‘Ndrangheta: alle “battute” finali il processo “Romanzo criminale” a Vibo

L’avvocato Sergio Rotundo, difensore di Saverio Patania, rinuncia al mandato difensivo dopo il mancato stralcio della posizione del suo assistito

L’avvocato Sergio Rotundo, difensore di Saverio Patania, rinuncia al mandato difensivo dopo il mancato stralcio della posizione del suo assistito

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Alle battute finali il processo nato dall’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” contro il clan Patania di Stefanaconi in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Nel corso dell’udienza odierna il pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, ha prodotto al Collegio nuove prove documentali a sostegno dell’impalcatura accusatoria in attesa di iniziare la requisitoria.

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Subito dopo, l’avvocato Sergio Rotundo, che assiste Saverio Patania, ha chiesto con apposita istanza scritta lo stralcio della posizione del suo assistito (come avvenuto nella precedente udienza per Sebastiano Cannizzaro e Salvatore Santaguida) o in subordine il differimento della sua discussione difensiva a causa di improrogabili impegni lavorativi e familiari regolarmente documentati. Nel caso di Saverio Patania, essendo contestato allo stesso il reato di associazione mafiosa con la qualifica di “capo promotore”, il difensore ha infatti fatto notare al Tribunale presieduto dal giudice Lucia Monaco che – a differenza di altri imputati – per il suo assistito non si è in presenza di un’imminente scadenza dei termini di custodia cautelare. Scadenza fissata al 2018. Il Tribunale ha però rigettato l’istanza dell’avvocato ritenendo di non stralciare la posizione di Saverio Patania per agganciarla a quella di Sebastiano Cannizzaro e Salvatore Santaguida (il cui processo è stato rinviato al 29 marzo prossimo) e da qui la pubblica rinuncia al mandato difensivo da parte dell’avvocato Sergio Rotundo al quale “non è andata giù” la differente decisione presa dal Collegio per il suo assistito rispetto a quella precedente decisa per Cannizzaro e Santaguida.

Il processo vede imputati: Giuseppina Iacopetta, ritenuta al vertice della cosca dopo l’uccisione del marito, Fortunato Patania, freddato nel settembre 2011 durante la faida con i Piscopisani, dei figli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Nazzareno e Bruno Patania, di Andrea Patania, Cosimo e Caterina Caglioti, Nicola Figliuzzi, Cristian Loielo, Alessandro Bartalotta, Francesco Lo Preiato e Ilya Krastev.

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