Rombiolo, i cento anni di Michele nel giorno della Liberazione – Video

Un'intera comunità in festa per il simpatico vecchietto che ha vissuto le sofferenze della guerra. Il figlio: «Ha superato anche l’esperienza terribile della prigionia in Russia»

Un'intera comunità in festa per il simpatico vecchietto che ha vissuto le sofferenze della guerra. Il figlio: «Ha superato anche l’esperienza terribile della prigionia in Russia»

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Raggiungere i cento anni di età è un privilegio che spetta a pochi. Festeggiarli nel giorno in cui si ricorda la Liberazione dalla dittatura nazifascista è una scelta significativa, soprattutto se hai vissuto gli orrori causati da quel giogo. Michele Lagadari è un simpatico vecchietto di Rombiolo che proprio oggi ha deciso di celebrare il suo secolo di vita, nonostante sia nato il 14 aprile, «ma per un lutto abbiamo rinviato a questa giornata» ci dice la moglie Rosina, sua fedele compagna da una vita. Michele osserva con occhi curiosi tutto il paese intorno a lui, arrivato a festeggiare quel traguardo invidiabile. C’è anche il sindaco, Giuseppe Navarra, e, non appena gli si avvicina, Michele nota la fascia tricolore, sembra quasi volersi alzare dalla sedia a rotelle per mettersi sull’attenti di fronte al simbolo di una Nazione che ha servito con onore: «È stato soldato per sette anni e mezzo e ci ha messo un anno per tornare a casa», continua Rosina. Lui coglie subito e ribatte a stento: «Lagadari Michele, sergente maggiore, due anni e diventavo maresciallo». Scatta l’applauso di tutti, felici e commossi. Gli chiediamo cosa ricorda di quel periodo difficile: «Ho fatto tutta la guerra, cominciando dall’Albania e finendo alla rivoluzione dei Balcani». Michele sorride, si concede a tutti, ma si affatica. Interviene il figlio Gregorio: «Non solo la guerra, anche dopo è stata una vita dura, di grandi sacrifici, ma è arrivato fino a qua. Ha superato anche l’esperienza terribile della prigionia in Russia». Anche il nipote Pietro vuole aggiungere qualcosa: «Lui dice sempre che si è salvato perché non aveva vizi e scambiava le sigarette che non fumava con il cibo, per questo ripete sempre “vizi e natura ti portano alla sepoltura”». Il primo cittadino lo omaggia con una targa per i cento anni, lui accetta felice e inizia a intonare canti militari, ricordo di quei giorni funesti ormai superati. Poi taglia la torta su cui svettano le tre cifre che compongono la sua età. È festa per una famiglia, una comunità, un uomo, che rappresenta meglio di qualunque interprete un’intera Nazione e i suoi sentimenti. Oggi più che mai.

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