Narcotraffico: morto il latitante ricercato nell’operazione “Stammer” contro i clan vibonesi

Non noti i motivi del decesso nella Repubblica Dominicana. Colpito da mandato di cattura internazionale, era coinvolto nell’importazione di 8 tonnellate di cocaina insieme a personaggi di San Calogero

Non noti i motivi del decesso nella Repubblica Dominicana. Colpito da mandato di cattura internazionale, era coinvolto nell’importazione di 8 tonnellate di cocaina insieme a personaggi di San Calogero

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Non è più ufficialmente latitante Sergio Minotti, 63 anni, di Bellinzona, coinvolto nell’operazione denominata “Stammer” contro il narcotraffico internazionale gestito dai clan vibonesi e condotta dalla Dda di Catanzaro. La notizia della sua morte è giunta in queste ore alle autorità di Bellinzona, dove abitano i familiari e l’ex moglie. Colpito da un mandato di cattura internazionale, Minotti era coinvolto nella maxi importazione di 8mila chili di cocaina con il ruolo di mediatore con il cartello colombiano dei narcos riconducibile a Jaime Eduardo Sucerquia Cano. Sergio Minotti aveva da tempo lasciato la Svizzera ed il Ticino per stabilirsi a San Cristòbal, nella Repubblica Dominicana. E proprio nell’isola caraibica risulta essere deceduto a settembre per cause ancora non precisate. Non si sa ancora, infatti, se il suo decesso sia avvenuto per cause naturali oppure se sia stato ucciso dai narcotrafficanti.

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Il bellinzonese era in particolare accusato di aver mediato l’importazione di 8 tonnellate di cocaina (per un valore di oltre 1,7 miliardi di franchi svizzeri) con il cartello dei narcos colombiano unitamente al vibonese Giuseppe Mercuri, 58 anni, di San Calogero. Per il pagamento dello stesso, i clan vibonesi dei Pititto di San Giovanni di Mileto e quello diretto dal broker della cocaina, Franco Ventrici di San Calogero (ma da anni trasferitosi nel Bolognese) avrebbero messo a disposizione la somma di ben 10 milioni di euro, con Sergio Minotti che avrebbe tentato la costituzione di un’organizzazione al fine di garantire una giustificata copertura finanziaria all’ordinativo di stupefacente oggetto di negoziazione.

Minotti avrebbe trattato direttamente con i massimi vertici del Cartello colombiano. “…Oggi ho avuto il colpo di culo micidiale– diceva nelle intercettazioni a Giuseppe Mercuri – perché sono arrivato proprio al massimo, a quello che qui dirige, non mi portano perché vogliono la garanzia…, appena torno qui vado a parlare con la massima autorità locale, protetta da 300 persone, capisci, più in alto di qui…qui stiamo trattando con il Dio…”

 Nel settembre del 2014, Sergio Minotti era accusato di essersi recato a Medellin, in Colombia, per prendere parte ad alcuni incontri finalizzati all’acquisto di cocaina. Durante il periodo di permanenza in Colombia, Minotti avrebbe quindi intrattenuto frequenti contatti telefonici con un soggetto italiano, a nome “Peppe”, poi identificato in Giuseppe Mercuri, persona incaricata dal sodalizio italiano per concludere la trattativa.

Le investigazioni avrebbero inoltre confermato che mese di ottobre 2014 Giuseppe Mercuri aveva estromesso Sergio Minotti dalle trattative con il Cartello colombiano, in quanto quest’ultimo, da mero co-finanziatore dell’illecita commessa, si era elevato a mediatore tra Mercuri stesso e il Cartello colombiano, scavalcandolo nella trattativa. Minotti alla fine sarebbe stato così esautorato dalle negoziazioni, con il vibonese Giuseppe Mercuri passato ad interfacciarsi direttamente con l’organizzazione sudamericana.

 Il precedente di Minotti. Non un volto nuovo, in ogni caso, quello di Sergio Minotti agli investigatori italiani. Intestatario di un passaporto svizzero, il suo nominativo figura presente agli atti della Direzione centrale perché tratto in arresto in data 11 agosto 2011 all’aeroporto di Malpensa, proveniente dalla Repubblica Dominicana, con l’accusa di traffico internazionale di complessivi 5,324 chili di cocaina.

 Del suo ruolo si era interessato nei giorni scorsi anche il Corriere del Ticino citando tra le sue fonti ilvibonese.it (vedi copia giornale).

Le prime pronunce del Tribunale del Riesame. Sul fronte del Tribunale del Riesame di Catanzaro, passa intanto dal carcere agli arresti domiciliari Massimo Polito, 34 anni, di Mileto, difeso dagli avvocati Guido Contestabile, Francesco Schimio e Girolamo Curti. Arrestato il 24 gennaio scorso in occasione del fermo della Dda di Catanzaro, era stato rimesso in libertà dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, che non aveva convalidato il fermo. Arrestato nuovamente dal gip distrettuale di Catanzaro il 15 febbraio, il Riesame ha ora attenuato la misura custodiale disponendo gli arresti domiciliari. Polito è accusato di aver ricevuto da Salvatore Pititto, 49 anni di San Giovanni di Mileto, Massimo Pannaci, 50 anni di Vibo Valentia, e Angelo Paolillo, 37 anni, di Rosarno, due chili di cocaina.

Resta invece in carcere Antonino Fogliaro, 41 anni, di Mileto, residente a Reggio Calabria. Nei suoi confronti il Tribunale del Riesame ha rigettato l’istanza di scarcerazione. Fogliaro, oltre a collaborare con Salvatore Pititto nell’importazione dello stupefacente dal Sudamerica, è accusato di aver definito con lo stesso svariate cessioni di stupefacente sul territorio calabrese.

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