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Maestrale: la ‘ndrina di Calabrò di Mileto tra mafia del pane, imprenditoria, politica e la Brianza

Un ruolo di primo piano i carabinieri e la Dda di Catanzaro attribuiscono anche a Franco Mesiano che ha scontato una condanna per l’omicidio del piccolo Nicholas Green. Dai rapporti con i Galati e i Pititto sino ai Bonavota, al clan dei Piscopisani e al gruppo di Stefanaconi

Maestrale: la ‘ndrina di Calabrò di Mileto tra mafia del pane, imprenditoria, politica e la Brianza
Vincenzo Corso

Fa luce per la prima volta sul “locale” di ‘ndrangheta di Mileto, sulla sua evoluzione e sulle attività sino all’attualità, l’operazione antimafia della Dda di Catanzaro denominata Maestrale-Carthago. Un merito storico dopo l’inchiesta “Tirreno” del 1993 della Dda di Reggio Calabria – che partendo dal clan Piromalli-Molè di Gioia Tauro ha investito anche i boss Luigi e Giuseppe Mancuso di Limbadi ma pure esponenti della ‘ndrina di San Giovanni di Mileto come i Pititto e i Prostamo – e l’operazione “Genesi” del 2000 ad opera della Dda di Catanzaro il cui processo si è concluso dopo 15 anni toccando anche alcuni esponenti dei clan di Mileto. Dopo aver analizzato il ruolo dei promotori del “locale” di ‘ndrangheta di Mileto così come contestato dalla Dda di Catanzaro con l’operazione Mestrale-Carthago – e contestualmente la struttura della ‘ndrina di Comparni (LEGGI QUI: ‘Ndrangheta: il “locale” di Mileto e la ‘ndrina di Comparni, ruoli e gerarchie nell’inchiesta Maestrale) – ci occupiamo ora della ‘ndrina di Calabrò che, secondo gli inquirenti, sarebbe dominata da tempo dalla “famiglia” Mesiano. In qualità di “promotore, organizzatore, capo” e soprattutto finanziatore della ‘ndrina viene indicato Vincenzo Corso, 51 anni. Inserito nella “Società maggiore” di ‘ndrangheta di Mileto con il ruolo di referente della ‘ndrina di Calabrò, Manterrebbe stretti rapporti con gli altri esponenti del locale di Mileto – e in particolare con Michele Galati – e anche della provincia vibonese come il boss Peppone Accorinti di Zungri. Per Vincenzo Corso il reato di associazione mafiosa fa riferimento ai suoi compiti di “decisione e pianificazione delle strategie e delle azioni delittuose da compiere, impartendo disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati in posizione subordinata, garantendo il controllo del territorio ed il sostentamento economico ai sodali detenuti”. Il tutto attraverso una capillare e sistemica attività estorsiva e mantenendo rapporti strutturali di connivenza con l’imprenditoria locale, partecipando infine alla spartizione dei proventi estorsivi per conto della ‘ndrina di appartenenza”. Di Vincenzo Corso potrebbe però occuparsi anche la Commissione di accesso agli atti nominata dalla Prefettura di Vibo Valentia nel dicembre scorso per accertare la presenza di infiltrazioni mafiose nella vita del Comune. Il figlio dell’attuale consigliera comunale Rosa Alba Gangemi (che sino al novembre 2022 è stata anche assessore) è infatti sposato con la figlia di Vincenzo Corso.

I capi della famiglia Mesiano

Franco Mesiano

Capo storico della famiglia Mesiano di Calabrò viene indicato Giuseppe Mesiano, ucciso in un agguato il 17 luglio del 2013. A lui sarebbe subentrato il figlio Franco Mesiano, 51 anni, che ha scontato la pena per l’omicidio di Nicholas Green, il bambino statunitense di sette anni ucciso la sera del 29 settembre del 1994 sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Deve rispondere del reato di associazione mafiosa “in qualità di promotore eorganizzatore del “locale” di ‘ndrangheta di Mileto, riconosciuto quale “soggetto di spicco del sodalizio mafioso, inserito nella “Società maggiore” quale appartenente alla ‘ndrina di Calabrò. Franco Mesiano si sarebbe occupato non solo delle azioni delittuose da compiere nell’interesse del clan di Calabrò, ma anche di mantenere gli equilibri con gli altri gruppi criminali della zona”. Francesco Mesiano viene quindi descritto come “storicamente legato a Pasquale Pititto” di San Giovanni di Mileto di cui sarebbe stato uno degli “azionisti”, compiendo per suo conto “rapine, danneggiamenti, trasporti di droga e azioni omicidiarie”. Nell’attualità, Francesco Mesiano – ad avviso della Dda di Catanzaro – sarebbe pienamente inserito nelle dinamiche criminali” di Mileto, garantendo il controllo del territorio ed il sostentamento economico dei sodali detenuti attraverso la gestione delle attività estorsive, ed intrattenendo rapporti strutturali di connivenza con l’imprenditoria locale e interagendo con le vittime”; infine, avrebbe partecipato alla “spartizione dei proventi estorsivi per conto della ‘ndrina di appartenenza”.

