Paravati accoglie il suo nuovo parroco, don Domenico Muscari si presenta alla comunità

L’insediamento alla guida della parrocchia di “Santa Maria degli Angeli” è avvenuto nel corso di una celebrazione presieduta dal vescovo Luigi Renzo. Numerosi i fedeli giunti a dargli un caloroso “benvenuto”

L’insediamento alla guida della parrocchia di “Santa Maria degli Angeli” è avvenuto nel corso di una celebrazione presieduta dal vescovo Luigi Renzo. Numerosi i fedeli giunti a dargli un caloroso “benvenuto”

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L'insediamento di don Domenico Muscari a Paravati
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Volta pagina la comunità parrocchiale “Santa Maria degli Angeli” di Paravati. E lo fa nel segno della continuità, con l’arrivo di don Domenico Muscari, sacerdote che, a dispetto dell’età ancora giovane, può vantare dalla sua una grande esperienza nel campo della pastorale giovanile, acquisita anche nei cinque anni di missione in Australia.

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La persona giusta, a parere del vescovo Luigi Renzo che lo ha designato, per proseguire nel percorso tracciato dal predecessore don Francesco Sicari e dal suo vice don Andrea Campennì. L’insediamento nella parrocchia che fu di Natuzza Evolo è avvenuto ieri sera nella chiesa matrice di Paravati. A presiedere la sacra funzione è stato lo stesso presule della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, nell’occasione affiancato da diversi sacerdoti provenienti anche da altre diocesi calabresi.

Tanti i fedeli presenti alla cerimonia, molti dei quali provenienti da Stefanaconi, paese natale di don Muscari, e da San Nicola da Crissa, luogo dove il sacerdote ha operato con profitto per ben nove anni, prima di trasferirsi dall’altra parte del globo. Le due comunità erano accompagnate dai rispettivi sindaci, Salvatore Solano e Giuseppe Condello.

«Purtroppo capita di dover cambiare lungo il percorso – ha spiegato a conclusione della messa monsignor Renzo, rivolto ai parrocchiani di Paravati – per motivi di cui spesso non riusciamo ad essere consapevoli. Il parroco è importante per la comunità dove, nel nome del Signore, viene mandato dal vescovo. Egli deve essere guida e costruttore di una comunità unita intorno a lui, come unita deve essere la diocesi intorno al vescovo, come unita deve essere la Chiesa di fronte al Papa. Se questa comunione non avviene, vuol dire che siamo fuori strada, che non siamo Chiesa di Gesù».

Proprio partendo da questa considerazione, il presule ha poi sottolineato quanto sia importante «dare la dimostrazione che si sta bene uniti. Per la comunità in cui il parroco viene mandato, ma anche per la diocesi, visto che egli rappresenta me. Capisco – ha proseguito – che non è facile, ma le difficoltà ci devono stimolare a cercare insieme la soluzione ai problemi che possono nascere. Quando Gesù svela il suo piano, non dobbiamo avere la pretesa di suggerire a lui quello che deve fare. Siamo fuori strada quando cerchiamo di imporre le nostre idee, senza avere l’umiltà di confrontarci. Il sacerdote deve saper entrare nello stile di Gesù e renderlo attuale all’interno della comunità in cui è mandato. Facendo proprie le sue parole: “Chi vuole essere mio discepolo rinneghi se stesso, metta da parte la superbia, non metta lui davanti a tutto, prenda la sua croce e mi segua. Chi perderà se stesso per amore degli altri, questi salverà la sua anima”».

A Paravati, assieme a don Muscari, arriva anche Giuseppe Pileggi, prossimo il 2 dicembre a diventare diacono. Un “dono” ai parrocchiani di Paravati, in particolare all’oratorio, che il vescovo si è detto certo «verrà presto apprezzato».

Dal canto suo, nel suo intervento don Muscari ha ricordato gli anni trascorsi in Australia e il momento in cui, di prima mattina, una volta ritornato in Calabria, monsignor Renzo lo ha contattato dicendogli: «È ora di svegliarsi!».

Poi, il riferimento al versetto biblico: “Cantate al Signore un canto nuovo, egli ha fatto grandi cose”. «Il Signore – ha spiegato – sta facendo meraviglie e lavorando ancora oggi. Allora la mia grande speranza è che in qualsiasi lavoro mi chiama farà grandi cose. Adesso arriviamo noi, accettateci così come siamo». Infine, il ricordo della sua prima venuta a Paravati, «appena seminarista, risalente a oltre di vent’anni fa», e dell’incontro «con la bontà e la santità di Natuzza. Io mi aspettavo chissà che cosa – ha concluso – mi disse invece solo due parole: “Vogliatevi bene!” Cerchiamo, allora di volerci bene, per renderci così conto di quanto ci vuole bene il Signore». A dare, per conto del sindaco Totò Crupi e dell’amministrazione comunale di Mileto, «il caloroso benvenuto» al nuovo parroco di Paravati è stato infine l’assessore alle Politiche sociali Angelica Riso.

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