lunedì,Agosto 8 2022

Rinascita Scott, a Cosenza tre collaboratori contro Pietro Giamborino: «Era uno dei nostri»

Raffaele Moscato e Andrea Mantella accusano l’ex consigliere regionale vibonese di aver fatto parte del locale di ‘ndrangheta di Piscopio e di essersi messo a disposizione di tutti i clan: dai Lo Bianco ai Mancuso, sino a Razionale. Bartolomeo Arena rincara la dose e chiama in causa pure Vito Pitaro

Rinascita Scott, a Cosenza tre collaboratori contro Pietro Giamborino: «Era uno dei nostri»
Il Tribunale di Cosenza
Il Tribunale di Cosenza

E’ servita alla pubblica accusa (Dda di Catanzaro) per delineare la figura dell’ex consigliere regionale del Pd, Pietro Giamborino, l’udienza dinanzi al Tribunale collegiale di Cosenza di un troncone del processo Rinascita Scott che ha registrato la deposizione di tre importanti collaboratori di giustizia vibonesi: Raffaele Moscato, Bartolomeo Arena ed Andrea Mantella. Ed è saltato fuori anche il nome dell’ex consigliere regionale Vito Pitaro (eletto nel 2020 con la lista “Santelli presidente” e non ricandidato nelle ultime regionali), non imputato. Gli imputati sono infatti: Nicola Adamo, 65 anni, di Cosenza, ex assessore regionale del Pd (difeso dagli avvocati Ugo Celestino e Fabio Viglione); Pietro Giamborino, 65 anni, di Piscopio (frazione di Vibo Valentia), anche lui ex consigliere regionale del Pd (avvocati Anselmo Torchia e Vincenzo Belvedere); Giuseppe Capizzi, 35 anni, di Maletto (Ct), difeso dagli avvocati Vincenzo Mellea e Vladimir Solano;  Filippo Valia, 40 anni, di Vibo Valentia (difeso dagli avvocati Giosuè Monardo e Vincenzo Gennaro). La competenza territoriale del Tribunale di Cosenza è data dal fatto che i reati per i quali si trovano a giudizio portano quali luoghi di commissione i centri di Cosenza, Altilia e Grimaldi.

Gli imputati devono rispondere del reato di traffico di influenze illecite, introdotto dal legislatore per punire tutte quelle condotte prodromiche rispetto alla commissione effettiva del fatto corruttivo vero e proprio, reprimendo quindi pure quelle condotte classificabili come meri accordi preliminari al reato.  
Pietro Giamborino, esponente politico del Pd, è stato consigliere comunale a Vibo dal lontano 1994 con il Partito popolare (Ppi), poi consigliere provinciale dal 1995, quindi presidente del Consiglio provinciale con la Margherita, poi assessore alla Provincia di Vibo (con deleghe al bilancio ed alle finanze), infine consigliere regionale dal 2005 al 2010 con la Margherita e poi ancora consigliere regionale dal 3 maggio 2013 al 24 novembre 2014 in quota Pd, ex amministratore delegato della società “Vibo Sviluppo” e già candidato a sindaco di Vibo nelle primarie del centrosinistra del 2015. [Continua in basso]

Moscato su Giamborino

moscato raffaele
Raffaele Moscato

«C’erano indicazioni nel sostenerlo da parte del clan di Piscopio, come mi disse Rosario Battaglia. Pietro Giamborino – ha dichiarato Raffaele Moscato che del clan dei Piscopisani era il killer ed uno degli esponenti apicali – fu votato da centinaia di persone a Piscopio, io ad esempio prendevo i miei parenti e i miei amici e indicavo la persona da sostenere, senza pagare nulla. Giamborino era un malandrino, lo so perché io stesso sono stato battezzato e quindi conosco i nomi di tutti i malandrini. I voti a Pietro Giamborino li hanno raccolti i Piscopisani. Lo abbiamo fatto eleggere noi e lui si metteva a disposizione per gli appalti. Chi prendeva l’appalto era consapevole che una parte delle somme dovevano andare alla cosca. Pietro Giamborino è andato di notte a casa di Rosario Battaglia per festeggiare le elezioni con una bottiglia di champagne. Grazie a Pietro Giamborino due parenti strette di Rosario Battaglia sono state ‘sistemate’: una in uno studio legale e l’altra un centro commerciale. Tutta Piscopio ha votato Giamborino. Quando abbiamo letto con Rosario Battaglia un’intervista di Pietro Giamborino contro la ‘ndrangheta, lo stesso Rosario Battaglia con si è messo a ridere a crepapelle perché sapevamo che lui era battezzato nel locale di ‘ndrangheta di Piscopio da una vita. Rosario Battaglia lo sapeva perché era al vertice dei nuovi Piscopisani, mentre a capo dei ‘vecchi’ Piscopisani c’era lo zio di Giamborino. Giovanni Battaglia, fratello di Rosario, oltre a trafficare stupefacenti e gestire bische clandestine si era adoperato per raccogliere i voti per Giamborino. Io invece ho indicato a mia madre, alle mie sorelle, ai miei cugini ed ai miei parenti di votare per lui, ma io non ho mai votato perché sono un convinto astensionista. Negli appalti Pietro Giamborino ha sempre favorito il clan dei Piscopisani, orientava i lavori pubblici verso ditte vicine al nostro clan perché eravamo stati noi a farlo votare. Avevamo imposto noi di dare a lui il voto, non era libera la scelta, lui di conseguenza era a disposizione, non era una vittima ma era un malandrino. A Piscopio non prendi voti così, non si parla di una votazione spontanea ma di una imposizione».

