Operazione “Dinasty”: il Comune di Tropea chiede i danni ai Mancuso

La commissione straordinaria che regge l’ente dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, si affida ad un legale per promuovere un’azione civile

La commissione straordinaria che regge l’ente dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, si affida ad un legale per promuovere un’azione civile

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Ritorna a far parlare di sé la storica operazione “Dinasty” contro il clan della ‘ndrangheta Mancuso egemone nel Vibonese. A quasi 15 anni dal blitz che nell’ottobre del 2003 ha portato in carcere capi e gregari della potente cosca di Limbadi, a 18 anni dalla sentenza della Cassazione con rito ordinario ed a 10 anni da quella che ha chiuso il processo con rito abbreviato con cui per la prima volta è stata sancita in via definitiva l’operatività e l’esistenza giudiziaria del clan, i commissari del Comune di Tropea hanno infatti deciso di affidare un incarico legale per promuovere l’azione civile finalizzata ad ottenere il risarcimento dei danni dagli imputati riconosciuti colpevoli del reato di associazione mafiosa.

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La Commissione straordinaria, presieduta da Salvatore Fortuna e con componenti i commissari Giuseppe Di Martino ed Emilio Buda (che regge l’ente dopo il recente scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose), con apposita delibera ha deciso di procedere nelle competenti sedi giudiziarie al fine di ottenere la liquidazione del risarcimento dei danni ed il recupero delle spese legali per le due sentenze contro il clan Mancuso che avrebbe leso anche l’immagine del Comune di Tropea (costituito parte civile) con le proprie attività illecite. 

A tal fine è stato formulato un apposito atto di indirizzo alla responsabile dell’Area amministrativa del Comune di Tropea per affidare l’incarico legale all’avvocato Antonello Fuscà, avendo questi assunto l’incarico di rappresentanza e difesa dell’ente nei giudizi da cui sono scaturite le due sentenze relative all’operazione “Dinasty”. 

L’operazione “Dinasty”. Il procedimento penale porta il nome di “Mancuso Antonio + 61” e rappresenta la terza operazione in assoluto contro il clan Mancuso. La prima, relativa al blitz contro Francesco Mancuso ed altri 199 indagati, risale infatti al 1984 e dopo una serie di condanne in primo e secondo grado, si è registrata l’assoluzione in Cassazione all’epoca presieduta dal giudice Corrado Carnevale. La seconda operazione è stata invece denominata “Genesi” ed è scattata nell’agosto del 2000 ad opera della Dda di Catanzaro. Il processo d’appello è ancora in corso a Catanzaro dopo 18 anni, anche se in primo grado si sono registrate le assoluzioni “eccellenti” dei boss Giuseppe, Luigi e Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”. Verdetti assolutori divenuti definitivi per la mancata presentazione dell’appello da parte della Dda di Catanzaro.

“Dinasty- Affari di famiglia” rappresenta invece la terza operazione ed è stata portata a termine dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia con il coordinamento dell’allora pm della Dda di Catanzaro, Patrizia Nobile. 

Fra i condannati di spicco dell’operazione “Dinasty” ci sono i boss: Antonio, Pantaleone (alias “Vetrinetta”, deceduto nell’ottobre 2015), Francesco (alias “Tabacco”), Pantaleone (l’”Ingegnere), Pantaleone (detto “Scarpuni”), Diego (in foto in basso) e Cosmo Michele Mancuso. 

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