sabato,Maggio 15 2021

Bancarotta della Proserpina spa, imputati assolti dal Tribunale di Vibo

La società addetta alla raccolta dei rifiuti nel Vibonese era fallita con un passivo di dieci milioni di euro. Assoluzione, fra gli altri, per l’ex consigliere regionale Michele Mirabello

Bancarotta della Proserpina spa, imputati assolti dal Tribunale di Vibo
Michele Mirabello

Assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Questo il verdetto del Tribunale collegiale di Vibo Valentia – presieduto dal giudice Tiziana Macrì – nel processo per la bancarotta fraudolenta della “Proserpina spa”, la società addetta alla raccolta dei rifiuti nel Vibonese fallita con un passivo di 10 milioni di euro. Anche l’ufficio di Procura, non avendo i propri consulenti confermato l’impianto accusatorio, aveva chiesto l’assoluzione degli imputati. Escono così assolti: Francesco Pantano, 86 anni, di Ricadi, ex amministratore delegato della Proserpina (che rispondeva del reato di bancarotta documentale); Domenico Naso, 74 anni, di San Nicolò di Ricadi (ex componente del collegio sindacale della Proserpina); Michelangelo Petrolo, 82 anni, di Santa Domenica di Ricadi (ex componente del C.d.a. della Proserpina); Michele Mirabello, 48 anni, di Ricadi, ex consigliere regionale del Pd, accusato di concorso in bancarotta fraudolenta quale ex componente del C.d.a. della “Proserpina”Giuseppe Betrò, 71 anni, di Pizzo e Giandomenico Pata, 57 anni, di Vibo Valentia, ex revisori dei conti della “Proserpina”; Giuseppe Ceravolo, 78 anni (ex sindaco di Vibo, ex assessore provinciale ed ex dirigente del Pd vibonese, oggi esponente di Italia Viva); Domenico Scuglia, 54 anni, di Vazzano, dal settembre 2019 segretario generale del Comune di Vibo ValentiaGino Citton, 67 anni, di Vibo Valentia ma residente a Roma; Mirella De Vita, 60 anni, di Vibo Valentia e Ciro Orsi, 76 anni, nativo di Napoli ma residente a Roma, tutti ex amministratori della “Proserpina”. [Continua dopo la pubblicità]

Secondo l’originario impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura (titolare dell’inchiesta era all’epoca il pm Alessandro Pesce) con il supporto investigativo della Guardia di finanza, gli imputati attraverso la falsificazione dei bilanci della società – con un passivo fallimentare di quasi 10 milioni di euro – avrebbero evitato la liquidazioneottenendo finanziamenti pubblici dal commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria. Una parte dei finanziamenti sarebbe finita ad altre società costituite dagli stessi soci privati della “Proserpina”. La curatela fallimentare della “Proserpina” si è costituita parte civile con l’avvocato Enzo Cantafio.
Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Marco Talarico, Patrizio Cuppari, Pino Arcuri, Sandro D’Agostino, Michele Roccisano, Bruno Ganino, Antonio Scuticchio, Mario Ferraro, Pasquale Pantano, Mario Laudonio, Francesco Izzo.

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