Bartolomeo Arena su Giamborino

Pietro Giamborino

«Pietro Giamborino era un uomo d’onore – ha riferito Bartolomeo Arena – ed era sostenuto da quasi tutte le cosche. Pietro Giamborino è un politico che ha iniziato la propria carriera al Comune di Vibo, per poi passare alla Provincia di Vibo e infine alla Regione con i voti delle cosche. Ricordo di avergli fatto visita nel 2003 insieme a mio zio Domenico Camillò perché a mio zio serviva trovare un lavoro per il figlio Michele e Giamborino, che aveva lo studio a Vibo in piazza Morelli, si è messo a disposizione e trovò il lavoro a mio cugino in una ditta di porte blindate. I Giamborino li conosco tutti come malandrini, come affiliati alla ‘ndrangheta. Mio zio mi disse che Pietro Giamborino è un uomo d’onore della società di Piscopio. Anche mio nonno Vincenzo Pugliese Carchedi li conosceva e da Pietro Giamborino ha ottenuto un posto di lavoro per un mio cugino. Pietro Giamborino ricambiò così il favore che gli aveva fatto mio nonno evitandogli, con le sue amicizie, di fare il militare. Anche in tale occasione mi è stato esplicitamente spiegato che il noto politico Giamborino era un uomo d’onore e tutti lo rispettavano come tale. I voti a lui li ha sempre portati la ‘ndrangheta vibonese, lo sostenevano tutti e lui era una garanzia per la ‘ndrangheta. Uno ‘ndranghestista è per sempre, come i diamanti. Per almeno quindici anni è stato un politico molto influente sul territorio». [Continua in basso]

Bartolomeo Arena si dichiara amico di Vito Pitaro

Vito Pitaro

«Pietro Giamborino – ha continuato Arena – oltre ad essere un uomo d’onore, era un personaggio della politica. Io stesso votavo quella coalizione per via della mia amicizia con Vito Pitaro che mi diceva a chi votare. Votavo a sinistra, tranne una volta che ho votato a destra ma sempre perché c’era qualcuno da fare salire che poi si metteva a disposizione. Negli ultimi periodi Vito Pitaro è stato avversario di Giamborino, ma solo alla fine».
Vito Pitaro, non ricandidato alle ultime elezioni regionali e non imputato nel processo, è attualmente il leader della formazione politica “Città Futura” che fa parte della maggioranza che sostiene l’attuale amministrazione comunale di Vibo Valentia.

Mantella e le accuse a Giamborino

Andrea Mantella

«Pietro Giamborino è riduttivo definirlo ‘ndranghetista – ha affermato invece Andrea Mantella – e io lo vedevo a casa del mio capo Carmelo Lo Bianco sul finire degli anni ‘80. Ogni ricorrenza e in ogni festa il mio ex capo non apriva la bottiglia di champagne se prima non veniva Fiore e Giamborino ed in una occasione io stesso ho visto a casa di Carmelo Lo Bianco pure il nipote di Fiore, cioè Pietro Giamborino che era un riservato della ‘ndrangheta. E’ un politico che è stato costruito dalla ‘ndrangheta per essere uno degli “invisibili”. Giamborino era il pupillo di Luigi Mancuso e Saverio Razionale. E’ un riservato della ‘ndrangheta, perché la ‘ndrangheta si è evoluta, non è più coppola e lupara. Pietro Giamborino era un masso-mafioso in giacca e cravatta – ha rincarato la dose il collaboratore di giustizia – che influenzava l’esito delle gare d’appalto nel Vibonese. Saverio Razionale nel 2004 lo definiva non solo amico delle cosche, ma pure come un fratello in senso massonico, e si è speso per raccogliere voti, cosa che hanno fatto pure Domenico Camillò, i Lo Bianco e i Mancuso. [Continua in basso]

