giovedì,Aprile 18 2024

Mongiana, viaggio nella storia “industriale” calabrese con il Museo delle reali ferriere

Un museo definito a cielo aperto grazie ai suggestivi resti delle fonderie. Oltre 6mila i visitatori nel periodo primavera-estate. La Pro loco: «Accolte scolaresche, famiglie e turisti da ogni dove»

Mongiana, viaggio nella storia “industriale” calabrese con il Museo delle reali ferriere

Un museo in continua crescita ed evoluzione. Il Mufar, Museo fabbrica d’armi-reali ferriere borboniche, saluta la stagione primavera-estate 2023 con un bilancio di oltre 6mila visite. Nella bella stagione, il polo culturale è aperto ogni giorno mentre durante i mesi invernali nel fine settimana. Il target utenti, come spiega la presidente della Pro loco (l’ente che gestisce lo spazio museale grazie ad una convenzione con il Parco delle Serre), Morena Pisano, è vario: «Abbiamo accolto scolaresche, gruppi di turisti, tante famiglie. Il bilancio è positivo anche se sappiamo che ci sono buoni margini di miglioramento». I villeggiamenti giungono nelle Serre vibonesi grazie anche ai tour operator o al passaparola: «In generale si tratta di turisti che alloggiano in strutture lungo la costa e vengono a farci visita dedicando una giornata al Museo e alle sue preziose testimonianze».

Museo a cielo aperto

Il Mufar valorizza la storia del complesso siderurgico fortemente voluto da Ferdinando IV di Borbone nel Settecento. Il sito, come negli auspici del sovrano, diede impulso all’economia calabrese e del Regno di Napoli. Così, nel cuore delle Serre, l’impianto portò all’aumento dell’agglomerato urbano

che arrivò a contare mille abitanti che dipendevano dalla vita della ferriera. Gli altiforni venivano alimentati a carbone realizzato con legna ricavata dai boschi. Mongiana comunicava con la marina del Tirreno, presso Angitola poco a Nord di Pizzo, per mezzo di un tronco di via carrettiera di 18 chilometri che toccava Serra San Bruno, Spadola, Brognaturo, Simbario e si immetteva al monte Cucco. Distava 29 chilometri dalla miniera di Pazzano e 10 da quella di Ferdinandea e la comunicazione tra le tre aree era possibile con strade appena abbozzate e impraticabili ai carri. Tutto il complesso industriale era di proprietà del governo e venne amministrato alternativamente dal Ministero delle Finanze e da quello della Guerra e della Marina.

«I visitatori restano meravigliati della bellezza e complessità dei resti delle fonderie. Un percorso più volte definito “un museo a cielo aperto”. Apprezzamenti che ci inorgogliscono e spingono a ulteriori iniziative di promozione del nostro territorio». Generalmente l’itinerario parte dall’esposizione dei reperti e dalle ricostruzioni in 3d e video emozionali che raccontano la storia del sito. L’area è accessibile anche a persone con difficoltà motorie.  L’itinerario procede dalla Fabbrica d’Armi per raggiungere fonderia. Suggestivi gli altiforni e i resti della ferriera Robinson dove si conserva quanto rimane della fabbrica per ferri e lamine a cilindri. Infine l’area del Cubilot, con la presenza di alcuni ambienti riferibili a magazzini, depositi e officine.

Progetti futuri

Le idee in cantiere non mancano: «In questo periodo stiamo contando sull’apporto dei ragazzi del Servizio civile. Si dedicano all’accoglienza dei visitatori con grande dedizione. Vorremmo implementare i progetti e i rapporti con il mondo scolastico. Far conoscere ai giovanissimi la storia del sito, rendere il Museo un luogo culturale e di confronto». A ciò si aggiunge l’ambiziosa idea di ampliare l’offerta museale: «Puntiamo al recupero di ulteriori reperti, soprattutto fucili, baionette, armi prodotte all’interno del sito. Molti oggetti appartengono ai privati e dopo brevi esposizioni fanno ritorno presso i loro proprietari. Ci piacerebbe proporre esposizioni permanenti affinchè queste testimonianze storiche siano a completa disposizione della collettività».

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