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“Alcesti è viva”, al Sistema bibliotecario la tragedia di Euripide riproposta da studenti del liceo Berto

Il progetto teatrale ha consentito al gruppo di giovani attori di confrontarsi su temi quali l’amore, la morte, il ruolo della donna nella società e il rapporto con il potere. La docente Cannatelli: «Messaggi attuali più che mai»

“Alcesti è viva”, al Sistema bibliotecario la tragedia di Euripide riproposta da studenti del liceo Berto
L'evento al Sbv

“Alcesti è viva”, la dimostrazione di lavoro finale del laboratorio di pedagogia teatrale (Progetto officine della terra, Teatro) è stato ospitato nelle sale del Sistema bibliotecario vibonese.

ll laboratorio di pedagogia teatrale realizzato a Vibo Valentia si inserisce nell’ambito del progetto Terra – Officina Teatro ed è il frutto di sinergie che vedono coinvolte Associazioni e professionisti a livello locale e nazionale. Più dettagliatamente, il laboratorio teatrale e la dimostrazione di lavoro finale, di cui si parla nell’articolo, si inseriscono nelle attività del progetto “Talenti empowerment reti e risorse per gli adolescenti”, un progetto finalizzato a prevenire le problematiche legate alla dispersione scolastica e povertà educativa, attraverso contesti scolastici e di comunità nei quali l’Associazione “Insieme Verso Nuovi Orizzonti” opera con sedi proprie, e realizzato con un partenariato di ben 32 enti del terzo settore. “Terra” ha messo in rete 6 Regioni (Lazio, Calabria, Puglia, Abruzzo, Toscana e Lombardia), e 18 istituti scolastici. In Calabria, la città di Vibo Valentia è stata scelta come unica sede regionale del progetto nazionale Terra ed ha come partners, oltre l’Ass. Insieme verso Nuovi Orizzonti, l’Associazione Teatro Labrys (con sede nel Lazio-provincia di Frosinone e il cui direttore artistico nonché coordinatore di Terra a livello nazionale è il dottor Fabrizio Di Stante), il Sistema Bibliotecario Vibonese, il Liceo G.Berto, il Liceo Vito Capialbi». Il lavoro prevede varie «Officine (musica, sport, arte, teatro), per quanto riguarda l’Officina Teatro, l’Associazione Hermit Crab (con sede nella Provincia di Vibo Valentia e di cui Ester Tatangelo è fondatrice, direttrice artistica e legale rappresentante) collabora alla realizzazione del progetto a partire dal 2020. L’ideazione e organizzazione dell’evento Alcesti, al Sbv, è ad opera di Ester Tatangelo ed Eleonora Cannatelli.

Alcesti al Sbv

L’iniziativa, ha inteso precisare la professoressa Eleonora Cannatelli «ha voluto rispondere all’esigenza di educazione ai sentimenti che non sempre le famiglie riescono a soddisfare. La formazione della persona non può prescindere dai principi dell’educazione come “paideia”, conoscenza di se’ e azione politica finalizzata alla costruzione dello stato giusto». Altresì, tramite il progetto si è voluto «rispondere ad una emergenza che riguarda anche la Calabria dove molti giovani soffrono la povertà educativa e la dispersione scolastica».

Perché Alcesti? «I ragazzi – ha sottolineato la docente – oggigiorno presentano grandi fragilità nei riguardi di temi come l’amore, la morte, la donna, il rapporto con il potere, l’ospitalità». La tragedia di Euripide, scritta nel 438 a. C., e la sua rivisitazione «hanno consentito ai partecipanti e agli stessi attori grandi spunti di riflessione in un momento in cui la società esprime grande crisi delle certezze e bisogno di cultura dei valori».  

«La regia di Ester Tatangelo – ha precisato la professoressa Eleonora Cannatelli – ha consentito a noi interpreti di elaborare nel nostro vissuto il significato di un messaggio più che mai attuale. Alcesti come Medea, Ecuba, Elettra, Andromaca, Ifigenia. Le donne di Euripide – ha rimarcato – si ergono a criticare la condizione femminile in una società maschilista, interrogandosi sul senso della giustizia in una società che vuole la donna chiusa nello spazio del gineceo. L’eroismo appartiene all’uomo che va in guerra, che si dedica alla politica, che legifera. Così le donne si interrogano sul potere e sui principi fondanti della democrazia. Nel cercare la giustizia si fanno giustizia da se’. Al pari il desiderio di essere rispettate nell’amore non in funzione della prole ma come parte di una sola entità. L’universalità del messaggio è stata raccolta da un attento e numeroso pubblico».