Saverio Razionale

Quando il gruppo – ha riferito Mantella – ha posizionato una bomba al parrucchiere di Vibo, “I tuoi capelli, la mia passione”, per chiedere l’estorsione, è stato Pietro Giamborino ad intervenire tramite Saverio Razionale per dirmi di lasciare in pace il parrucchiere perché interessava proprio a Pietro Giamborino. Saverio Razionale era il mio compare. Nel 2009, invece, ho chiesto a Saverio Razionale di parlare con tale Pellegrino della spazzatura perché mi doveva mettere dei camion per la raccolta della spazzatura ingombrante e farmi guadagnare nella raccolta rifiuti. Grazie a Pietro Giamborino ho messo due o tre camion ingombranti dei miei, intestati a un certo Vazzana, a raccogliere la spazzatura. Pietro Giamborino ci era quindi utile – ha sostenuto Mantella – per allungare i tentacoli della ‘ndrangheta nelle istituzioni». Il collaboratore di giustizia si è anche soffermato sulla figura di Giuseppe Salvatore Galati, detto “Pino il Ragioniere”, già condannato per associazione mafiosa quale capo società del locale di ‘ndrangheta di Piscopio. «Ha fatto parte del vecchio e del nuovo locale di Piscopio ed è cugino di Pietro Giamborino, il quale si dimostrava disponibile non solo con me, ma pure con Gregorio Gioffrè di San Gregorio d’Ippona e con i Mancuso».

Prossima udienza dinanzi al Tribunale di Cosenza il 2 febbraio 2023. Nel collegio difensivo sono presenti Enzo Belvedere, Ugo Celestino, Fabio Viglione, Anselmo Torchia, Vincenzo Mellea, Vladimir Solano, Giosuè Monardo e Vincenzo Gennaro.

Le accuse nel processo a Cosenza

Pietro Giamborino

Al centro delle contestazioni, i lavori di messa in sicurezza dei versanti Affaccio – Cancello Rosso – Piscopio – Triparni, dell’ex tracciato Ferrovie Calabro Lucane e della frazione Longobardi, indetti dal Comune di Vibo Valentia (bando di gara n. 7/2017 della Provincia di Vibo  Valentia), aggiudicati al Consorzio Stabile Coseam Italia spa con sede a Roma.
Giuseppe Capizzi, amministratore del Consorzio “Progettisti costruttori” con sede a Maletto, in provincia di Catania, secondo l’accusa avrebbe chiesto a Pietro Giamborino di attivarsi al fine di influenzare illecitamente il corso della causa dinanzi al Tar a cui aveva fatto ricorso avverso l’aggiudicazione dei lavori al Consorzio Coseam. A mantenere i contatti tra Capizzi e Pietro Giamborino sarebbe stato il nipote di quest’ultimo Filippo Valia che avrebbe portato la documentazione di Capizzi allo zio Giamborino il quale avrebbe poi incontrato l’imprenditore siciliano a Messina.

Nicola Adamo

I tre, ovvero Giamborino, Valia e Capizzi, sono quindi accusati di aver indebitamente promesso a Nicola Adamo (accusato di aver accettato la proposta) la corresponsione di 50mila euro (cinquantamila) come prezzo della sua mediazione illecita sia verso il giudice, sia verso i membri della commissione tecnica che il Tar avrebbe dovuto nominare nell’ambito della suddetta causa. Per Pietro Giamborino, anche l’aggravante mafiosa derivante dalla sua contestata appartenenza al locale di ‘ndrangheta di Piscopio. Per Capizzi, Valia e Giamborino, anche l’aggravante di aver promosso la cooperazione nel delitto. I fatti di reato si sarebbero verificati a Cosenza, Altilia e Grimaldi (svincolo autostradale dove si sono incontrati, ad avviso degli inquirenti, Giamborino ed Adamo).

Sempre Pietro Giamborino avrebbe poi interpellato il suo amico e compagno di partito (Pd) Nicola Adamo affinché si attivasse favorevolmente dinanzi all’autorità giudiziaria, sfruttando la propria relazione con il giudice Nicola Durante presidente di sezione del Tar (non indagato), al fine di sostenere la posizione processuale dell’imprenditore Capizzi. E’ lo stesso Giamborino che nelle intercettazioni svela che si tratta di un appalto per un ammontare di sei milioni di euro: “una cosa seria, compare” – dice Giamborino ad Adamo –.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Pietro Giamborino il 10 aprile 2018 incontra così un professore dell’Università della Calabria accordandosi per incidere sulla commissione tecnica che il Tar deve nominare per la causa dell’imprenditore Capizzi. Il giudice del Tar da avvicinare sarebbe stato inoltre ospite in passato di un personaggio (un grosso manager di Corigliano) legato da comparaggio a Giamborino ed amico anche di Nicola Adamo. Un aspetto certamente non secondario dell’incontro riguarda la gestione del transito delle informazioni da Capizzi al duo Giamborino-Valia “in maniera riservata” –rimarcano i magistrati – lontano cioè dall’eventuale monitoraggio delle forze dell’ordine. Da successive conversazioni intercettate emerge che sui lavori che avrebbe preso Capizzi a Vibo Valentia a seguito del favorevole pronunciamento del Tar, una parte sarebbe “spettata” ad una società di un imprenditore di Piscopio. Il Tar il 6 novembre 2018 ha accolto il ricorso di Capizzi ed ha annullato l’aggiudicazione della gara.

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