Il ruolo di “promotori e organizzatori” del locale di ‘ndrangheta di Mileto viene attribuito dalla Dda di Catanzaro anche a due fratelli di Francesco Mesiano, vale a dire Fortunato Mesiano, 50 anni, residente a Biassono (Mi) e Antonio Salvatore Mesiano (detto Antonello), di 36 anni, residente a Mileto. In particolare, Fortunato Mesiano viene indicato come uno dei soggetti di spicco dell’intero “locale” di ‘ndrangheta di Mileto ed anche lui sarebbe stato storicamente legato al 56enne Pasquale Pititto di San Giovanni di Mileto. Nell’attualità si sarebbe confrontato proprio con Pasquale Pititto sulle modalità di gestione del sodalizio anche criticandolo. Fortunato Mesiano è quindi accusato di aver commesso estorsioni in prima persona, partecipando poi alla spartizione dei proventi estorsivi per conto della ‘ndrina di appartenenza, anche nei periodi di detenzione, “durante i quali la “società” gli destinava una parte dei proventi illeciti”. Sempre Fortunato Mesiano avrebbe intrattenuto rapporti con altre le cosche come i Bonavota di Sant’Onofrio, il clan dei Piscopisani e l’articolazione brianzola del sodalizio miletese di Mileto guidato da Rocco Cristello. Nel periodo più recente si sarebbe rapportato anche con Michele Galati.

Anche per Antonio Salvatore Mesiano (alias “Antonello”) il ruolo di promotore dell’omonimo clan di Calabrò di Mileto, con il compito di compiere specifiche “attività delittuose quali pestaggi, detenzione di armi e traffico di stupefacenti. Avrebbero garantito il controllo del territorio, anche interloquendo con esponenti apicali del sodalizio, occupandosi di mantenere il monopolio della commercializzazione del pane, settore di elezione” della ‘ndrina”.

I “partecipi attivi” alla ‘ndrina di Calabrò

Saverio Mesiano

Alle dirette dipendenze dei sodali sovraordinati ci sarebbe poi Pasquale Mesiano, di 47 anni. Avrebbe assicurato le comunicazioni tra gli associati, “partecipato alle riunioni ed eseguito le direttive dei vertici della società di ‘ndrangheta e dell’associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio”. Si sarebbe occupato anche lui del monopolio nella commercializzazione del pane, garantendo poi protezione alle attività imprenditoriali ricadenti nella zona di competenza della ‘ndrina secondo una rigida suddivisione territoriale, partecipando alle attività estorsive”. Partecipe “attivo” alla ‘ndrina di Calabrò sarebbe anche Saverio Mesiano, di 43 anni. Viene indicato come l’uomo di “azione” del gruppo, inserito nelle dinamiche associative del locale di ‘ndrangheta di Mileto, interagendo soprattutto con altri esponenti del “locale” di ‘ndrangheta di Mileto come Domenico Galati (cl ’84) e Michele Galati, favoriva il mantenimento del monopolio nella commercializzazione del pane.

Paolo Mesiano

Stesso ruolo di Saverio Mesiano viene attribuito poi a Paolo Mesiano, 48 anni, il quale avrebbe però curato anche i rapporti della ‘ndrina in Brianza, “occupandosi di traffici di armi e droga per conto del sodalizio, curando i rapporti con altre articolazioni di ‘ndrangheta come la cosca di Stefanaconi facente capo a Emilio Bartolotta cui garantiva appoggio”. Infine Pietro Corso, di 56 anni, sarebbe stato un “partecipe attivo della ‘ndrina di Calabrò, alle dirette dipendenze dei sodali sovraordinati, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati (facendosi latore di “imbasciate”), eseguendo le direttive dei vertici della società di ‘ndrangheta, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio”.

LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: il “locale” di Mileto e la ‘ndrina di Comparni, ruoli e gerarchie nell’inchiesta Maestrale

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