra i componenti della compagine di governo dell’ente ed esponenti della criminalità organizzata, nonché evidenti elementi di continuità tra l’amministrazione in carica e quelle già sciolte per mafia nel 2003 e nel 2012…”. Inoltre, gli accertamenti compiuti dalla Commissione di indagine hanno "rivelato un quadro di forte pervasività della ‘ndrangheta, che riusciva ad ottenere sia commesse per le proprie imprese, sia l’assegnazione, in via diretta, di incarichi professionali a soggetti di riferimento, in spregio ai principi di concorrenza e rotazione. Nella struttura burocratica dell’ente, taluni dipendenti annoverano rapporti di parentela con appartenenti alla criminalità organizzata”. Ingerenze da parte della ‘ndrangheta anche nel Comune di Limbadi - commissariato per infiltrazioni mafiose - con la Dia che ricorda i numerosi dipendenti del Comune di Limbadi in rapporti “di parentela o frequentazione con ambienti criminali, nonché pregiudizi di polizia e penali anche per reati di tipo associativo". Inadeguato, poi, si sarebbe dimostrato il livello di trasparenza e prevenzione della corruzione che avrebbe favorito il condizionamento dell’attività amministrativa da parte di ambienti criminali”, attraverso il ricorso ad “affidamenti diretti, cottimi fiduciari e proroghe di servizi, disposti in favore di imprese riconducibili al locale contesto criminale e con liquidazione di consistenti fondi pubblici”. Ricordato, infine, il potere mafioso dei clan Soriano a Filandari, Anello a Filadelfia, Fiumara a Francavilla Angitola, Cracolici a Maierato, Accorinti a Briatico, Patania, Lopreiato e Bartolotta a Stefanaconi, Bonavota a Sant'Onofrio, La Rosa a Tropea, Galati a Mileto, Ciconte a Sorianello, Il Grande a Parghelia, Accorinti (famiglia diversa da quella di Briatico) a Zungri, Fiorillo-Battaglia-Galati a Piscopio, Vallelunga a Serra San Bruno, Tassone a Nardodipace, Altamura a Gerocarne, Maiolo ad Acquaro, Loielo contrapposti agli Emanuele nella zona delle Preserre dove operano anche i Gallace.    LEGGI ANCHE: L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta ed enti locali: ecco cosa troverà il prefetto Giuseppe Gualtieri

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