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Maestrale: resta in carcere presunto finanziatore del “locale” di ‘ndrangheta di Mileto

Viene indicato dalla Dda di Catanzaro come uno dei vertici della ‘ndrina di Calabrò e tra i principali esponenti della criminalità miletese

Maestrale: resta in carcere presunto finanziatore del “locale” di ‘ndrangheta di Mileto
Vincenzo Corso

Resta in carcere Vincenzo Corso, 51 anni, di Mileto, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata Maestrale-Carthago. La sesta sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato il suo ricorso ritenendolo infondato. Viene indicato nell’inchiesta quale “promotore, organizzatore, capo” e soprattutto finanziatore della ‘ndrina di Calabrò (frazione di Mileto). Viene poi ritenuto come inserito nella “Società maggiore” di ‘ndrangheta di Mileto con il ruolo di referente della ‘ndrina di Calabrò, mantenendo – secondo l’accusa – stretti rapporti con gli altri esponenti del locale di Mileto – e in particolare con Michele Galati – e anche della provincia vibonese come il boss Peppone Accorinti di Zungri. Per Vincenzo Corso il reato di associazione mafiosa fa riferimento ai suoi compiti di “decisione e pianificazione delle strategie e delle azioni delittuose da compiere, impartendo disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati in posizione subordinata, garantendo il controllo del territorio ed il sostentamento economico ai sodali detenuti”. Il tutto attraverso una capillare e sistemica attività estorsiva (come al titolare della ditta per la raccolta dei rifiuti a Mileto) mantenendo rapporti strutturali di connivenza con l’imprenditoria locale, partecipando infine alla spartizione dei proventi estorsivi per conto della ‘ndrina di appartenenza”. Per la Cassazione, “quanto alla partecipazione del ricorrente Vincenzo Corso al sodalizio mafioso si evidenzia come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Albanese, Arena, Verman Oksana, convergono nella sua descrizione come di un soggetto inserito nel sodalizio criminale di Mileto”. Inoltre per la Suprema Corte, “quanto alla identificazione di “Enzo del pane” in Vincenzo Corso va rilevato che da un lato viene del tutto pretermessa la circostanza che tale “soprannome è stato confermato dal riconoscimento fotografico eseguito dalla collaboratrice di giustizia Oksana Verman, e dall’altro lato, che il riferimento esplicito a “Enzo del pane” nella conversazione intercettata intercorsa tra Michele Galati e Vincenzo Nicolaci esclude la possibilità di equivoci circa l’attribuzione al predetto soggetto del compito di riscuotere la quota di sua spettanza dei proventi dell’estorsione ai danni della ditta di Muraca”.

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