‘Ndrangheta: operazione contro i Piscopisani, il Riesame decide per due nuovi arresti

L’appello della Dda di Catanzaro è stato accolto per due posizioni in ordine alle quali il gip aveva respinto l’ordinanza di custodia cautelare

L’appello della Dda di Catanzaro è stato accolto per due posizioni in ordine alle quali il gip aveva respinto l’ordinanza di custodia cautelare

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E’ stato accolto dal Tribunale del Riesame di Catanzaro l’appello della Dda relativamente a due posizioni per le quali aveva chiesto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani. Il Tdl ha infatti depositato la propria decisione per cinque degli otto indagati nei cui confronti la Direzione distrettuale antimafia aveva presentato appello avverso il rigetto della misura cautelare deciso dal gip Carmela Tedesco. Per il Tribunale del Riesame, dunque, ci sono i presupposti per l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di: Giuseppe Brogna, 61 anni, Giuseppe D’Angelo, 45 anni, entrambi di Piscopio. Rigetto dell’appello del pubblico ministero, invece, per le posizioni di: Giuseppe Merlo, 45 anni, Saverio Merlo, 41 anni (difesi dall’avvocati Francesco Lione) e Nazzareno Felice, 58 anni (difeso dall’avvocato Francesco Muzzopappa che assiste pure Brogna e D’Angelo). Ancora da definire, infine, le posizioni di: Domenico D’Angelo, 56 anni (assistito dall’avvocato Gaetano Scalamogna), Caterina Cutrullà, 40 anni (avvocati Gabriele Bordoni e Luigi La Scala) e Pasquale Fiorillo, 43 anni (avvocato De Fazio), pure loro tutti di Piscopio e nei cui confronti la Dda ha chiesto al Riesame l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere respinta dal gip. Decisive dinanzi al Tribunale del Riesame ai fini dell’appello del pubblico ministero, accolto nei confronti di Giuseppe Brogna e Giuseppe D’Angelo, un’integrazione probatoria con ulteriori dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella che si è soffermato proprio su tali due figure che l’accusa ritiene organiche al clan dei Piscopisani. In particolare, Giuseppe Brogna e Giuseppe D’Angelo sono accusati di associazione mafiosa con ruoli ben definiti all’interno del clan dei Piscopisani al cui vertice vengono indicati Nazzareno Fiorillo (alias “U Tartaru”), Pino Galati, Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo (alias “Pulcino”), Michele Fiorillo (detto “Zarrillo”). Giuseppe D’Angelo (detto “Pino Il Biricchino”) sarebbe stato un partecipe della “società minore” di Piscopio con il grado di “punteruolo”, mettendo a disposizione degli associati la propria abitazione per le riunioni. Giuseppe Brogna avrebbe invece avuto il grado di “picciotto” all’interno della consorteria di Piscopio, prendendo parte alle riunioni in cui venivano decise le strategie delittuose del clan dei Piscopisani. Entrambi, per il Tribunale del Riesame, devono andare in carcere, anche se al momento restano a piede libero in attesa che la decisione divenga definitiva in caso di mancato appello della difesa in Cassazione. 

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Domenico D’Angelo viene invece accusato di essere un “picciotto” del clan dei Piscopisani e di aver preso parte attiva alle riunioni in cui venivano decise le strategie delittuose da seguire nella guerra di mafia contro il clan Patania di Stefanaconi, partecipando pure alle fasi propedeutiche del tentato omicidio ai danni di Andrea Patania e reperendo l’autovettura che sarebbe stata utilizzata per l’attentato. Ruolo importante anche quello che la Dda delinea per Nazzareno Felice il quale avrebbe preso parte all’associazione mafiosa con il compito di mantenere i rapporti con gli altri clan del Vibonese. Per Pasquale Fiorillo – figlio di Michele Mario Fiorillo, ucciso nel settembre del 2011 dal clan Patania di Stefanaconi – l’accusa è quella di aver preso parte al clan dei Piscopisani con compiti di ausilio e collaborazione di tipo operativo e logistico, mettendo materialmente a disposizione degli associati la propria abitazione per le riunioni. Concorso esterno in associazione mafiosa le accuse nei confronti di Giuseppe e Saverio Merlo (per loro rigettata anche dal Riesame l’ordinanza di custodia cautelare in carcere), mentre Caterina Cutrullà (moglie di Sasha Fortuna) è accusata di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.   In foto dall’alto in basso: Giuseppe Brogna, Giuseppe D’Angelo, Giuseppe Merlo e Saverio Merlo

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