Un ultimo commento, viene rivolto ai protagonisti: «Bravi tutti i ragazzi del Liceo scientifico Berto, Carmen Porcelli, Lara Giofrè, Domenico Rotiroti ed Elisa Arena della classe III A che per la prima volta hanno affrontato un lavoro di così alto spessore. Altrettanto brave, le allieve attrici Federica Lo Schiavo e Virginia Lo Schiavo. Un sentito grazie al direttore del Sistema bibliotecario Fabio Signoretta, alla nostra Lionella Morano – esperta classicista -e a Lucia Quattrocchi che con la sua musica ha reso tutto più magico. L’iniziativa è stata supportata da Terra teatro emozione».

Il laboratorio di pedagogia teatrale

Un lavoro intenso e ricchissimo: «Il laboratorio di pedagogia teatrale Terra- ha affermato la regista Tatangelo- è stato un viaggio intenso, un mese di condivisione con gli allievi e le allieve del Liceo G.Berto: Elisa Arena, Lara Giofré, Carmen Porcelli, Domenico Rotiroti e le allieve-attrici Federica Lo Schiavo e Virginia Lo Schiavo. Attraverso la poetica del clown, elementi del metodo Linklater, analisi del testo, abbiamo attivato la ricerca del corpo-voce, acquisendo gli strumenti della pratica teatrale, utili non solo sul palcoscenico, ma per entrare in relazione con noi stessi e il mondo che ci circonda. Il fine della pedagogia teatrale non è formare professionisti della scena, ma potenziare la consapevolezza di sé, liberare la voce naturale, definirsi come cittadini e cittadine, come essere umani. In questo senso la pedagogia teatrale ha un valore politico ed esistenziale, in cui il palcoscenico è un mezzo, e non un fine, per la conoscenza di sé e per la relazione con l’altrə: imparare ad ascoltare, ascoltarsi e farsi ascoltare. La ricerca del laboratorio Alcesti – Progetto Terra, si è arricchita del contributo di ogni componente del gruppo a cui  ho avuto la fortuna e il piacere di trasmettere la pratica teatrale.

Abbiamo sperimentato in sala prove e direttamente sul territorio, a partire dal Museo Archeologico Vito Capialbi, sede di un’importante collezione di reperti risalenti all’età magno-greca (in primis la Laminetta Orfica), per noi fonte di studio e ispirazione nella ricostruzione drammaturgica della tragedia e nell’allestimento scenico. Grazie alla capacità di sperimentarsi degli allievi e allieve, grazie al suono della chitarra e della zampogna di Lucia Quattrocchi e al contributo letterario e filosofico di Eleonora Cannatelli e Lionella Morano, abbiamo svelato i fili che compongono la trama della tragedia Alcesti di Euripide, scoprendo che ciò che appare come gesto di amore, può essere gesto egoico, che la Forza è capace di atti delicati, che il coraggio è generoso, che la morte è parte dello stesso ciclo della vita (e viceversa), che ognuno di noi dal momento in cui nasce è unico responsabile di sé stesso, e nessun altro può sostuirsi o agire per noi, nel bene e nel male.

Lionella Morano, esperta classicista, con la sua lettura critica e filologica ha inquadrato il mito di Alcesti in un preciso contesto storico, facendo emergere la matrice sociale del mito, legata al ruolo della donna greca relegata ad attività domestiche suo malgrado e a cui Alcesti si ribella scegliendo di morire per assurgere al ruolo di riconosciuta eroina (con un parallelo alla donna calabrese contemporanea).

Gli ospiti-spettatori invitati per la dimostrazione finale hanno arricchito la nostra narrazione scenica e di questo siamo felici. Un sincero ringraziamento – ha concluso – va al Sistema Bibliotecario Vibonese e al Presidente Fabio Signoretta, alle coordinatrici del Sistema Katia Rosi e Maria Luisa Mazzeo, alle volontarie che ci hanno sostenuto con disponibilità e sapienza, all’ideatore e realizzatore del Sistema Bibliotecario Vibonese Gilberto Floriani, a Fabrizio Di Stante, presidente e direttore artistico di Teatro Labrys, nonché coordinatore nazionale del Progetto T.E.R.R.A, che per quanto riguarda il territorio Vibonese, Officina Teatro, guido dal 2020, con la sapiente collaborazione di Eleonora Cannatelli, preziosa compagna di lavoro e di viaggio».

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