Il collaboratore di giustizia Bruno Fuduli si è tolto la vita

Si trovava nella sua casa di Filandari. Da infiltrato del Ros nell’operazione Decollo ha permesso di sequestrare enormi quantitativi di cocaina e di far arrestare broker di primissimo livello
Si trovava nella sua casa di Filandari. Da infiltrato del Ros nell’operazione Decollo ha permesso di sequestrare enormi quantitativi di cocaina e di far arrestare broker di primissimo livello
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Si è tolto oggi pomeriggio la vita nella sua casa di Filandari, Bruno Fuduli, 57 anni, collaboratore di giustizia fra i più importanti nella lotta al narcotraffico internazionale e da qualche anno fuoriuscito per sua stessa volontà dal programma di protezione. Già infiltrato dei carabinieri del Ros nella storica operazione antidroga del 2004 denominata “Decollo” (coordinata dall’allora pm della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio, oggi procuratore capo a Lamezia Terme), Bruno Fuduli si trovava attualmente sotto processo a Roma nell’ambito dell’operazione della Dda di Reggio Calabria denominata “Overloading”, poi trasferita nella capitale per competenza territoriale. In primo grado era stato condannato a 16 anni di reclusione per traffico di cocaina. Un’accusa dallo stesso sempre respinta e per la quale stava affrontando il processo d’appello. Era stato invece assolto lo scorso anno da ogni contestazione nell’operazione “Overing” il cui processo di primo grado si è celebrato dinanzi al Tribunale collegiale presieduto dal giudice Lucia Monaco. Nei suoi confronti il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, aveva chiesto al termine della requisitoria 15 anni di reclusione ritenendolo partecipe ad un’associazione dedita al traffico internazionale di cocaina, ma la difesa era riuscita a smontare l’impianto accusatorio. [Continua dopo la pubblicità]

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Nel corso degli anni e prima dell’arresto nell’operazione “Overloading”, Bruno Fuduli aveva manifestato più volte, sia in aula nei processi, sia attraverso pubbliche proteste (una a Vibo in occasione della visita della commissione parlamentare antimafia), di sentirsi abbandonato dallo Stato. Quello stesso Stato al quale aveva permesso i più grossi sequestri di cocaina nella storia della lotta al narcotraffico permettendo ai carabinieri del Ros di intercettare tonnellate di sostanza stupefacente. Da infiltrato del Ros di Catanzaro (all’epoca guidato dal colonnello Giovanni De Chiara) si è recato più volte in Sud America per trattare con narcos colombiani di primissimo piano rischiando ripetutamente la vita e finendo anche sotto sequestro ad opera di narcotrafficanti legati ai gruppi paramilitari delle Farc guidate dal colombiano Salvatore Mancuso. Apparteneva proprio a Bruno Fuduli la ditta di marmi “Marmi Imeffe” di località Femminamorta lungo la strada che conduce a Zaccanopoli utilizzata da broker della cocaina del calibro di Vincenzo Barbieri (ucciso poi nel marzo del 2011) e Francesco Ventrici di San Calogero, oltre a Natale Scali di Gioiosa Ionica, come copertura per nascondere in enormi blocchi di marmo, importati dalla Colombia, quantità imponenti di cocaina sbarcata nel porto di Gioia Tauro. E’ stato Bruno Fuduli – agendo come agente sotto copertura del Ros di Catanzaro – a permettere di sgominare tale rete di narcotrafficanti che dal vibonese e dal reggino aveva contatti con mezzo mondo, dal Sud America sino in Australia. Spetterà alla magistratura chiarire ora ogni aspetto del suicidio di Bruno Fuduli.