Inchiesta “Rimpiazzo”: clan Mancuso e Piscopisani, 35 le parti offese

Quasi 80 invece i capi di imputazione elevati dalla Dda di Catanzaro nei confronti di 57 imputati. Parti lese, oltre a diversi imprenditori, anche il fratello del sindaco di Vibo, il Comune, la Provincia e la Regione
Quasi 80 invece i capi di imputazione elevati dalla Dda di Catanzaro nei confronti di 57 imputati. Parti lese, oltre a diversi imprenditori, anche il fratello del sindaco di Vibo, il Comune, la Provincia e la Regione
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Cinquantasette imputati, quasi ottanta capi di imputazione e trentacinque parti offese. Questi i numeri dell’operazione “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani che ha portato la Dda di Catanzaro con il pm Andrea Mancuso ed il procuratore Nicola Gratteri a chiedere al gup distrettuale, Paola Ciriaco, il rinvio a giudizio per tutti gli imputati. L’udienza preliminare è stata fissata per il 23 marzo prossimo a Catanzaro. Fra le richieste di rinvio a giudizio, anche quelle nei confronti dei boss Cosmo Michele Mancuso, del nipote Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, e Nazzareno Colace (ritenuto legato a Pantaleone Mancuso). Clan Mancuso al quale si è contrapposto il clan dei Piscopisani, non intenzionato a sottostare alla consorteria di Limbadi e Nicotera. Le indagini sul “campo” sono state condotte dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia. [Continua dopo la pubblicità]

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Pantaleone Mancuso

Queste le parti offese individuate dalla Dda di Catanzaro: Brt spa (già Bartolini spa), filiale di Vibo Valentia, zona industriale di località Aereoporto; Costruzioni Gaglioti srl con sede nell’area industriale di Lamezia Terme; Gaglioti Marcello di Lamezia Terme; Nordica Macchine srl con sede legale a Catanzaro Lido; Società cooperativa Costruzioni Calabresi con sede legale a Vibo in contrada Bitonto; Chiaramonti srl con sede legale a Triparni; Società cooperativa dei pescatori di San Francesco di Paola con sede a Vibo Marina nel molo Bengasi; “Batò Yachting Club – C. & Sas” di Giovanni Ceravolo, Ceravolo Giuseppe e Vincenzo, siti a Vibo Marina in via Emilia;  Tripodi Francesco di Vibo Marina; Pubbliemme srl con sede a Vibo Marina in persona del legale rappresentante Maduli Domenico; Special Deter Shop di Umberto e Domenico Fiorillo sito a Vibo Marina in persona del legale rappresentante Fiorillo Domenico residente a Piscopio; Lopreiato Giuseppe, ristoratore di Vibo Marina;  Giuseppe Febbraro di Longobardi; Calzature Fgt di Tonietti Giuseppina e Febbraro Claudio con sede a Vibo Marina; Rosario La Bella, residente a Roma;

Rosario Battaglia

Agostino Crudele di Vibo Valentia; Saveria Aloisio, titolare della tabaccheria Aloisio di Vibo Marina; Elisabetta Salamò di Vibo Marina; F.lli Corigliano sas con sede a Vibo in località Aereoporto; Antonio Gramendola di Vibo Valentia; Leonardo Rubino di Vibo Valentia; Elisabetta Iozzo nativa di San Nicola da Crissa; Emiliano Lacquaniti di San Gregorio d’Ippona; Antonio Perri di Lamezia Terme; Despar con sede a Vibo in via Don Mellano in persona del direttore pro tempore Morgese Fortunato di Piscopio; F.lli Nusdeo con sede a Vibo in via Vittorio Veneto in persona di Nusdeo Salvatore; Bono Costruzioni srl con sede a Ionadi in persona del legale rappresentante Bono Domenico; Palestra Egofitness di Vibo Valentia in persona del legale rappresentante Limardo Domenico; Tamburro Giorgio di Pizzo Calabro; Russo Giuseppe di Vibo Marina, titolare di una ditta individuale attiva nel movimento terra; Comune di Vibo Valentia; Provincia di Vibo Valentia; Regione Calabria.

Tutte le parti offese potranno costituirsi parte civile nel procedimento penale. Alcune sono vittime di tentativi di estorsione, altre di danneggiamenti, altre di estorsioni, altre ancora di rapine e attentati a colpi d’arma da fuoco. Fra le parti offese, anche Domenico Limardo, fratello dell’attuale sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo, destinatario di un ordigno esplosivo collocato nel palazzo dove ha sede la palestra Egofitness di cui è titolare. L’esplosione – avvenuta il 5 gennaio 2010 e che ha causato ingenti danni – viene contestata a Sasha Fortuna che avrebbe agito per procurare a sé ed al proprio padre Michele Fortuna, titolare di altra palestra a Vibo, un ingiusto profitto consistito nell’eliminazione della concorrente attività economica. I danni al titolare della palestra Egofitness ammontano a 200mila euro.

Naturalmente, per i danni all’immagine derivanti dalle attività delittuose del clan dei Piscopisani e del clan Mancuso sono stati individuati quali parti offese anche i Comuni di Vibo Valentia, la Provincia di Vibo Valentia e la Regione Calabria. Pure loro potranno avanzare richiesta di costituzione di parte civile dinanzi al gup.

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