lunedì,Agosto 8 2022

Il commissario di polizia nato a Pizzo che salvò ebrei e antifascisti morendo poi nel lager di Mauthausen

Nicola Amodio prestava servizio a La Spezia, dove tutt'oggi la sua memoria è coltivata. Insieme ad altri poliziotti disse no al nazifascismo e aiutò diverse famiglie ad espatriare. Poi, la scoperta e la deportazione

Il commissario di polizia nato a Pizzo che salvò ebrei e antifascisti morendo poi nel lager di Mauthausen
Il campo di Mauthausen e, nel riquadro, Nicola Amodio

Tante le storie che ogni anno, in concomitanza con la Giornata della memoria, riemergono dal passato e ci ricordano dell’efferatezza e della brutalità che l’essere umano è stato capace di dimostrare. Ma ci sono anche storie che parlano di solidarietà e amore verso il prossimo, come quella del commissario di polizia Nicola Amodio. Calabrese, la sua vita ebbe inizio nel novembre del 1898 a Pizzo Calabro e si concluse tragicamente a marzo del 1945 nel campo di concentramento di Mauthausen, l’ultimo ad essere liberato dagli americani a inizio maggio. [Continua in basso]

La locandina dell’opera teatrale dedicata ad Amodio

A ricostruire i suoi ultimi anni, un libro scritto a quattro mani da Vincenzo Marangione e Tarcisio Trani: “Polizia e Cittadini nella Resistenza – i martiri dimenticati”, che è anche diventato un’opera teatrale – “Se siamo qui e non altrove…” – scritta da Maria Carmela Mugnano nell’ambito di un progetto storico-civico dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato di La Spezia, e portata in scena ad aprile 2019.

È proprio nella città ligure che Amodio, dopo aver combattuto sui fronti austriaco e francese durante gli ultimi due anni di Prima guerra mondiale, prese servizio nel 1921 come sottufficiale del Corpo degli agenti investigativi nella locale Delegazione (diventata Questura due anni dopo). È qui che lavorò durante tutto il periodo del regime fascista ed è qui che, dopo l’armistizio del settembre ’43 e la nascita della Repubblica di Salò, lui e il commissario Lodovico Vigilante e altri agenti loro sottoposti – scrivono Marangione e Trani – «fanno una precisa scelta di campo che costerà loro molto cara».

Il loro è un no deciso al nazifascismo, mostrato soprattutto coi fatti. Tessono infatti rapporti con il Comitato di liberazione nazionale e, in collaborazione con un parroco, si spendono in prima persona per organizzare l’espatrio di antifascisti e famiglie ebree verso la Svizzera. Vengono però scoperti: il 23 novembre del 1944 vengono arrestati e condotti al carcere Marassi di Genova. Da qui poi, la deportazione. I due commissari e l’agente Annibale Tonelli moriranno pochi mesi dopo nel campo di concentramento di Mauthausen. Altri cinque agenti risultano dispersi nel tragitto Bolzano- Mauthausen.  

La Spezia li ricorda tutti ancora oggi, ricorda il loro sacrificio. Nei locali in cui ebbe sede la Questura di La Spezia campeggia una lapide che li celebra come «eroi che divennero baluardo di resistenza in difesa della libertà e dignità umana». L’anno scorso, poi, in occasione della Giornata della memoria al calabrese Nicola Amodio è stata conferita la medaglia d’onore concessa con decreto del Presidente della Repubblica ai cittadini italiani, militari e civili, deportati o internati nei lager nazisti.

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