“Robin hood”: un nuovo indagato ed uno studio legale perquisito, inchiesta si allarga (VIDEO)

Il Riesame di Catanzaro si pronuncia intanto sui vibonesi Vincenzo Spasari e Claudio Isola. Inquirenti alla ricerca di tutti i responsabili del reato di rivelazione di segreti d’ufficio

Il Riesame di Catanzaro si pronuncia intanto sui vibonesi Vincenzo Spasari e Claudio Isola. Inquirenti alla ricerca di tutti i responsabili del reato di rivelazione di segreti d’ufficio

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Un avvocato del foro di Catanzaro indagato, uno studio legale perquisito e nuovi filoni investigativi che si aprono dall’esame della documentazione rinvenuta dagli inquirenti nel corso delle indagini e delle perquisizioni anche in studi legali romani. Ma non solo. L’attività degli inquirenti si sta concentrando pure per individuare diverse responsabilità in ordine alla rivelazione di notizie segrete. Continua a riservare sorprese l’inchiesta “Robin hood” della Dda di Catanzaro, condotta sul campo dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di finanza di Vibo Valentia, e che il 2 febbraio scorso ha portato in carcere, fra gli altri, il consigliere regionale di Forza Italia, ed ex assessore regionale al Lavoro, Nazzareno Salerno.

Il nuovo indagato. Si tratta dell’avvocato Francesco Masciari, 52 anni, di Catanzaro, indagato per rivelazione di segreti d’ufficio in concorso con Ortensio Marano, 43 anni, di Belmonte Calabro, quest’ultimo arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Robin hood”. L’avvocato Masciari, secondo la Dda di Catanzaro, in concorso con Ortensio Marano è indagato per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio poiché effettuando un’indebita rivelazione avrebbero violato i doveri inerenti le funzioni ed il servizio. Abusando delle loro qualità sarebbero entrati in possesso di notizie d’ufficio segrete. In particolare, l’avvocato Francesco Masciari è accusato di aver rivelato a Ortensio Marano di essere indagato dalla Dda di Catanzaro unitamente a Nazzareno Salerno ed a Pasqualino Ruberto, quest’ultimo di Lamezia Terme ed ex presidente della fondazione “Calabria Etica”, ente in house della Regione Calabria.

La data della rivelazione, la commissione del reato a Catanzaro e la ricerca di nuovi responsabili. L’inchiesta è in piena evoluzione e su tale fronte gli inquirenti sono alla ricerca di diverse altre persone che insieme a Francesco Masciari e Ortensio Marano avrebbero concorso nel reato di rivelazione di segreti d’ufficio. Per gli inquirenti, infatti, è allo stato chiaro che l’avvocato Masciari e Ortensio Marano non avrebbero agito da soli nella rivelazione del segreto d’ufficio e si cercano quindi tutti i concorrenti nel reato che porta una data precisa e recente: quella del 16 novembre 2016 con città di commissione individuata in Catanzaro.

La perquisizione nello studio legale. Sul fronte delle perquisizioni domiciliari, invece, una è stata eseguita in un luogo particolare che ha avuto bisogno di una specifica autorizzazione per i pm richiedenti Camillo Falvo e Graziella Viscomi. Si tratta dello studio legale dell’avvocato Giuseppe Castelli Avolio con sede a Roma in Piazza della Libertà. Ad autorizzarla è stato il gip di Catanzaro, Barbara Saccà, con tutte le particolari garanzie di legge previste in simili casi trattandosi dello studio legale dove l’avvocato esercita la propria professione.

L’ipotesi accusatoria. Secondo la Dda di Catanzaro, Ortensio Marano si sarebbe impadronito dei fondi pubblici del Credito Sociale: in parte per scopi di impresa destinandoli alla “propria” M&M Management”, in parte investendoli in operazioni di rischio ed in parte ancora utilizzandoli per l’attività di finanziaria della Cooperfin s.p.a.

L’avvocato Giuseppe Castelli Avolio, 60 anni, di Roma (arrestato) e Bruno Della Motta (quest’ultimo di 69 anni, nativo di Genova ma residente a Firenze ed attualmente rinchiuso nel carcere di Lucca) per gli inquirenti sarebbero stati perfettamente a conoscenza della provenienza pubblica dei fondi trasferiti da Marano, con la distrazione degli stessi originariamente destinati alla progettualità mutualistica, e posta in essere dalla Regione Calabria attraverso il “Credito Sociale” per poi utilizzarli invece per scopi personali.

L’ex assessore Salerno Nazzareno avrebbe stretto un “pactum sceleris” proprio con Ortensio Marano, e con altri soggetti della compagine societaria di Cooperfin s.p.a. in virtù del quale si sarebbe impegnato, dietro il corrispettivo del prezzo di una “mazzetta” (o tangente che dir si voglia), a procurare alla predetta finanziaria l’aggiudicazione della selezione per un partner di service finanziario in relazione al progetto Credito Sociale.

Giuseppe Castelli Avolio sarebbe stato invece socio in affari di Marano ed insieme a Bruno Della Motta vengono tutti e tre ritenuti, anche dal gip, personaggi inseriti in diversi contesti illeciti caratterizzati da molteplici contatti con gente adusa al malaffare”. Le condotte di Marano vengono definite dai magistrati “criminose, incessanti e perduranti, tanto che le captazioni dimostrano come lo stesso cerchi in tutti i modi –illeciti – di procurarsi il denaro per rifondere i fondi del progetto Credito Sociale”. In totale gli indagati avrebbero distratto denaro pubblico per quasi due milioni di euro.

Spasari ai domiciliari, Isola libero. Sul fronte delle esigenze cautelari, invece, il Tribunale del Riesame si è  ieri pronunciato in ordine a due vibonesi coinvolti nell’inchiesta. Si tratta di Vincenzo Spasari, 56 anni, di Nicotera, ufficiale di riscossione dell’E.t.r. di Vibo Valentia, arrestato nell’ambito dell’operazione “Robin hood” il quale lascia il carcere per i “domiciliari”. Spasari è accusato dei reati di abuso d’ufficio, minaccia ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Si sarebbe speso per la campagna elettorale di Nazzareno Salerno e per sistemare il proprio figlio ed il cognato del boss Luigi Mancuso alla Regione Calabria intimidendo il dirigente del Dipartimento Lavoro Bruno Calvetta (LEGGI QUI: “Robin hood”: le relazioni “pericolose” del “faccendiere” Vincenzo Spasari con politici e uomini del clan Mancuso).

Il vibonese Claudio Isola, 38 anni, già consigliere comunale a Vibo e già componente della Struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria, ha invece lasciato il carcere ed è ritornato in totale libertà. E’ indagato per abuso d’ufficio ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Il Tribunale del Riesame non ha ancora depositato le motivazioni per i due indagati nei cui confronti ha deciso in un caso di annullare l’ordinanza ed in un altro di attenuare la misura custodiale. Resta quindi ancora da capire il percorso logico-giuridico dei giudici del Riesame per i provvedimenti in questione e sarà interessante capire le argomentazioni del Tdl in ordine alla gravità indiziaria.

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