martedì,Febbraio 27 2024

Limbadi: funerali pubblici vietati per la figlia del superboss Peppe Mancuso

Le esequie verranno celebrate all’alba a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica e per impedire cortei con autovetture o persone mentre fa discutere il manifesto di condoglianze a nome del Comune e degli amministratori locali

Limbadi: funerali pubblici vietati per la figlia del superboss Peppe Mancuso
La chiesa di Limbadi
Il manifesto della scomparsa di Nora Mancuso

Funerali “blindati” a Limbadi per Eleonora Mancuso, detta Nora, figlia di Giuseppe Mancuso, 73 anni, detto ‘Mbrogghja, il superboss della ‘ndrangheta tornato in libertà dopo 24 anni di ininterrotta detenzione (alcuni al 41 bis, carcere duro).
I funerali di Nora Mancuso si sarebbero dovuti tenere oggi pomeriggio alle ore 16.00 nella chiesa di San Pantaleone di Limbadi dopo che la salma è stata posta nella casa paterna di contrada Gurnera. La decisione di rinviarli a domani mattina all’alba (alle ore 5.00) è stata presa stamane al termine di una riunione in Prefettura a Vibo Valentia del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Le esequie si terranno quindi alla presenza dei carabinieri e della polizia e dei soli familiari più stretti della defunta con il divieto di effettuare cortei con autovetture o persone. La salma verrà trasportata in chiesa e da qui al cimitero all’alba, impedendo così di fatto l’ulteriore arrivo a Limbadi di personaggi ritenuti vicini ai clan del Vibonese e del Reggino pronti a porgere il proprio cordoglio alla famiglia di Giuseppe Mancuso. 

Anche in passato la Questura di Vibo Valentia ha adottato provvedimenti simili – vietando funerali pubblici – in seguito al decesso di esponenti dei clan Vallelunga di Serra San Bruno, Lo Bianco di Vibo Valentia e, da ultimo, Anello di Filadelfia. Nel 2016 sono stati vietati a Limbadi anche i funerali pubblici di Salvatore Mancuso, padre dei boss Pantaleone (detto “Scarpuni”) e Giuseppe (detto “Pino Bandera”). [Continua in basso]

Il manifesto del Comune di Limbadi

Il manifesto di condoglianze del Comune

Eleonora Mancuso è venuta a mancare nella giornata di ieri, a soli 44 anni, dopo un malore improvviso e dopo aver accompagnato i figli a scuola. Lascia marito e due figli. Fermo restando che le colpe dei padri (o di altri stretti congiunti, nel caso di specie fratelli, zii e cognati) non possono ricadere sui figli, alla luce della decisione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di far celebrare i funerali all’alba si presta a diverse “letture” il manifesto fatto attaccare dal Comune di Limbadi sui muri del paese nel quale è dato leggere che “Il sindaco, l’amministrazione ed i consiglieri comunali partecipano commossi al grande dolore dei familiari per l’improvvisa dipartita della compianta Nora e porgono le più sentite condoglianze”.

Il sodalizio politico locale denominato “Risorgi Limbadi” – di cui è espressione il sindaco Pantaleone Mercuri – ha poi fatto affiggere anche altro manifesto funebre con il quale “tutti i componenti del sodalizio esprimono il loro vivo cordoglio per l’improvvisa e prematura dipartita di Nora e si stringono in un fraterno abbraccio al marito e ai figli”. Non mancano poi in queste ore sui social network attestati di condoglianze nei confronti della famiglia Mancuso nella sua interezza (e ricordiamo che molti dei suoi membri sono stati condannati quali componenti dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta) anche da parte di imprenditori locali, grandi e piccoli. [Continua in basso]

Giuseppe Mancuso e i familiari con problemi con la giustizia

Giuseppe Mancuso

Ricordiamo che Giuseppe Mancuso – padre della defunta Nora – ha ottenuto la conversione della pena dall’ergastolo a 30 anni di reclusione nel 2004. Alla fine di anni ne ha scontati 24 e dal novembre scorso è così libero. E’ stato ritenuto uno dei boss più importanti dell’intera ‘ndrangheta calabrese (secondo i collaboratori il più temuto e sanguinario dell’omonima famiglia) ed ha scontato la pena per associazione mafiosa, narcotraffico e per aver ordinato l’omicidio di Vincenzo Chindamo di Laureana di Borrello l’11 gennaio 1991.
E’ fratello di Diego Mancuso (libero anche lui dopo aver scontato condanne definitive per mafia), Francesco Mancuso (detto “Tabacco”, detenuto per l’inchiesta Petrol mafie), Pantaleone Mancuso (detto “l’Ingegnere”), Antonio Mancuso (deceduto), Salvatore Mancuso (cl. ’72, anche lui deceduto) e Rosaria Mancuso (in carcere e condannata in primo grado quale mandante dell’autobomba di Limbadi costata la vita a Matteo Vinci). Giuseppe Mancuso è inoltre anche il padre di Domenico Mancuso (condannato a 21 anni nel processo “Dinasty, ma attualmente libero in attesa del processo d’appello), Antonio Mancuso (coinvolto nell’operazione Adelfi sul narcotraffico) e Luigi Mancuso (residente a San Gregorio d’Ippona e protagonista di alcune sparatorie eclatanti in tale centro). Giuseppe Mancuso è infine il genero di Salvatore Cuturello, anche lui coinvolto in diverse inchieste antimafia.

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