Droga a Catanzaro, cinque vibonesi fra gli indagati

Anche i Patania di Stefanaconi nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti e la rete dello spaccio sulla città capoluogo di regione
Anche i Patania di Stefanaconi nell’inchiesta sul traffico di stupefacenti e la rete dello spaccio sulla città capoluogo di regione
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Ci sono anche cinque vibonesi nell’inchiesta della Procura di Catanzaro giunta all’avviso di conclusione delle indagini preliminari e che si concentra sul traffico di droga e lo spaccio nella città capoluogo di regione. In totale gli indagati sono 108 e fra loro anche i fratelli Giuseppe e Salvatore Patania, rispettivamente di 39 e 41 anni, di Stefanaconi, Damiano Ciancio, 62 anni, di Acquaro, Pasquale Riggio, 35 anni, di Briatico, Meriem Essadik, 31 anni, marocchino da tempo residente a Maierato. Secondo l’accusa, il primo gruppo dedito al traffico di stupefacenti, radicato nel quartiere Gagliano di Catanzaro, sarebbe stato promosso, costituito e diretto da Domenico Rizza, 63 anni, che si sarebbe occupato della gestione degli approvvigionamenti delle partite di stupefacenti, che sarebbero arrivati sia dal mercato napoletano tramite Giuseppe e Giovanni Faiello e dei coniugi Biagio Chianese Biagio e Ida Pirozzi, sia dal mercato del Vibonese tramite Giuseppe Patania.  Il secondo gruppo, che sarebbe radicato in località Fondachello, sarebbe stato promosso e diretto da Sergio Rubino, 42 anni, di Catanzaro, approvvigionandosi delle partite di stupefacenti nel Vibonese per distribuire poi la droga ai partecipi dell’associazione per l’ulteriore spaccio mediante la vendita che aveva luogo prevalentemente nel domicilio oppure in altre pertinenze degli stessi associati. L’inchiesta era stata aperta nel 2010 ma è giunta solo ora all’avviso di conclusione indagini. Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere ai pm di essere interrogati o presentare memorie difensive attraverso i rispettivi legali. Giuseppe e Salvatore Patania stanno attualmente scontando l’ergastolo, unitamente all’altro fratello Saverio ed alla madre Giuseppina Iacopetta in quanto condannati in via definitiva per gli omicidi ed i tentati omicidi commessi nel corso della guerra di mafia contro il gruppo Bartolotta-Calafati di Stefanaconi ed il clan dei Piscopisani.

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